YouTube, commenti pedofili a video minorenni mettono in fuga la pubblicità

Nuovi guai per YouTube sullo scandalo dei video con bambini semi-nudi. Pubblicitari in fuga, perdite possibili per centinaia di milioni di dollari.

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Nuovi guai per YouTube sullo scandalo dei video con bambini semi-nudi. Pubblicitari in fuga, perdite possibili per centinaia di milioni di dollari.

Torna nel mirino dei pubblicitari YouTube, la società controllata da Google, che stavolta è finita nei guai per avere consentito sui suoi canali di caricare video dal contenuto ambiguo, in cui compaiono ragazzini minorenni svestiti, alcuni nemmeno teenagers, i quali hanno ricevuto centinaia di commenti dal tenore pedofilo, con alcuni persino ad incitare esplicitamente i ragazzini ritratti nelle immagini a spogliarsi. Tra i video incriminati e denunciati dal Times e dalla BBC, anche quello in cui compare una poco più che bambina in camicia da notte, presumibilmente nemmeno tredicenne, che è stato visualizzato ben 6,5 milioni di volte. E ha scatenato polemiche in America, in particolare, anche YouTube Kids, la versione per bambini, che dovrebbe mettere questi ultimi al riparo da scene inopportune o violente, mentre è arrivata a mostrare loro contenuti a dir poco inquietanti, come Peppa Pig, la protagonista del famoso cartoon, a bere candeggina e altri personaggi popolari tra i più piccoli, sfruttati per promuovere prodotti e attirando le ire dei genitori. (Leggi anche: Fare soldi con YouTube, ecco le istruzioni)

E così, nel giro di poche ore, diversi colossi mondiali hanno annunciato il ritiro della loro pubblicità da YouTube, chiedendo spiegazioni alla società della Silicon Valley. Il portavoce di Mars si è detto “scioccato e impallidito” dinnanzi a tali contenuti inappropriati, annunciando che la società non vi farà più pubblicità fino a quando non saranno introdotti meccanismi che impediscano il caricamento di video dal contenuto inaccettabile. Sospensione annunciata anche da Lidl, che chiede a Google una politica più severa per il controllo dei contenuti caricati, così come Deutsche Bank assicura che i suoi spot sono stati eliminati non appena l’istituto è venuto a conoscenza dei fatti. Adidas ha parlato di “collaborazione in corso con Google” e ciò nondimeno ha sospeso anch’essa ogni campagna pubblicitaria su YouTube, così come anche le controllate di Sky, ossia HD, Diageo e Now TV.

Il boom di YouTube

YouTube utilizza un sistema algoritmico per cercare di prevenire il più possibile che vengano caricati contenuti inappropriati o, addirittura, illegali. Si avvale anche di una rete di moderatori volontari, uno dei quali ha riportato alla BBC che potrebbero essere attivi tra 50.000 e 100.000 account predatori. La ragione per cui le politiche messe in campo dalla società si stanno rivelando non impeccabili è comprensibile: ogni giorno nel mondo vengono visualizzati video su YouTube per un miliardo di ore e ne verrebbero caricati per 700 ore al minuto, quasi doppiando le 400 ore di un anno fa. Impossibile forse evitare che qualche immagine sia non conforme alle linee guida. Del resto, la piattaforma è diventata popolarissima e ogni mese viene visitata da 1,5 miliardi di utenti, fatturando nel 2016 18,4 miliardi, praticamente un dollaro per ogni utente.

Non è la prima volta che YouTube subisce una emorragia temporanea di pubblicitari. Era accaduto proprio nei primi mesi di quest’anno, dopo che sempre il Times aveva scoperto che video di incitamento all’odio e persino dal contenuto propagandistico di forme di terrorismo organizzato risultavano pubblicizzati da numerose multinazionali e, addirittura, dal governo britannico. Indignati, le società interessate hanno chiesto e ottenuto la rimozione dei loro spot dai video incriminati, ritenendo un danno alla loro immagine l’essere associati a video con cui nulla avrebbero a che spartire. Per non parlare, poi, del fatto che così un terrorista riuscirebbe, in teoria, a fare soldi, oltre che propaganda, finendo per essere sponsorizzato involontariamente da una qualche multinazionale inconsapevole. (Leggi anche: Pubblicità YouTube, boicottaggio multinazionali)

YouTube aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per migliorare il proprio sistema di monitoraggio con l’uso di algoritmi sempre più sofisticati, ma evidentemente non è ancora bastato. La vice-presidente per il product management, Johanna Wright, ha dichiarato quanto segue: “Abbiamo in passato usato una combinazione tra sistemi automatici e umani di monitoraggio contro i contenuti inappropriati e predatori… Commenti di questo tipo sono abominevoli e denunceremo comportamenti illegali alle autorità preposte”.

Stampa tradizionale accanita contro Silicon Valley?

Chissà a quanto ammontino le potenziali perdite derivanti da questo nuovo scandalo. Quelle di inizio anno furono calcolate da Nomura in 750 milioni. Di certo, la batosta rischia di essere altrettanto severa per la controllata da Mountain View, che deve proprio ai video caricati in rete circa quasi un quinto del suo fatturato annuo. Sta di fatto che la stampa internazionale sembra essersi accanita contro i colossi della Silicon Valley, tra cui anche Google e Facebook, accusati di non essere in grado di contenere il diffondersi di “fake news” e di avere instaurato una sorta di monopolio nel controllo della diffusione di contenuti.

Non è un caso che sia la carta stampata a inveire contro questi giganti, essendone stata la prima vera vittima con la perdita di miliardi di fatturato e di milioni e milioni di copie vendute in meno in tutto il mondo ogni giorno. In Europa si sta persino studiando una “webtax” per fare pagare loro le tasse sul fatturato maturato in ciascun paese del nostro continente. Detto ciò, i problemi denunciati sembrano essenzialmente reali e più che le azioni legali, sarà la disciplina dello stesso mercato a porre un argine a quello che spesso sembra essere il dilagare di contenuti offensivi e incontrollati in rete. (Leggi anche: Commissione UE, guerra contro Silicon Valley)

 

 

 

 

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