Voli Ryanair cancellati, ecco perché il modello low-cost resta vincente

I voli Ryaniar cancellati colpiscono l'immagine della compagnia low-cost, ma il suo modello di business non è affatto in crisi. Vediamo cosa dicono i numeri.

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Ryanair

Duro colpo per l’immagine della compagnia low-cost irlandese Ryanair, che venerdì scorso ha dovuto annunciare la cancellazione di 2.000 voli da qui a tutto ottobre per carenza di personale. A pesare è stata l’imprevista fuga di oltre un centinaio di piloti, pare attratti dalle migliori condizioni di lavoro offerte dalla rivale Norwegian Airlines, anche se il ceo Michael O’Leary ridimensiona l’accaduto, sostenendo che ad essere andati via sarebbero “meno di 100 piloti”. Sui cieli europei è shock, perché nessuno avrebbe immaginato fino a pochi giorni fa che una compagnia avrebbe dovuto tagliare un volo su dieci per carenza di personale. Lo stesso O’Leary ha ammesso che qualcosa nel sistema di monitoraggio non avrebbe funzionato e ha rassicurato sull’adempimento di tutte le obbligazioni previste in favore dei passeggeri che rimarranno a terra da qui alle prossime settimane. (Leggi anche: Ryanair, fuga dei piloti: cosa succede)

Sui media è bufera contro il “business model” di Ryanair, accusata di essersi spinta troppo in là nell’abbattimento dei costi. Il manager della compagnia ha annunciato lo stanziamento di una ventina di milioni di euro per l’assunzione e la formazione dei piloti necessari a tornare alla normalità, garantendo anche un bonus di ingresso di 10.000 euro per i capitani che saliranno a bordo. Sempre O’Leary, già noto per i suoi modi rudi, ha avvertito la rivale norvegese che risponderà di questa sua strategia. Una minaccia, che avrebbe a che fare con l’apertura di rotte verso gli USA e la Thailandia a tariffe basse e tutto l’anno, che avrebbe spinto diversi piloti Ryainair a optare per Oslo, intravedendo grosse potenzialità.

Ryanair è stata nel 2016 la prima compagnia aerea in Europa, avendo trasportato 117 milioni di passeggeri contro i meno di 110 milioni di Lufthansa, che ha così perso il primato sui cieli del Vecchio Continente.

La strategia di O’Leary è stata sin dalla fondazione della compagnia l’offerta di biglietti aerei a prezzi stracciati. All’inizio del Millennio fu suo il detto “prezzi bassi, ma non chiedetemi nemmeno un fottutissimo caffè”. Sempre gli irlandesi hanno funto da apripista per l’abbassamento delle tariffe, a fronte anche di una riduzione dei servizi offerti, come il pagamento del bagaglio in stiva, per non parlare dell’ipotesi lanciata tempo fa dal manager di introdurre per i suoi voli posti in piedi, in cambio di prezzi ancora più stracciati.

Voli Ryanair spinti da bassi costi

Le strategie commerciali di Ryanair hanno creato molto scompiglio tra le compagnie di linea tradizionali. Le cifre parlano chiaro: Dublino ricava molto di meno per ogni passeggero che vola con i suoi aerei, ma riesce a maturarvi un profitto di gran lunga maggiore. Com’è possibile? Ampliamento della platea dei passeggeri da un lato e contenimento dei costi dall’altro, evitando qualsivoglia forma di sindacalizzazione tra i suoi dipendenti, spesso fonte di guai per i bilanci societari. Ne sa qualcosa Alitalia. E così, a fronte di ricavi per 6,5 miliardi di euro nel 2016, i profitti sono stati pari a 1,242 miliardi, il 19% del fatturato. In pratica, su ogni euro ricavato, Ryaian riesce a maturare utili per 20 centesimi. Numeri, che non hanno eguali tra le concorrenti. A titolo di confronto, si pensi che Lufthansa produce utili per il 5,6% del fatturato, IAG per il 12,7%, Air France – Klm per appena il 4% e l’altra low-cost Easyjet per l’8,5%.

