Come le banche italiane gestiranno i crediti deteriorati. Ecco la bad bank all’italiana

Le banche italiane, senza l'aiuto della Banca d'Italia, cercano una soluzione al problema dei crediti deteriorati

di Enzo Lecci, pubblicato il

unicredit intesaA togliere il velo dal leggero imbarazzo che sussiste tra gli addetti ai lavori nell’affrontare discorsi di questo tipo ci ha pensato nei giorni scorsi un significativo articolo apparso sul Financial Times. Secondo il prestigioso quotidiano, Intesa Sanpaolo starebbe lavorando alla creazione di una bad bank dove far confluire i crediti deteriorati. L’indiscrezione è stata valutata positivamente dal mercato e dagli analisti segno che, nonostante se ne parli oggettivamente poco, il problema dei crediti deteriorati e del loro impatto sullo stato di salute delle banche è particolarmente sentito. 

 

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Decisamente imbarazzante è, sotto questo punto di vista, la posizione della Banca d’Italia. Una situazione simile, infatti, richiederebbe perlomeno un dibattito d’insieme visto e considerato che con l’aumento delle sofferenze bancarie devono fare i conti tutti gli istituti. Invece via Nazionale ha sempre preferito restare in silenzio, lasciando alle banche il compito di trovare le soluzioni interne più appropriate.

E’ alla luce di tale considerazione che si devono analizzare le singole strategie che le banche italiane (Intesa in primis) stanno approntando per cercare di gestire questa difficile situazione. In termini generale, l’idea di fondo non è quella di creare una bad bank sul modello spagnolo ma bensì quella di separare i portafogli più rischiosi con canali di business e di profilazione dei rischi che siano maggiormente differenziati. Una sorta di bad bank all’italiana quindi.

Su questa linea si stanno muovendo oltre a Intesa Sanpaolo anche Unicredit e Mediobanca. Piazza Cordusio, come affermato dal suo timoniere Ghizzoni, è alla ricerca si una soluzione operativa a una duplice esigenza. “Da un lato abbiamo il business normale con l’obiettivo di aumentare clientela e volumi di credito, dall’altro c’è un portafoglio segregato, per cui c’è un duplice obiettivo: ridurre il profilo di rischio e capire se ci siano clienti che possono essere supportati, anche con nuova finanza, nel tornare a un profilo di rischio compatibile con il nostro target” ha dichiarato recentemente il manager. 

Sulla stessa linea anche Piazzetta Cuccia che molto presto potrebbe fondi che hanno una filosofia di gestione su vari livelli di rischio e sono segmentati in funzione dei gradi di insolvenza dei creditori. In tali fondi sarebbero poi conferiti i crediti deteriorati.

Argomenti: Borsa Milano, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit