‘Vivremo fino a 100 anni: come possiamo permettercelo?’ L’analisi economica del WEF, quale via d’uscita?

L'analisi davvero impietosa del WEF sul futuro economico dell'umanità: povertà generalizzata anche in Occidente. La cura proposta è peggio del male.

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L'analisi davvero impietosa del WEF sul futuro economico dell'umanità: povertà generalizzata anche in Occidente. La cura proposta è peggio del male.

Il World Economic Forum ha pubblicato un lungo documento dal titolo davvero impressionante: We’ll Live to 100 – How Can We Afford It?, cioè: Vivremo fino a 100 anni: come possiamo permettercelo? Si tratta di una riflessione a partire da alcuni dati sul futuro demografico dell’umanità e sull’invecchiamento costante della popolazione globale: chi nasce nel 1947 ha a tutt’oggi l’aspettativa di vita di 85 anni, chi è nato nel 1977 (la generazione successiva, grossomodo), può sperare di arrivare a 94 anni, gli ultimi nati, i millennials, supereranno i 100 anni. Si tratta di una buona notizia, dal punto di vista umano, ma dal punto di vista economico è una cattiva notizia: come gli Stati potranno sostenere economicamente questo esercito di persone anziane? È il capitalismo e la rappresentazione della sua crisi: la sostenibilità economica è la faccenda più importante che riguarda gli uomini.

Intanto, nel nostro paese – Benvenuti in Italia, giovani e bambini senza futuro: povertà, disagio e istruzione, i dati.

Verso l’impoverimento dell’Occidente? L’analisi del WEF

Per chi conoscesse l’inglese, potrebbe essere utile leggere direttamente il rapporto del WEF, che trovate a questo link. La conclusione è la seguente: nel 2050 mancheranno circa 400 milioni di miliardi di dollari per sostenere economicamente l’aumento della popolazione. Il tema è trattato secondo gli schemi del neoliberismo: gli Stati spendono troppo nell’assistenza agli anziani (e non solo, in generale anche per tutti gli altri servizi ai cittadini) e nel futuro difficilmente si potrà sostenere una situazione che evolverà rapidamente con l’accrescimento della popolazione e dei suoi bisogni. Le motivazioni di questa crisi economica, che dovrebbe esplodere tra trent’anni sono le seguenti:

  • i giovani, a causa della ‘flessibilità’ (cioè precarietà), guadagnano meno e, dunque, potranno mettere da parte pochi contributi per la propria pensione – ricordando che le tasse versate dai giovani sono impiegate anche per il pagamento delle pensioni agli anziani
  • inefficacia dei piani di costituzione di piani pensionistici privatizzati: si guadagna troppo poco per accantonare ulteriori fondi per il futuro pensionistico
  • poi, ci sarebbe l’analfabetismo finanziario: le persone non conoscono i meccanismi dell’economia e questo sarebbe un male – ma conoscendoli cosa potrebbe accadere? Certo il WEF non immagina una rivoluzione globale.

A proposito di precarietà – I ‘nuovi’ voucher: perché sono l’ennesima presa in giro agli italiani.

Le soluzioni del WEF: una presa in giro?

Al di là di quello che si pensa dell’umanità e della dignità della vita umana, al di là del rendimento economico, ecco quali sono le soluzioni immaginate dal WEF:

  • i privati devono stipulare contratti e forme di previdenza privata – ma il WEF non spiega una cosa o, per meglio dire, la spiega già ma in un determinato modo: se lo stesso WEF ha annunciato la difficoltà in questo senso a causa di carriere discontinue e contratti di lavoro con salari troppo bassi, chi potrà permettersela? Soltanto una élite: davvero poco convincente il fatto che un futuro lo debbano avere soltanto i ‘benestanti’, un ritorno al passato con gravi rischi ‘sociali’
  • la politica degli Stati dovrebbe portare a un taglio della previdenza e a un accrescimento delle tasse: cioè si dovrebbero pagare più tasse avere meno servizi.

Ecco come l’umanità viene governata – I mediocri hanno vinto e il regime si chiama Mediocrazia: un’analisi politica spietata.

Il rischio è la rivoluzione globale? Usciamo dall’utopia e rientriamo nella realtà

Una situazione del genere potrebbe diventare una bomba a orologeria per l’umanità. Si sa bene – e chi governa realmente (capitalismo economico e finanziario) lo sa ancora meglio – che una situazione del genere può creare forte malcontento e portare a un vero e proprio sommovimento: l’idea che soltanto una piccola parte della popolazione mondiale possa accedere a servizi previdenziali non potrà che scatenare malcontento soprattutto nel nostro Occidente. Quale soluzione per il globo? L’unica possibile – oltre ovviamente alla catastrofe – è una redistribuzione globale della ricchezza e l’accettazione di un’idea di decrescita.

Ma anche questa, dato il funzionamento culturale del globo – sembra essere piuttosto un’utopia. Ed allora? La catastrofe, sempre che la Storia non ci insegni che il mondo possa essere ancora cambiato.

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