Webtax in arrivo: cos’è, come funziona e perché suscita grandi dubbi

Cos'è e come funziona la webtax che ha avuto il primo via libera: i dubbi sono molti, da chi parla di condono a chi ne denuncia l'inefficacia.

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Cos'è e come funziona la webtax che ha avuto il primo via libera: i dubbi sono molti, da chi parla di condono a chi ne denuncia l'inefficacia.

Si parla in questi giorni di webtax, l’emendamento inserito da Francesco Boccia nella manovrina in corso di approvazione in questi giorni. Ma cos’è e come funziona? In via preliminare, possiamo dire che si tratta di una forma di tassazione (o di tentativo di tassazione) per tutte le multinazionali dal fatturato superiore a 1 miliardo di euro e con giri di affari in Italia da almeno 50 milioni di euro, che evadono costantemente il fisco italiano con un giro di società che conduce i profitti nei paradisi fiscali. Ebbene, negli ultimi tempi sono state parecchie le multe che i colossi dell’hi-tech hanno dovuto pagare per questo motivo: Google ha dovuto pagare 306 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate , Apple 318 milioni a fine 2015 , e Amazon risulta essere sotto inchiesta.

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Cos’è la webtax

La webtax è stata inserita all’interno di un emendamento (proposto da Francesco Boccia del PD) alla manovrina che è in discussione in Parlamento: l’approvazione è giunta in commissione Bilancio con un accordo praticamente bipartisan, con l’astensione soltanto di M5S e Scelta Civica. Si tratta per il momento di una norma provvisoria che, qualora superasse la trafila parlamentare, dovrebbe essere regolamentata successivamente all’interno della legge di Bilancio. Semplificando al massimo, la webtax chiede alle aziende che fatturano almeno 1 miliardo di euro e che hanno giri di 50 milioni di euro nel nostro paese di collaborare con l’Agenzia delle Entrate, in maniera da identificare il ‘giusto’ gettito fiscale da pagare ed evitare sanzioni. Qualcuno l’ha definito una sorta di condono.

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Come funziona la webtax o come dovrebbe funzionare – dubbi e critiche

Ma come funziona la webtax? Si tratta essenzialmente di una pratica di ‘voluntary disclosure’ che offre degli sconti sulle sanzioni in cambio di una proficua collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate e le aziende in questione. Insomma, le grandi multinazionali dovrebbero accettare di entrare in connessione con il fisco italiano, di aprire i file che contengono i propri profitti, accordarsi su una quota di prelievo fiscale e in cambio avrebbero degli ottimi ‘sconti’. Le critiche all’emendamento non sono state poche: innanzitutto, si tratterebbe di una sorta di condono – perché un’azienda come Facebook dovrebbe avere uno sconto dati i fatturati che ha e la ricchezza che produce? Inoltre, qualora la multinazionale decidesse davvero di collaborare, lo sconto sulle tassazioni non versate sarebbe del 50%.

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Ma non sono solo queste la critiche: ci si chiede, in effetti, quale possa essere l’efficacia e, se vogliamo, l’appeal di una tassa del genere, quando è sempre più chiaro che le multinazionali sfuggono sempre di più ai controlli nazionali. L’unica globalizzazione reale è stata quella delle aziende e delle merci: la lotta di un fisco nazionale contro una multinazionale sembra essere quella tra Davide e Golia. Ma a vincere è difficile che sia, come vuole la leggenda, Davide.

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