I Working poor italiani: lavoratori con stipendio ma a rischio povertà

Si aggrava in Italia il fenomeno dei Working poor, i lavoratori che sono comunque a rischio povertà a causa delle condizioni inadeguate.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Si aggrava in Italia il fenomeno dei Working poor, i lavoratori che sono comunque a rischio povertà a causa delle condizioni inadeguate.

Li chiamano Working poor, poveri nonostante lo stipendio. Si parla spesso di disoccupazione e povertà, un fenomeno che tra alti e bassi sembra non abbandonare mai l’Italia ma forse si parla meno di lavoratori che hanno uno stipendio ma non guadagnano abbastanza. Secondo i dati forniti dall’Eurostat i lavoratori poveri rappresentano l’11,7% della forza lavoro, ciò significa che 12 su 100 hanno un salario ma questo non è sufficiente per vivere.

Dove sono i più poveri

I dati allarmanti riguardano l’Italia, dove il fenomeno sembra essere in crescita, qui l’aumento tra il 2015 e il 2016 è arrivato al 23%. D’altronde si era già parlato di pensioni misere e di tutti quei millenials che nel 2050 rischiano di far parte della parte povera del paese a causa della situazione lavorativa attuale, tra precariato e working poor come anticipato nell’articolo Pensioni: ecco perché ci saranno 6 milioni di nuovi poveri entro il 2050. E non c’è da sorprendersi che l’Italia faccia parte dei paesi dove questo fenomeno tocca quote preoccupanti. Peggio di noi solo Grecia, Romania, Spagna e Lussemburgo, dove la percentuale di lavoratori poveri raggiunge cifre che vanno dal 12 al 18%. Meglio dell’Italia, invece, la Bulgaria, la Polonia e il Portogallo; qui le percentuali sfiorano il 10%- 11%. Tra i paesi con meno Working Poor troviamo la Finlandia (solo 3,1%), la Repubblica Ceca , il Belgio e l’Irlanda.

Chi sono i più poveri

Se la provenienza geografica non sembra fare una piega, andando a vedere quali sono le motivazioni dietro al rischio povertà anche per chi lavora, si nota che a rischio sono gli individui con impieghi temporanei e part-time, soprattutto uomini. Chi ha un lavoro full time e a tempo indeterminato sembra meno soggetto, così come le donne rispetto agli uomini. Ad una conclusione analoga è giunto lo studio della Cgil che ha dimostrato come 4,5 milioni di persone che lavorano sono in ogni caso a rischio povertà a causa delle condizioni lavorative non adeguate. Secondo Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio,“Il numero totale degli occupati rappresenta un’immagine molto parziale della condizione del lavoro in Italia, dove la qualità dell’occupazione è in progressivo e consistente peggioramento. E’ evidente dai dati, che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo”. 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Europa, Economia Italia