A Wall Street sta per scoppiare la bolla finanziaria?

Wall Street sta entrando nel suo sesto anno di boom dal 2009. Ma il Toro potrebbe trasformarsi presto in Orso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Quanto durerà ancora il Toro a Wall Street?Cinque anni di successi in borsa. Nonostante la fragilità delle economie avanzate nell’ultimo lustro, con paesi come l’Italia che restano abbondantemente al di sotto dei livelli di ricchezza raggiunti nel 2007 (ultimo anno prima della crisi), dal marzo del 2009 ad oggi, Wall Street ha riportato risultati brillanti, eccezionali, a dire poco.

La bolla di Wall Street

L’indice S&P 500 è cresciuto del 177%, il Dow Jones del 151% e il Nasdaq del 242%. A dare così forza all’azionariato, così come al comparto dei bond, negli USA ci ha pensato la Federal Reserve, che negli ultimi 5 anni ha immesso in circolazione qualcosa come 4 mila miliardi di dollari, attraverso l’acquisto di Treasuries e di obbligazioni coperte dalla garanzia ipotecaria (“mortgage-backed securities).

Poiché in borsa la statistica ha più di un senso, ci sarebbe da stare poco sereni, riguardo alle prospettive dei prossimi mesi, seppure l’economia negli USA e nell’Area Euro mostri segnali di ripresa. Questo, perché dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, di cinque fasi espansive in borsa, solo tre hanno visto la luce del sesto anno, gli altri due sono culminate in una crisi drammatica: parliamo di quella del 1987 e della ben più terribile del 2008.

Non possiamo dimenticare nemmeno la crisi del Nasdaq nel 2000, quando scoppiò la bolla dell’hi-tech. Che dire del boom del Nasdaq di questi anni, secondo alcuni analisti eccessivamente apprezzato, rispetto all’effettiva capacità delle società legate al comparto internet di produrre utili?

In effetti, altri dati dovrebbero convincerci che una crisi potrebbe essere imminente o, comunque, in arrivo tra non molto tempo. Il rapporto p/e delle società quotate nel listino S&P 500 è pari a 16. Questo significa che mediamente un’azione su questo indice vale 16 volte in più i profitti della società relativa. Un rapporto vicino ai massimi dei livelli pre-crisi.

Un altro indice, preso in considerazione dal premio Nobel per l’Economia, Robert Shiller, segnala, invece, il rapporto tra il prezzo delle azioni e la media degli utili delle società negli ultimi 10 anni. Ebbene, per le società S&P 500 vale oggi 25, un pò al di sotto del 27,5 registrato nel 2007, ma molto più alto del 16,5 della serie storica.

Una bolla “iniqua”

Un aspetto finora poco discusso riguarda, invece, la forte iniquità sociale che le politiche ultra-accomodanti della Fed hanno prodotto negli USA. Perché se pompare dollari sui mercati fa crescere le azioni, queste sono per l’80% nelle mani del 10% delle famiglie più ricche, per cui la minoranza più abbiente si avvantaggia delle misure della banca centrale americana. E non parliamo di spiccioli. Nel solo 2013, le famiglie americane si sono “arricchite” di 9.800 miliardi di dollari, ma per la gran parte si è trattato di crescita del patrimonio finanziario (azioni, obbligazioni, etc.), che potrà essere effettivamente monetizzato solo con la vendita degli asset.

E chissà che molti americani, fiutando la fine del denaro facile e del boom di Wall Street, non inizino presto a vendere, scatenando una crisi della borsa dagli effetti potenzialmente recessivi sull’economia. Attenzione: il discorso non varrebbe solo per gli USA. Che ne pensiamo dei rendimenti ai minimi storici sui nostri titoli di stato, quando l’economia italiana si trova nella fase più difficile dal Secondo Dopoguerra? Scoppierà anche la bolla dei bond sovrani?

 

 

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