Caso MPS: corsa contro il tempo, avanza l’ipotesi nazionalizzazione

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MPS verso la nazionalizzazione?Il caso MPS è esploso come una bomba, dopo che l’assemblea degli azionisti ha bocciato sabato scorso l’aumento di capitale da 3 miliardi, come prospettato dal presidente Alessandro Profumo e dall’ad Fabrizio Viola, votando per un rinvio. Passeranno almeno 4 mesi in più, prima che la ricapitalizzazione avvenga e ciò graverà la banca di 120 milioni di maggiori oneri per il pagamento degli interessi sui Monti-bond da 4,07 miliardi. Non pochi per un istituto che lotta contro il tempo per salvarsi. E se nel 2014 dovesse arrivare la mazzata della BCE, che su pressione dei tedeschi potrebbe non più giudicare a rischio zero i bond sovrani, per Siena potrebbe essere il colpo finale, avendo in pancia 23 miliardi di BoT e BTp.

Il mondo politico tace, sia per il clima festivo di questi giorni, sia perché è coinvolto mani e piedi nella faccenda. In particolare, il caso imbarazza il Partito Democratico, visto che a Siena l’intreccio tra i democratici e la gestione di MPS è passata negli ultimi decenni attraverso la Fondazione, il cui board è nominato, tra gli altri, dal sindaco (4), dal presidente della Provincia di Siena (2) e dalla Regione Toscana (1), tutti esponenti del PD.

Per questo, il segretario Matteo Renzi ha indicato a tutto il partito la linea da seguire: il silenzio più assoluto. Linea, però, non condivisa dal vice-ministro dell’Economia, Stefano Fassina, il quale ritiene che il principale partito di governo dovrebbe interessarsi delle sorti della terza banca d’Italia, similmente a quanto accaduto con l’Ilva e Alitalia.

Più in generale, il caso MPS è fonte di imbarazzo istituzionale, perché se il Tesoro o la Banca d’Italia intervenissero, la vicenda assumerebbe i contorni del conflitto politico, essendo la Fondazione espressione della linea locale del PD.

 

Nazionalizzazione MPS all’orizzonte?

La situazione della banca è molto grave. Nei prossimi giorni, Profumo potrebbe dimettersi, mentre più difficile è che avvenga il passo indietro di Viola. La nazionalizzazione di MPS, finora considerata un’ipotesi più teorica che reale, inizia a prendere corpo seriamente. Stupefacente, ad esempio, come il giornalista economico Oscar Giannino, considerato liberista convinto, abbia rilasciato un’intervista per Formiche.net, dove caldeggia l’ingresso temporaneo del Tesoro nel capitale di MPS, al fine di salvaguardare i 4 miliardi dei contribuenti italiani e di fare pulizia, per riprivatizzare entro un tempo breve, così com’è avvenuto in Gran Bretagna dal 2007 in poi.

Sulla gestione del dossier MPS si gioca una fetta consistente di credibilità anche Renzi, per cui possiamo concludere che o un’eventuale crisi di governo potrebbe compromettere le sorti di Rocca Salimbeni o, al contrario, che l’aggravarsi della crisi di MPS potrebbe travolgere il governo Letta.

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