Voucher addio e compromesso all’italiana? Dal girone infernale al ‘purgatorio’ dei diritti

In discussione l'emendamento che dovrebbe normare il dopo voucher: un compromesso all'italiana? Dall'inferno dei buoni lavoro a un purgatorio dei diritti.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
In discussione l'emendamento che dovrebbe normare il dopo voucher: un compromesso all'italiana? Dall'inferno dei buoni lavoro a un purgatorio dei diritti.

È in via di definizione e l’ok potrebbe arrivare a breve la norma che dovrebbe gestire il dopo voucher: il fallimento dei buoni lavoro è sotto gli occhi di tutti e, spesso e a buon ragione, è stato definito un girone infernale – la norma che avrebbe dovuto far riemergere il lavoro nero, piaga sociale tutta italiana, ha invece favorito essenzialmente i datori di lavoro che, a spregio di ogni considerazione sociale, hanno fatto uso e abuso di uno strumento che, di fatto, sanciva una sorta di sfruttamento istituzionalizzato. La norma che dovrebbe, dunque, sostituire il meccanismo dei voucher rappresenta sicuramente un passo in avanti e, come abbiamo detto giocando un po’ con immagini forti, si tratterebbe di un passaggio dall’inferno al purgatorio. Intanto, il governo Gentiloni potrebbe anche arenarsi proprio su questa misura. Analizziamo prima il dato politico e poi il dato sociale.

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Addio voucher: il post-buoni lavoro mette in crisi il governo Gentiloni

La norma che dovrebbe introdurre una nuova forma contrattuale a sostituzione dei voucher rischia di essere l’inizio della fine per il governo Gentiloni. Stando alle voci di corridoio che si susseguono nei palazzi del Parlamento, i bersaniani di Articolo 1 – Mdp sono contrari alla misura e il governo potrebbe andare in sofferenza soprattutto al Senato, dove i voti dei fuoriusciti PD servono a mantenere in vita l’esecutivo. La risposta del governo sarebbe quella di chiedere la fiducia sul maxi-decreto, in maniera tale da mettere spalle al muro gli scissionisti: o votano il decreto così com’è o salta il banco per tutti, e soprattutto per l’Italia. Bersani ha sempre detto di voler mantenere in vita l’agonizzante governo Gentiloni e non è chiaro quello che potrebbe succedere a breve. Fatto sta che la norma a sostituzione dei voucher non piace neanche a rappresentanti organici del PD renziano, come Cesare Damiano.

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Addio voucher: dall’inferno al purgatorio, il dramma lavoro in Italia difficilmente si può risolvere così

I compromessi all’italiana riescono a scontentare tutti ed anche in questo caso la normativa del post-voucher sembra confermare questa (chiamiamola così!) linea di tendenza. I datori di lavoro non sembrano apprezzare la misura, in quanto prevede di fatto un accrescimento dei costi del lavoro: in parole semplici, si dovrà pagare di più per i contributi (che andranno nella Gestione separata) e anche la paga lorda crescerà a 12,50 euro per le aziende e a 9 euro per il lavoratore. Si tratta, insomma, di costi maggiori, ma pur sempre inferiori rispetto a qualunque altra forma contrattuale. Anche per i lavoratori, comunque, non è tutto rose e fiori: aldi là dell’aumento (leggero) dei contributi e della paga oraria, gli impiegati con questa forma contrattuale avranno qualche tutela in più, ma pur sempre nettamente inferiori rispetto a quelle previste da altre tipologie di rapporto di lavoro.

Inoltre, l’utilizzazione dei post-voucher sarà molto limitata: soltanto le aziende con numero massimo di 5 dipendenti e ad esclusione del settore edile e quello delle mansioni ad alto rischio; in più, vi sarà un doppio tetto: l’azienda non potrà ricorrere a queste forme contrattuali per più di 5000 euro all’anno, si potrà arrivare a 7500 euro soltanto se si tratta di categorie marginali. Insomma, le aziende pagheranno di più, i lavoratori avranno poche tutele in più, e il lavoro nero continuerà a farla da padrone. Il compromesso all’italiana è servito: un colpo al cerchio e uno alla botte, che non accontenta né il cerchio né la botte.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Jobs Act

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