Disastro Tobin Tax, buco da 800 mln e in Parlamento vogliono estenderla

La Tobin Tax è stato un clamoroso, quanto previsto, fallimento. Solo 160 milioni incassati a fine ottobre, contro il miliardo stimato dal governo per tutto l'anno. E il Parlamento propone di estendere la tassa a tutte le transazioni.

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Tobin Tax ItaliaA pochi giorni dalla fine di dicembre è già tempo di bilanci anche per la famosa Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, introdotta a partire dal mese di marzo in Italia sulle azioni e le obbligazioni (esclusi i titoli di stato) tramite aliquota dello 0,12% e da qualche mese anche sui titoli derivati, ma con importo fisso.

Il governo Monti l’aveva propinata come un attacco alla speculazione e un modo per recuperare gettito fiscale dalla finanza, ma dire che la tassa sia stata un flop è persino un complimento. Se era stato preventivato un miliardo di euro per tutto l’esercizio 2013, alla fine di ottobre sono risultati incassati appena 160 milioni. Di questo passo, entro la fine di questo mesi si arriverà a 200 milioni, vale a dire a 800 milioni in meno di quanto preventivato. 

Tutti i disastri della Tobin Tax

Lo stato è riuscito ad incassare appena il 20% del previsto. E dire che il miliardo era già stata una stima molto prudenziale dell’esecutivo. Non che si tratti di una sorpresa. Tutti, dicasi tutti, i paesi che hanno introdotto forme più o meno estese di Tobin Tax sui prodotti finanziari hanno racimolato briciole, una frazione infima del gettito messo in conto.

Quel che è peggio è che nel frattempo la tassazione ha fatto fin troppi danni. Piazza Affari ha perso un volume di contrattazioni pari a 17,5 miliardi di euro al mese, mentre vi è stata una fuga di capitali dalle azioni verso i mercati non regolamentati dell’85%. Gli intermediari hanno perso il 30% di contrattazioni in favore della piazza londinese. Per non parlare della perdita di posti di lavoro nel settore privato, specie nell’informatica, visto che le contrattazioni finanziarie si portano dietro lo sviluppo di software e programmi.

Ce ne sarebbe per chiedere scusa o per ritirare la triste Tobin in gran silenzio. Invece, la politica rilancia. E il solito Francesco Boccia (PD, quello della webtax, ora propone in commissione Bilancio della Camera di estendere la tassazione su tutte le transazioni, ma abbassando l’aliquota. Il ragionamento è questo: la Tobin è stata inefficiente e distorsiva, perché ha esentato il 90% dei volumi di contrattazioni.

Meglio estenderla su tutte le transazioni, ma abbassando l’aliquota dallo 0,12% attuale (0,1% prevista dal 2014) allo 0,01%, compresi i derivati, che non pagherebbero più una somma fissa. La proposta sarebbe così in linea anche con l’impostazione di Bruxelles, continuando ad esentare solo i titoli di stato (ma non era contro la speculazione?).

Poiché le transazioni finanziarie annue in Italia ammontano a 12 mila miliardi di euro, la nuova aliquota porterebbe in teoria un gettito di qualche miliardo di euro, che i partiti firmatari (PD, Sel, Nuovo Centro-Destra e Lega Nord) vorrebbero utilizzare per ridurre il cuneo fiscale. Lo solita solfa, la solita demagogia a buon mercato, smentita dai numeri, che potrebbe produrre un’ulteriore distruzione di 12 mila posti di lavoro. E non parliamo di arcigni speculatori, bensì di impiegati nel settore finanziario, assicurativo, informatico, etc.

Chicca finale: il primo firmatario della Super-Tobin è stato il deputato del PD, Luigi Bobba, ex vice-presidente di Banca Etica, intermediario esentato dalla versione vecchia e nuova della Tobin. Si tratta di finanza etica!

 

 

 

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