Eni, Saipem e Finmeccanica: l’autolesionismo che affonderà l’Italia

L'Italia si sfalda sotto le inchieste dei giudici mentre i concorrenti stranieri già gongolano. A rischio ci sono l'economia del Bel Paese e 120 mila posti di lavoro

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Non poteva arrivare in un momento peggiore la bufera giudiziaria che si sta abbattendo contro alcuni colossi industriali italiani. L’ultimo caso riguarda Finmeccanica, con la Procura di Busto Arsizio che ha chiesto e ottenuto gli arresti in carcere del suo (ex) presidente Giuseppe Orsi con l’accusa di avere pagato tangenti di quantità imprecisata per aggiudicarsi una commessa da 560 milioni di euro per i 12 elicotteri Augusta Westland in India, tre dei quali sono stati già consegnati. Adesso, la Difesa di Nuova Delhi ha sospeso la consegna, sebbene nello stabilimento di Brindisi si continui a produrre. Dal carcere, Orsi è incredulo e rivendica di avere sempre e solo agito per l’interesse della società da lui presieduta fino a un paio di giorni fa (Finmeccanica ai minimi intraday: l’India blocca i pagamenti e Finmeccanica nel caos, arrestato Giuseppe Orsi).

 

Saipem tangenti in Algeria: l’inchiesta della Procura di Milano

La vicenda segue di pochi giorni quella non meno incredibile della Procura di Milano, che ha messo sotto inchiesta l’intera dirigenza di Saipem e della controllante Eni, perché a suo dire avrebbe pagato un giro di tangenti di 200 milioni per accaparrarsi un appalto per la costruzione del terzo lotto del gasdotto algerino del valore di 580 milioni di euro, all’interno di commesse complessive per 11 miliardi, ottenute dalla società di stato Sonatrach, negli ultimi cinque anni. Secondo la Procura, lo stesso presidente Paolo Scaroni sarebbe implicato nella vicenda, tanto che i magistrati hanno disposto il sequestro della sua posta elettronica (Crolla Eni: Scaroni indagato per tangenti in Algeria

Un provvedimento sconcertante, perché mette a rischio la tenuta del nostro colosso petrolifero, dato che nelle email di Scaroni saranno senz’altro presenti informazioni e indirizzi, riguardanti rapporti istituzionali, societari e diplomatici internazionali. Con il rischio che il tutto finirà in un tritacarne mediatico-giudiziario all’italiana, mettendo in serio pericolo il prestigio del sistema Paese e decine di migliaia di posti di lavoro.

 

Chiusura Ilva: a gongolare sono sempre gli stranieri

Se a questo aggiungiamo il caso Ilva, con il giudice di Taranto che ha preteso la chiusura dell’impianto al fine di tutelare la salubrità pubblica, si capisce come la magistratura italiana stia intervenendo negli ultimissimi mesi ai danni delle aziende più strategiche del nostro Paese. L’Ilva, ad esempio, significa una produzione annua di acciaio di 5 milioni di tonnellate, con i concorrenti europei che non riescono a credere ai loro occhi di potersi togliere di torno il loro più temibile competitor.

 

Hollande e Cameron pronti a raccogliere i cocci di Roma

E chi, invece, ci crede è il presidente francese François Hollande, che ha già un volo pronto per l’India, dove porterà con sé tutti i vertici delle società transalpine attive nel settore della Difesa, mentre si prepara in tal senso anche il premier britannico David Cameron, che nel suo prossimo viaggio a Nuova Dehli cercherà di fare gli interessi della Bae Systems.

 

Tangenti Finmeccanica: esplode le polemica politica

Un capolavoro giudiziario di cui non si avvertiva l’assoluta necessità e che puzza tanto di marcio. La polemica è certamente esplosa anche a livello politico, quando il candidato premier Silvio Berlusconi ha accusato i giudici italiani di attentare agli interessi nazionali e ha affermato che le tangenti le pagano tutti, perché funziona così, anche se non è corretto. D’altronde, pensare di andare a fare affari in Nord Africa o in India, ossia in alcuni tra gli stati considerati a più alto tasso di corruzione al mondo, restando immacolati è pura demagogia.

Le inchieste dei magistrati lombardi avranno il solo effetto di travolgere quel poco di solido rimasto nell’industria italiana, senza per ciò contribuire a “ripulire” il mondo. Almeno che non riteniamo che adesso francesi, inglesi, americani e forse tedeschi voleranno verso il Mediterraneo o l’Asia, carichi solo di buone offerte e di tanta efficienza.

 

Lo Stato italiano è al collasso: porta aperte ai magnati (con prezzi stracciati)

I casi Eni, Saipem, Finmeccanica, Ilva dimostrano lo stato di collasso del sistema istituzionale italiano. I giudici intervengono laddove negli altri stati sono i governi ad avere in mano la situazione. La politica italiana è del tutto impotente, priva della capacità di reagire dinnanzi ad attacchi evidenti alla nostra sovranità industriale e decisionale. Nel caso di Eni-Saipem e Finmeccanica, poi, la questione è doppiamente critica, perché essendo controllate in parte dal Tesoro, queste società rischiano di dovere essere vendute nel futuro prossimo a prezzi stracciati, magari a qualche magnate finanziario o industriale straniero. Senza che se ne ricavi, quindi, un qualche beneficio evidente nemmeno in termini di riduzione del nostro debito pubblico.

Ad oggi, sappiamo che questi casi giudiziari potrebbero costare lo smembramento di tre gioielli della nostra industria, mettendo in pericolo fino a 120 mila posti di lavoro.

Argomenti: Borsa Milano, Eni, Leonardo Finmeccanica, Saipem