Deutsche Bank e Ubs vs Unicredit e Mps: chi può dare lezioni a chi?

Pena del contrappasso per l'istituto tedesco, che solo ieri aveva declassato Unicredit per la previsione di ingenti accantonamenti, in vista degli stress-test BCE. Utile crollato del 94% su base annua. E la banca elvetica ha dovuto accantonare 586 milioni di franchi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Crisi bancheDati molto meno positivi del previsto per Deutsche Bank, che ha presentato una trimestrale con un utile netto di appena 51 milioni di euro, il 94% in meno dei 747 milioni dello stesso trimestre del 2012 e di gran lunga inferiore ai 376 milioni del consensus. Per non parlare dell’utile pre-tasse, pari a 18 milioni, nulla, rispetto agli 1,13 miliardi di un anno prima. Il crollo è dovuto agli 1,2 miliardi di accantonamenti per spese legali, in vista delle battaglie giuridiche negli USA su questioni riguardanti i mutui subprime. I ricavi sono diminuiti del 10% a 7,7 miliardi, mentre il margine di interesse è sceso del 2% a 3,64 miliardi.

Soltanto ieri, Deutsche Bank aveva declassato il titolo Unicredit da “buy” a “hold”, prevedendo un’impennata degli accantonamenti nell’ultimo trimestre dell’anno, al fine di superare lo stress-test della BCE, i cui risultati saranno divulgati tra più di un anno.

In sostanza, a distanza di meno di 24 ore si scopre che anche la banca tedesca è zavorrata da accantonamenti che potranno raggiungere fino un massimo di 4,1 miliardi, per affrontare le eventuali spese legali in America. Deutsche Bank è nel mirino dei giudici inquirenti per una presunta manipolazione del Libor e dell’Euribor, ossia quelli che vengono presi a riferimento dal mercato per formare i tassi sui mutui e su altri prestiti in Gran Bretagna ed Eurolandia.

 

Trimestrale Ubs: pesano anche in questo caso le spese legali

Sempre gli accantonamenti sono stati la ragione di un utile molto inferiore al potenziale per Ubs, che ha chiuso il terzo trimestre con un risultato netto di 577 milioni di franchi, pur in netto miglioramento dalla perdita di 2,13 miliardi dello stesso periodo del 2012, ma inferiore dall’utile di 609 milioni del secondo trimestre. Il risultato è stato gravato da oneri per accantonamenti per questioni legali e giuridiche di 586 milioni.

In pratica, la Fima, l’autorità di controllo svizzera sui mercati finanziari, ha chiesto agli istituti elvetici di aumentare del 50% il capitale ponderato sui rischi, in modo da avere sufficiente liquidità per potere affrontare eventuali spese legali. In particolare, Ubs ha già dovuto pagare una maxi-sanzione di 780 milioni nel 2009 agli USA per avere agevolato l’evasione fiscale di cittadini americani e altri oneri elevati sono attesi anche in relazione ad alcune cause negli USA per il 2014.

Pur chiudendo in attivo, Ubs dovrebbe aver rinviato di almeno un anno il raggiungimento del Roe al 15%. Per questo, il titolo è stato oggi punito in borsa con crolli fino al 6% in apertura di seduta.

I casi DB e Ubs seguono di pochi giorni la notizia che anche JP Morgan ha concordato con la giustizia USA il pagamento di una sanzione record da 13 miliardi di dollari, in seguito ad alcune irregolarità riscontrate nella vendita sul mercato di bond suprime, ossia obbligazioni immobiliari ad alto rischio, dentro cui erano impacchettati i mutui concessi alla clientela tra il 2005 e il 2007.

A fronte di tali somme, sembrano noccioline le spese legali, le perdite nascoste al bilancio e le somme evase al fisco da parte di istituti italiani come Monte Paschi di Siena e Unicredit. Altro che l’operazione Brontos di Piazza Cordusio, che avrebbe determinato un’evasione fiscale di 245 milioni di euro. Altro che i contratti sui derivati Alexandria e Santorini di MpS, che avrebbero provocato un danno complessivo di 1,2 miliardi a carico dell’istituto. Qui, siamo di fronte a cifre molto imponenti e che riguardano vere e proprie presunte truffe internazionali, messe in atto da banche che hanno fama di prime della classe.

 

 

Argomenti: Borse europee, Deutsche Bank