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Eni divisa? Gli investitori esteri contro il governo Renzi

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Governo Renzi battuto in assemblea EniL’assemblea degli azionisti Eni ha approvato ieri sera il bilancio 2013 e il dividendo di 1,10 euro per azione, proposto dal cda uscente, provvedendo anche a nominare il nuovo board e accettando la proposta del Tesoro – azionista con la Cdp al 30% – di nominare Emma Marcegaglia alla presidenza della società e Claudio Descalzi come nuovo amministratore delegato, al posto dell’uscente Paolo Scaroni, giunto al termine del suo terzo mandato alla guida della compagnia.

Al contempo, è stata anche approvata la mozione che taglia del 25% gli emolumenti in favore dell’ad e del presidente, ma è stata respinta la proposta del governo Renzi di introdurre i requisiti di onorabilità per chi ricopre una carica in Eni, essendo una compagnia a partecipazione statale. Nonostante abbia votato in favore la maggioranza del capitale presente, era necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi, trattandosi di una modifica allo statuto. Ha votato contro la proposta del Tesoro l’80% degli investitori stranieri presenti in assemblea.

E’ la prima volta che viene respinta una mozione dell’azionista di riferimento, anche se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha dichiarato di essere soddisfatto di avere presentato questi requisiti e che rispetta il risultato dell’assemblea.

Se la mozione del Tesoro fosse passata, coloro che fossero stati colpiti da indagini per crimini finanziari avrebbero dovuto dimettersi dalla carica. Un atto di sfiducia postuma nei confronti dell’ad Paolo Scaroni, che non sarà piaciuto a gran parte dell’azionariato di Eni.

 

 

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