Voli aerei all’estero: sparisce l’obbligo dei prezzi dei biglietti in euro, cosa cambia

I prezzi dei biglietti aerei da parte delle compagnie si potranno comunicare nella valuta locale e non per forza in euro.

di Chiara Lanari, pubblicato il
I prezzi dei biglietti aerei da parte delle compagnie si potranno comunicare nella valuta locale e non per forza in euro.

D’ora in avanti quando si acquisteranno i biglietti aerei, non è detto che la valuta sarà segnalata in euro. Questo vale per le tariffe di voli in partenza o arrivo dai paesi europei che non adottano l’euro e che potranno decidere come comunicare il prezzo del biglietto.

I prezzi potranno essere comunicati nella valuta locale

A prendere questa decisione sono stati i giudici della Corte di giustizia, i quali hanno stabilito che i paesi che non hanno come moneta l’euro, basti pensare al Regno Unito, potranno comunicare la tariffa nella valuta del paese. Come scrive Wired, la decisione dei giudici è arrivata dopo che un tedesco aveva accusato la compagnia aerea Germanwings, tramite l’associazione Land Baden-Württemberg, di aver riportato il prezzo di un volo Londra-Stoccarda in sterline e non in euro ipotizzando una sorta di concorrenza sleale. Interpellata la Corte Europea, quest’ultima ha dato ragione alla compagnia aerea confermando che i vettori hanno “la facoltà di comunicare le tariffe aeree per i servizi intracomunitari «n euro o in valuta locale”. Dunque le compagnie non sono obbligate a scrivere i prezzi nella valuta del cittadino che effettua un viaggio da una data città ad un’altra o viceversa, in cui la moneta è diversa dall’euro. Secondo la Corte Europea, oltretutto, il fatto di esprimere i costi nella valuta locale permetterebbe una più facile comparabilità dei prezzi. La sola postilla riguarda il fatto che i vettori sono comunque tenuti a comunicare la valuta del paese interessato. Ad esempio, nel caso del volo Stoccarda-Londra, la compagnia aveva comunicato il prezzo in sterline e non in euro e i giudici hanno dato ragione al vettore, diverso il discorso se, per lo stesso volo, la compagnia avesse comunicato il costo del biglietto in corone svedesi, tanto per fare un esempio. Ci deve essere dunque un filo logico. Sicuramente, almeno per quel che riguarda i voli da o per il Regno Unito, questa sentenza fa pensare molto alla Brexit e la imminente uscita dall’euro definitiva del paese.

La questione spinosa di Ryanair

La questione sembra rimandare a quella dei prezzi del secondo bagaglio a mano di Ryanair a pagamento. La compagnia aerea, per ora, ha vinto la battaglia contro l’Autorità che aveva chiesto al vettore low cost di smettere di far pagare il trolley fino a 10 chili e di rivedere la policy sui bagagli, tornando, di fatto, al periodo anteriore al 1 novembre. Ryanair però non aveva ascoltato il monito e ha continuato a far pagare le valigie piccole. Solo pochi giorni fa è arrivata la prima decisione del Tar che per adesso ha dato ragione alla low cost ma bisognerà attendere il 27 febbraio per avere una decisione definitiva sul futuro dei bagagli a mano di Ryanair. Nel frattempo i clienti dovranno continuare a pagare il bagaglio a mano rispettando le nuove regole imposte. Non è infatti detto che da febbraio cambi qualcosa e la compagnia potrebbe rimanere sulla sua linea attuale.

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