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Caso Tercas: possibile restituzione degli aiuti ricevuti? Maccarone fa il punto

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banca tercasL’intervento dell’esecutivo a favore di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Chieti e Cassa di Risparmio di Viterbo ha riportato il dibattito sul Banca Tercas (ex Cassa di Risparmio di Teramo). L’istituto è stato salvato nel 2014 dalla Banca Popolare di Bari con il sostegno determinate del Fondo Interbacario di Tutela dei Depositi. Il salvataggio di Banca Tercas, però, è stato compiuto solo a metà. L’Europa, infatti, non ha mai dato il suo via libera al piano di intervento. E’ per questo che, a distanza di mesi, si aprono prospettive non più chiare su quello che potrebbe essere il futuro di Banca Tercas. Secondo Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, il caso di Tercas non potrà assolutamente essere risolto applicando lo schema a cui il governo ha fatto ricorso per le 4 banche che correvano il rischio di finire in liquidazione.

 

Decreto salva banche inapplicabile per Banca Tercas

Maccarone ha infatti ricordato che il Fondo di Risoluzione creato dall’esecutivo interviene laddove ci siano dei rischi per l’interesse nazionale. Nel caso delle 4 banche rientranti nel decreto di salvataggio, tali rischi erano evidenti alla luce proprio della dimensione complessiva dei 4 istituti.

 

 

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Ma il caso di Banca Tercas è completamente diverso ed è evidente che non si possa parlare di rischi per l’interesse pubblico e che quindi il Fondo di Risoluzione non posso essere lo strumento per il salvataggio di questo istituto. Maccarrone su questo punto non fa sconti: “Se Bruxelles boccia quanto già fatto vuol dire che dovranno essere restituite le risorse ricevute dal Fondo interbancario frutto dei contributi obbligatori della banche, ma con le modifiche statutarie del Fondo, potremmo sostituirle con i contributi volontari” che non sono classificati come aiuto di stato dall’Europa.

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