Campari: il bilancio del 2018 registra utili in flessione. Proposta di dividendo a 0,05 € per azione

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Campari archivia il 2018 con utili in flessione del 16,9% rispetto ai conti del 2017

I conti del 2018 hanno registrato ricavi per 1,7 miliardi, in calo del 2,4% rispetto al 2017.

La causa sta nell’andamento delle Americhe (44% del fatturato consolidato), in calo del 5% a 745 milioni, e nell’area Sud Europa & MEA (28% del totale) in contrazione del 4,3% a 430 milioni. Tale diminuzione è stata solo in parte bilanciata dall’aumento del fatturato nel resto d’Europa, in crescita del 3,4% a 359 milioni (equivalente al 21% del totale ricavi) e nell’Asia Pacific in progresso del 5,8% a 128 milioni (pari al 7% del totale consolidato).

Il calo complessivo del 2,4% è attribuibile a una crescita organica del 5,3%, grazie al positivo mix di vendita, più che compensata da un effetto cambi, negativo per il 4,2% a causa del rafforzamento dell’euro sulle altre valute con cui opera il Gruppo, e da una variazione del perimetro anch’esso negativo per il 3,4% per le cessioni di business non strategici, quali i brand Carolans e Lemonsoda, e per la conclusione di alcuni contratti di distribuzione, parzialmente bilanciati dall’acquisizione di Bisquit.

I brand a priorità globale risultano in progresso del 4,7% (rappresentano il 55,8% del totale ricavi), in controtendenza rispetto alle altre categorie: i brand a priorità regionale (16,9% del fatturato consolidato) segnano un -0,8%, i brand a priorità locale (12,2% del totale) diminuiscono del 5,2%, mentre il resto del portafoglio (15,2% dei ricavi totali) registra un regresso del 21,3% causato soprattutto dall’effetto perimetro (-19,6%).

Andando avanti con l’analisi, l’Ebitda si è attestato a 434,5 milioni (con un peso sul fatturato del 25,4%), in calo del 3,7% rispetto ai 451,4 milioni del 2017 (25,7% del fatturato). Sulla stessa scia l’Ebit diminuisce del 3,4% dai 394,3 milioni del bilancio precedente (22,5% dei ricavi) ai 380,7 milioni dell’esercizio appena concluso (22,2% del fatturato). In entrambi i casi la contrazione è legata alla variazione del perimetro e all’andamento sfavorevole dei tassi di cambio.

La gestione finanziaria mostra un saldo negativo che diminuisce dai 67,6 milioni del 2017 ai 29,9 milioni nel 2018 (-55,8% a/a), miglioramento dovuto ai minori oneri finanziari netti che passano da 40,8 milioni a 33,8 milioni e alle minori rettifiche per 23 milioni; ciò ha implicato, per l’utile ante imposte, una crescita del 7,4% a 350,8 milioni dai 326,7 milioni del 2017.

Infine, l’imposizione fiscale attestatasi a 54,5 milioni determina una contrazione dell’utile netto a 296,3 milioni (17,3% dei ricavi), in calo di ben il 16,9% rispetto ai 356,4 milioni del 2017 (20,3% dei ricavi), esercizio nel quale era stato contabilizzato un beneficio fiscale di 29,7 milioni.

Sul fronte della situazione patrimoniale, il patrimonio netto aumenta dagli 1,9 miliardi del 31 dicembre 2017 (con un ratio Total asset / Equity del 2,27x) ai 2,2 miliardi dell’esercizio appena chiuso (con un ratio Total asset / Equity del 2,12x).

Anche l’indebitamento finanziario netto migliora, diminuendo dai 981 milioni del 31 dicembre 2017 (con un ratio Net debt / Ebitda dell’2,17x) agli 846 milioni di fine 2018 (con un ratio Net debt / Ebitda dell’1,95x) grazie ai  cash flows prodotti nel periodo sotto esame.

Il flusso di cassa della gestione operativa si è attestato a 327,5 milioni, già nettato dei 25,5 milioni utilizzati per finanziare l’aumento del capitale circolante netto e, dopo il pagamento degli interessi (22,8 milioni) e gli investimenti (70,9), ha prodotto un free cash flow di 235,6 milioni. A ciò si aggiungono i flussi derivanti dalle cessioni di società e rami d’azienda per 22,2 milioni. Questi introiti hanno finanziato la distribuzione di dividendi per 57,2 milioni e altre uscite complessivamente pari a 62 milioni. Il cda proporrà all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 0,05 euro per azione, in linea con il precedente esercizio.

Per il 2019 la governance prevede che i principali brand a priorità globale e regionale con alta redditività nei mercati chiave del Gruppo continuino a determinare ulteriori miglioramenti nel mix di vendita e l’espansione organica del margine lordo, in una situazione in cui gli effetti cambio e perimetro dovrebbero avere un impatto meno sfavorevole in confronto al 2018.

 

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