Dicevamo, minori ricavi unitari con più profitti: appena 56 euro di fatturato per ogni passeggero trasportato da Ryanair contro i 288 euro di Lufthansa, i 107 di IAG, i 212 di Air France – Klm e le quasi 63 sterline di Easyjet. I dati si riferiscono all’esercizio 2016, nel corso del quale sono stati riscontrati costi del lavoro molto di gran lunga più bassi in Ryanair che presso le altre concorrenti, ad eccezione di Easyjet.

Gli irlandesi spendono in stipendi appena un decimo del loro fatturato, pari a 5,40 euro per passeggero, mentre i tedeschi ben un quarto, corrispondente a 73 euro per passeggero. E a seguire, IAG dedica al costo del lavoro quasi un quarto dei suoi ricavi per una media di 43 euro a passeggero, Air France – Klm quasi il 40% per circa 80 euro a passeggero e Easyjet poco più del 6% per un’incidenza di 3,9 sterline per biglietto. (Leggi anche: Ryanair, rimborsi e assistenza voli cancellati)

Modello Ryanair non è in crisi

Da queste cifre si comprende bene come sia possibile che un biglietto Ryanair costi diverse decine in meno di un altro biglietto-tipo della concorrenza. E’ il costo del lavoro ad essere contenuto, insieme a tutti gli altri. Se la politica di O’Leary vi sembra un po’ maniacale, bisogna prendere atto di come essa sia riuscita a fare di un piccolo vettore insignificante fino a non molti anni fa un colosso internazionale, in grado di sfidare e battere persino giganti come Lufthansa e Air France. Certo, il colpo è stato duro, perché cancellare 2.000 voli in poche settimane comporta il rischio che i passeggeri in futuro non si fidino più, che siano spinti a pensare che low-cost equivalga a scarsa sicurezza e poca trasparenza.

Tuttavia, questo è il libero mercato e sarà esso stesso a rimettere tutto a posto, nonostante la stampa non aspettasse altro che buttarsi a capofitto nella vicenda per sottolineare quanto poco virtuoso sarebbe il modello Ryanair, rispetto a quello tradizionale, magari tacendo che Alitalia, tanto per citare una compagnia a caso, continua a succhiare denari dei contribuenti, nonostante sia privata e venda biglietti a prezzi non competitivi. La fuga dei piloti potrebbe avere segnalato a O’Leary di avere raggiunto il punto minimo con riguardo al fattore lavoro. Non che gli stipendi dentro la cabina di pilotaggio siano bassi, attestandosi tra 150.000 e 180.000 euro all’anno.

Evidentemente, peseranno le altre variabili, come l’orario di lavoro (18 ore massimo nella UE) o possibili benefits.

Poiché la compagnia non potrà permettersi un nuovo shock come quello in corso, starà più attenta a offrire ai piloti condizioni contrattuali in linea con quelle del mercato fino al punto di non perdere la propria caratteristica di vettore low-cost. Non è in crisi un modello di business e non siamo in presenza di alcuna rivincita delle grandi compagnie tradizionali, anche perché i piloti sono fuggiti per un’altra low-cost, quella norvegese, non certo per una qualche gigante dai piedi di argilla. (Leggi anche: Migliori compagnie aeree low-cost 2017)

 

 

 

 

 

ricavi unitari rya: 6,545 mld : 117 mln = 56 euro; utili 1,242 mld = 19%

costo lavoro 633 mln = 9,7% ricavi = 5,4 euro/pass

ricavi unitari luft:  31,66 mld : 110 mln = 288 euro; utili: 1,776 mld = 5,6%

costo lavoro 8 mld = 25% ricavi = 73 euro/pass

ricavi unitari iag:   19,924 : 101 mln = 197 euro; utili: 2,535 mld  =12,7%

4,731 mld = 43 euro costo lavoro per passeggero = 23,7% ricavi

ricavi unitari af-klm: 19,7 mld : 93,4 mln = 212 euro; utili: 0,792 mld = 4%

costo lavoro = 7,5 mld = 37,8% ricavi = 80 euro/pass

ricavi unitari easyjet:  4,7 mld  : 75 mln = 62,7 sterline; utili 0,4 mld = 8,5%

costo lavoro = 293 mln = 6,3% ricavi = 3,9 sterl/pass

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