Dove risiede l’attrattiva dei mercati emergenti?

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mercati emergentiEcco la seconda parte dello studio si M&G sull’azionario.

 

Giappone a parte, i mercati asiatici ed emergenti sono andati male nel 2013, contrariamente a quelli occidentali (si veda il grafico alla fine dell’articolo).

È possibile identificare alcuni fattori comportamentali, alla base della performance dell’azionario dei mercati emergenti nel 2013. Commenti del tipo: “pensiamo che questo mercato sia una buona opportunità di acquisto, ma non vogliamo investire adesso” sono musica per le nostre orecchie. Mostrano infatti come la visione a breve termine induca gli investitori a ignorare il valore disponibile, mentre tentano di prevedere l’andamento del mercato. Al contrario, per noi il momento giusto per possedere un asset spesso è proprio quello in cui averlo in portafoglio crea maggiore inquietudine. Al momento i mercati emergenti scontano un alto grado di preoccupazione degli investitori e questo crea varie opportunità interessanti. Tuttavia, non si possono considerare gli “emergenti” come un’unica categoria: è essenziale distinguere, data la varietà estrema delle situazioni a livello dei singoli Paesi. Se è vero che molti mercati emergenti appaiono “convenienti”, bisogna fare le debite distinzioni tra quelli che vorremmo sostenere in un’ottica di medio periodo e quelli che si presentano come opportunità comportamentali a più breve termine. In quest’ultimo caso, nel decidere le dimensioni della posizione che intendiamo assumere, dobbiamo tenere conto della velocità e dell’entità dei movimenti di prezzo, a fronte del rischio connesso ad alcuni fattori fondamentali potenzialmente sfavorevoli.

All’interno della regione emergente, si sono create opportunità di tipo diverso in mercati come la Corea, la Cina, la Turchia e la Russia, che evidenziano valutazioni estremamente attraenti, ma anche caratteristiche diverse rispetto ad altri mercati mondiali.

Anche se la maggior parte degli investitori continua a percepire la volatilità come rischio, noi preferiamo considerare la possibilità di perdita permanente come l’aspetto più rilevante del rischio di investimento. A nostro avviso, costruire un portafoglio di asset interessanti, destinati probabilmente a comportarsi in modo diverso in un orizzonte temporale breve, è un modo di gestire il rischio più efficace di quanto non sia il tentativo di predire il futuro. Per questo, invece di affidarci alla semplice analisi dei dati storici, continuiamo da sempre ad assegnare un ruolo cruciale, nel nostro processo di costruzione del portafoglio, alla comprensione delle correlazioni fra le diverse asset class.

Nel 2013, gli ampi movimenti delle valutazioni all’interno di numerose classi di attivi e, in particolare, sul segmento lungo delle obbligazioni governative dei Paesi principali, hanno creato le condizioni per aumentare la diversificazione nei nostri portafogli e trarre vantaggio dei rendimenti potenziali più elevati in varie asset class, incluso l’azionario di alcuni mercati emergenti.

Per la prima parte dello studio si legga: Il rimbalzo sull’azionario è arrivato al capolinea?

 

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