Dow Jones ai massimi dal 1997 ma gli Usa hanno i piedi di argilla

Nuova apertura positiva per la Borsa di Wall Street con il Dow Jones che aggiorna i massimi. Dietro questo dato c'è però un'economia che rischia il double dip

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

L’indice Dow Jones a Wall Street ha sfondato quota 14.300 punti, portandosi ai livelli massimi dall’ottobre del 2007, prima che scoppiasse la rovinosa bolla finanziaria, che travolse poi tutta l’economia mondiale (in questo istante il Dow Jones fa segnare una progressione dello 0,17% a quota 14320 punti). 

Insomma, da una lettura superficiale, per Wall Street lo stato di salute degli USA sembrerebbe simile a quello tonico di cinque anni e mezzo fa. Eppure, l’America di Barak Obama rischia il “double dip“, cioè di ricadere nella recessione, per quanto lo scenario più attendibile sembra quello di un’economia a bassa crescita ancora per diversi mesi o forse anche qualche anno. A contribuire negativamente alla ripresa del Pil Usa  ci sono fattori come l’aumento delle imposte sui redditi e le imprese, conseguenza delle norme volute dall’amministrazione per evitare a inizio anno il Fiscal Cliff, nonché l’incertezza sulle politiche fiscali e di riduzione del deficit, a causa dello scontro perpetuo tra Casa Bianca e Congresso.

La distonia tra andamento di Wall Street ed economia reale si può cogliere anche dall’alto tasso di disoccupazione Usa, ancora al 7,9%, così come da un settore immobiliare ancora non ripresosi da una crisi che ha avuto origine da esso.

 

Cos’è il Dow Jones?: alcuni concetti importanti

Ma una prima precisazione va fatta con riguardo a una peculiarità dell’indice Dow Jones. A differenza degli altri indici, esso riflette l’andamento dei primi trenta titoli di Wall Street, sulla base dei loro prezzi, ma non ponderati per le rispettive capitalizzazioni. In sostanza, che una società valga 10 e un’altra valga 1000, per il Dow Jones hanno lo stesso peso e questo distorce non poco l’indice, che così esprime solo l’andamento dei prezzi assoluti dei titoli dei trenta big industriali della borsa americana.

Un’altra considerazione riguarda la tipologia delle società in oggetto, sostanzialmente grosse multinazionali, che basano i loro business in parte e spesso in gran parte sui mercati stranieri, riflettendo, quindi, poco o comunque meno di quanto ci si potrebbe aspettare il giro di affari nei soli USA.

Pertanto, confondere il boom del Dow Jones con un buon trend dell’economia reale americana è sbagliato. O meglio, tale legame può essere non automatico, almeno nel breve termine.

Gli analisti si chiedono adesso quale potrebbe essere l’andamento di Wall Street a breve. Superata la soglia psicologica dell’ottobre 2007, è probabile che gli investitori non si addentrino verso valori più alti, attendendo che tale “azzardo” sia sostenuto magari dal miglioramento del quadro reale dell’economia americana e mondiale. Qualcuno pronostica persino un possibile arretramento, come se gli investitori ritornassero sui propri passi, in attesa di spingere più in là.

In ogni caso, molto potrebbe o dovrebbe dipendere dalle schiarite non solo di molte nubi su Washington (tagli “sequester”, accordo sulla riduzione del deficit federale Usa), ma anche di quelle che si addensano ancora sull’Eurozona, specie dopo il voto italiano. Certo, in favore di un rally rialzista gioca la prosecuzione molto probabile del programma di allentamento monetario della Federal Reserve, che il governatore Bernanke dovrebbe confermare al board del 19-20 marzo prossimi.

 

Apertura Wall Street in nero: tutti i numeri di oggi

Prosegue il trend positivo della Borsa Usa. A New York, infatti, l’indice Dow Jones sta guadagnando lo 0,17% a 14.320 punti. Segni positivi anche per il Nasdaq a +0,13% e per l’S&P 500 che ha aperto la penultima seduta della settimana con una progressione dello 0,17%. Il buon dato sul mercato del lavoro Usa sta spingendo gli investitori a comprare (Usa, scendono le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione).

 

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