Aumento capitale MPS, ecco il punto sulle ultime indiscrezioni

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MPS, il punto sull'aumentoSi avvicina la data fatidica per l’esercizio dell’aumento di capitale di MPS, che potrebbe iniziare il prossimo 9 giugno e concludersi entro la prima metà di luglio. Questi sono i tempi segnalati dai vertici dell’istituto all’assemblea dei soci dello scorso 21 maggio. E’ probabile che questo giovedì, il cda di Siena fisserà il prezzo delle azioni di nuova emissione e dei diritti. Stando alle indiscrezioni, i titoli dovrebbero essere emessi con uno sconto sul Terp del 30%, ossia a un prezzo del 30% più basso di quello di chiusura dell’ultima seduta precedente all’annuncio. Al momento, il titolo viaggia sui 25 centesimi, per cui a sconto dovrebbe essere emesso al di sotto dei 19 centesimi, comprensivo del prezzo del diritto.

 

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L’aumento vale 5 miliardi di euro, dopo l’innalzamento varato dal cda in aprile ed approvato dagli azionisti a maggio, rispetto ai precedenti 3 miliardi che erano stati decisi a dicembre.

Paradossalmente, proprio la maggiore ricapitalizzazione starebbe allettando diversi fondi esteri, in particolare, degli USA, per due motivi: in primis, perché adesso le nuove risorse sembrano congrue alle esigenze patrimoniali dell’istituto; secondo, perché un aumento più elevato dovrebbe rendere l’assetto proprietario della banca più contendibile.

La Fondazione è scesa al 2,5% dal precedente 33,4% ancora detenuto a dicembre, quota vincolata a un patto para-sociale con Fintech e BTG Pactual per un totale del 9% del capitale. Anche Axa (3%) si è impegnata a partecipare almeno pro-quota all’aumento e dovrebbero fare lo stesso anche Marshall Wace, Tosca, Och Ziff e Guggenheim, BlackRock, Vanguard e Norges Bank.

In teoria, già oggi sarebbe possibile teoricamente un nucleo di azionisti alternativo al patto della Fondazione, ma sono i nuovi arrivi a stimolare le fantasie degli analisti.

Ad aiutare le adesioni c’è, poi, quel richiamo del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che venerdì scorso ha invitato la politica a modificare l’assetto normativo attuale, in modo da vietare alle Fondazioni non solo il controllo diretto, ma anche quello di fatto, ossia in concerto con gli altri azionisti. Per quanto non si sia fatto il nome di MPS, l’appello di Visco sembra convincere gli investitori che la Vigilanza sarà favorevole a un modello più in stile “public company” e molto meno tenera verso la conservazione dello status quo da parte dell’Ente.

 

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