Banche venete: o partecipano tutti al salvataggio o sarà dura. Cimbri (Unipol) fa chiarezza su intervento banche sane

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Unipol pronta ad un intervento pro-quota a favore di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza ma solo se tutte le banche sane fanno la loro parte

Prosegue il dibattito tra i vertici delle varie banche sane sulla possibilità che tutti gli istituti italiani possano farsi carico del salvataggio di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza. Dopo le notizie e i rumors sulla posizione di Unicredit, di Intesa Sanpaolo e di Banco Bpm, a prendere oggi la parola è stato il vertice di Unipol. Carlo Cimbri, amministratore del gruppo bolognese, ha affermato che, allo stato attuale dei fatti, Unipol non è stata contattata per sondare la sua eventuale disponibilità a partecipare a un possibile intervento di sistema per il salvataggio di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza.

Se si accolgono le parole del numero uno di Unipol, bisogna riconoscere che, concretamente, non c’è stata alcuna azione diretta tesa a sondare la disponibilità delle banche sane ad intervenire. Le indiscrezioni sulla possibile discesa in campo degli altri istituti, quindi, vanno prese con le molle.

Cimbri, non si è però fermato a quelli che ad oggi sono i fatti. Il manager ha anche chiarito che se dovesse essere richiesto un intervento a favore delle banche venete, Unipol non si tirerebbe indietro ma solo se dovessero esserci precise condizioni. “Non faremo interventi isolati”, ha dichiarato Cimbri, aggiungendo, “non abbiamo ricevuto alcuna proposta concreta ma in linea di principio se tutte le banche interverranno faremo la nostra parte. Non faremo interventi da soli e neanche se non ci sarà un’adesione complessiva”.

La bolognese Unipol, quindi, è disposta ad intervenire ma solo pro-quota e solo se tutte le banche sane sono pronte a fare la loro parte. Sotto questo punto di vista, la posizione di Unipol ricorda molto da vicino quella a sua tempo espressa da Intesa Sanpaolo (Banche venete: salvataggio da banche sane. Intesa Sanpaolo e Unicredit prudenti, intanto Benetton si sfoga).

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