Cofide: ricavi in aumento del 4,9%, ma le azioni restano a forte sconto

Al 30 giugno, il giro d'affari di Cofide è salito a 1,431 miliardi di euro, ma il titolo resta fra i più sottovalutati alla borsa di Milano

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Al 30 giugno, il giro d'affari di Cofide è salito a 1,431 miliardi di euro, ma il titolo resta fra i più sottovalutati alla borsa di Milano

Cofide, la cassaforte della famiglia De Benedetti, che controlla tramite Cir, il gruppo GEDI, Sogefi e KOS, ha chiuso il primo semestre 2018 con ricavi in crescita del 4,9% a quota 1,431 miliardi di euro.  Fra gli altri dati contabili, l’EBITDA è ammontato a 166,8 milioni, in linea rispetto a 167,4 milioni del primo semestre del 2017, mentre l’utile netto è stato di 13,4 milioni di euro rispetto a € 14,4 milioni nel precedente esercizio principalmente per via del piano di acquisto di azioni proprie (buy back) lanciato lo scorso anno.

Sul fronte debitorio, l’indebitamento finanziario netto consolidato del gruppo Cofide al 30 giugno 2018 ammontava a 347,5 milioni di euro a fronte di 303,6 milioni al 31 dicembre 2017. Invece, l’indebitamento finanziario netto della capogruppo era pari a 26,9 milioni rispetto a 31,1 milioni al 31 dicembre 2017. La variazione è principalmente dovuta a incassi per disinvestimenti di partecipazioni non strategiche pari a 8,6 milioni, all’incasso di dividendi, al netto di quelli pagati, per 4,1 milioni, a impieghi netti in fondi di private equity per 6,1 milioni e all’esborso per l’acquisto di azioni proprie per 1,6 milioni. Il patrimonio netto totale al 30 giugno 2018 si è attestato a 1.464,6 milioni rispetto a 1.469,6 milioni al 31 dicembre 2017.

A fronte di tali risultati, la finanziaria controllata da F.lii De Benedetti s.p.a. quota in borsa con uno sconto del 40% rispetto al patrimonio netto e del 42% rispetto al Nav e risulta essere uno dei titoli più a sconto del listino della borsa milanese. Secondo gli analisti di Vanguard, la famiglia De Benedetti starebbe lavorando in sordina ad un accorciamento della catena di controllo delle proprie attività industriali attraverso la fusione di Cofide in Cir, due holding che il mercato non ha mai visto di buon occhio, la cui integrazione permetterebbe il diretto afflusso dei dividendi di Cir agli azionisti di maggioranza. Secondo gli esperti il programma di acquisto di azioni proprie di Cir e di Cofide sarebbe finalizzato proprio a permettere la conservazione dello stake di controllo della nuova società. In questo senso si inserisce a fagiolo la comunicazione di Cofide dello scorso primo giugno sulla variazione del capitale sociale (passata inosservata al mercato), nella quale si fa presente che a seguito dell’adozione della loyaly share due anni fa da parte dell’Assemblea (voto maggioritario), il numero di diritti di voto dei De Benedetti in Cofide è salito al 66%.

Cofide appare quindi più blindata di prima e in caso di fusione con Cir, come ipotizzano anche i forum finanziari specializzati, resterebbe saldamente controllata dalla famiglia De Benedetti anche in caso di diluizione azionaria della quota di controllo. Scopo di una eventuale fusione sarebbe anche quello di far affluire direttamente nelle casse della F.lli De Benedetti il tesoretto da 328,8 milioni di euro custodito gelosamente nelle casse di Cir e che potrebbe essere distribuito sotto forma di dividendo straordinario.

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