Aumento capitale MPS, cda finito. Patto Fondazione-fondi a rischio?

Si è concluso il cda di MPS, che avrebbe varato un aumento di capitale da 5 miliardi, maggiore dei 3 già previsti da dicembre. Si teme un nuovo scontro con la Fondazione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

MPS, finito cda su aumento capitaleSi è concluso il cda di MPS, che secondo le indiscrezioni della vigilia si sarebbe occupato di alzare il tetto massimo previsto per l’aumento di capitale dai 3 miliardi deliberati a dicembre a 5 miliardi di euro. Al board non erano fisicamente presenti tutti i consiglieri, in quanto alcuni hanno partecipato in video conferenza.

Salvo sorprese, l’innalzamento del limite massimo della ricapitalizzazione dovrebbe essere passata, anche se fino a ieri vi erano grosse incomprensioni con la Fondazione, oggi titolare del 2,5% di MPS, che all’assemblea del 28 dicembre scorso, quando aveva ancora il 33,4%, riuscì a fare rinviare l’aumento previsto per gennaio alla seconda metà di maggio.

 

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Stavolta, i vertici di Siena non vogliono altri brutti scherzi da parte dei soci e per questo avrebbero spostato a stamane il cda, prima convocato per ieri sera, in modo da prendersi una mezza giornata in più per trattare.

La Fondazione, infatti, nonostante avrebbe in cassa la liquidità necessaria per partecipare all’aumento di 5 miliardi, grazie alle cessioni di questi ultimi 4 mesi, dovrebbe rinegoziare il patto para-sociale sottoscritto poche settimane fa con i fondi BTG Pactual e Fintech Advisory Inc., legato, però, alla previsione di una ricapitalizzazione da 3 miliardi. L’accordo riguarda la governance dell’istituto, perché impegna le parti a concordare le future nomine dei manager. Secondo alcune indiscrezioni, i due fondi avrebbero minacciato di sfilarsi, qualora l’aumento salisse a 5 miliardi.

Dal canto suo, Rocca Salimbeni avrebbe ricevuto pressioni dalla Banca d’Italia, la quale ha fatto notare ai vertici che il rimborso dei Monti-bond sarebbe possibile solo con un Common Equity Tier 1 vicino all’11%, cosa possibile, appunto, con un aumento di capitale di 5 miliardi e non 3. L’innalzamento si renderebbe necessario anche per via degli “Asset Quality Review” della BCE, i quali potrebbero comportare per Siena maggiori svalutazione delle attese. Il clima disteso sui mercati avrebbe convinto anche le banche del consorzio di garanzia, coordinate da Ubs, ad accettare il rischio di una ricapitalizzazione maggiore. Resta da vedere se l’esercizio dell’aumento slitterà, com’è probabile, a giugno.

 

 

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