Banca Carige riunisce oggi il cda sull’aumento, ma nella Fondazione è scontro

Banca Carige riunisce oggi il cda sull'aumento da 800 milioni. E' scontro dentro la Fondazione, dove alcuni consiglieri sono contrari alla linea morbida del presidente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Banca Carige, oggi board su aumentoSi riunisce oggi il consiglio di amministrazione di Banca Carige, chiamato ad approvare i tempi dell’aumento di capitale da 800 milioni di euro, sollecitato dalla Banca d’Italia.

Ma la giornata di ieri è stata convulsa, con una guerra apertasi dentro la Fondazione, azionista di maggioranza dell’istituto con oltre il 46% del capitale. 

Un consigliere di indirizzo e uno di amministrazione, rispettivamente Andrea D’Angelo e Guido Alpa, si sono dimessi dalle loro cariche, in polemica con il presidente Paolo Momigliano, accusato di tenere una linea morbida verso i vertici della banca e di non difendere così gli interessi dell’Ente.

In particolare, i due consiglieri rimproverano al presidente di non avere subordinato l’ok all’aumento alla cessione preventiva degli asset assicurativi, che avrebbe fatto scendere il fabbisogno di capitali, determinando così una minore diluizione della Fondazione, la quale non potrà partecipare alla ricapitalizzazione per problemi finanziari.

Il board di oggi dovrà esaminare una doppia richiesta dell’azionista di riferimento: uno slittamento vero e proprio dell’aumento o l’esercizio della delega entro giugno. In questo secondo caso, si tratterebbe di un rinvio di poche settimane rispetto alla tabella di marcia indicata dalla stessa Banca Carige. Il board è chiamato a fissare la data in cui si riunirà l’assemblea straordinaria.

In verità, già oggi Banca Carige è in ritardo sulla ricapitalizzazione, che la Banca d’Italia aveva chiesto si tenesse entro la fine del 2013. Il termine era stato prorogato alla fine di marzo del 2014, anche se l’istituto ha inteso interpretare tale scadenza come la data entro la quale far approvare l’aumento da parte dell’assemblea straordinaria dei soci.

La Fondazione vorrebbe che l’aumento slittasse il più possibile, in quanto ha la necessità di vendere prima parte del suo pacchetto e al contempo vorrebbe che la controllata cedesse alcuni suoi asset, in modo da contenere il fabbisogno di capitali e ridurre la diluizione. Allo stato attuale, considerando che in borsa Banca Carige vale 900 milioni e che l’aumento imposto da Via Nazionale si attesta a 800 milioni, la Fondazione scenderebbe intorno al 14%.

Le similitudini con il caso MPS sono impressionanti, a dimostrazione di come alcune delle più importanti banche italiane vivano gli stessi problemi e si ritrovano ad essere controllati da enti squattrinati e impossibilitati a partecipare a ulteriori aumenti di capitale.

 

Argomenti: Banca Carige, Borsa Milano

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