Vittoria Trump molto temuta in Germania, di cosa hanno paura i tedeschi?

Perché una vittoria di Donald Trump alle elezioni USA alla Germania non piacerebbe proprio? Cerchiamo di fare qualche analisi.

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Perché una vittoria di Donald Trump alle elezioni USA alla Germania non piacerebbe proprio? Cerchiamo di fare qualche analisi.

Un’eventuale vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali USA di oggi sarebbe molto invisa in Germania. Secondo il presidente della Commissione Affari esteri del Bundestag, il conservatore Norbert Roettgen, se il candidato repubblicano arrivasse alla Casa Bianca, tra USA e Germania si arriverebbe al punto più basso nei rapporti bilaterali dalla guerra in Vietnam. Voce isolata è stata in questi giorni quella del governatore della Baviera, anch’egli conservatore, Horst Seehofer, che in un’intervista alla Bild si è dichiarato pronto ad accogliere a Monaco chiunque vinca le elezioni, sostenendo la necessità di non interferire nel processo democratico di un altro paese.

Un sondaggio della Bild ha trovato che per il 77% dei tedeschi, un eventuale presidente Trump danneggerebbe i rapporti tra America e Germania, mentre per il 67% non cambierebbe sostanzialmente nulla sul piano relazionale, se a vincere oggi sarà Hillary Clinton. (Leggi anche: Vittoria Trump e dimissioni Yellen?)

Tedeschi ostili a Trump

Ma come mai i tedeschi detestano quasi all’unanimità il magnate? Semplice ostilità a un candidato dai tratti caratteriali molto diversi da quelli più pacati teutonici, nonostante il repubblicano abbia proprio origini tedesche? Non proprio.

Il programma di Trump sull’economia si fonda su una parola-chiave: protezionismo. L’uomo è convinto di proteggere meglio l’interesse degli americani e, in particolare, di lavoratori e imprese, sganciandosi da accordi di libero commercio, come il TTP (“Trans-Pacific Partnership”) e ponendo limiti al NAFTA, che lega l’economia USA a Messico e Canada. Simili, ma con minore veemenza, sono state le proposte elettorali della Clinton, nonostante da segretario di Stato abbia assecondato il commercio mondiale. (Leggi anche: Commercio mondiale, rischio protezionismo avanza)

 

 

 

Il protezionismo alla Trump danneggerebbe la Germania

Ora, per un’economia come quella tedesca non esiste minaccia peggiore di un candidato per la poltrona più potente del pianeta, che minacci di frenare la globalizzazione dei commerci.

Le esportazioni della Germania ammontano a oltre la metà del pil tedesco, mentre il surplus delle partite correnti chiuderà quest’anno al record dell’8,9% del pil.

Un’America protezionistica sarebbe un pericolo per l’industria teutonica, perché potrebbe frenarne l’espansione, specie in contesti come la Cina, che è uno dei mercati nel mirino di Trump per le sue pratiche commerciali considerate scorrette. (Leggi anche: Esportazioni tedesche eccessive?)

Dall’auto alle banche, i tedeschi tifano Clinton

C’è di più: nel tentativo di prendere voti tra la working class americana, il repubblicano ha minacciato misure a tutela anche dell’industria automobilistica, intimando ai dirigenti Ford (l’episodio è stato citato nei giorni scorsi dal regista Michael Moore) di imporre dazi al 35% sulle loro vetture, nel caso spostassero la produzione nel Messico. La Germania ha tutta la convenienza che gli USA non chiudano le loro frontiere al libero commercio nel settore automotive, in cui spadroneggia con marchi come Volkswagen, Bmw, Audi, Mercedes, Porsche, Opel, etc.

E il caso Deutsche Bank, dopo lo scandalo emissioni di Volkswagen di un anno fa, ha dimostrato alla Germania di avere bisogno di un presidente più accomodante alla Casa Bianca verso gli interessi industriali stranieri, non di un uomo caratterialmente e programmaticamente votato allo scontro, altrimenti sarebbero a rischio i propri principali assets. Berlino ritiene che Trump sarebbe un presidente meno malleabile e incline al compromesso rispetto alla Clinton su dossier come le maxi-sanzioni richieste dal Dipartimento di Giustizia di Washington ad alcuni suoi “gioielli” industriali. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank, guerra commerciale ereditata da Trump o Clinton)

 

 

 

Germania preoccupata dal legame tra Trump e Putin

Infine, la politica estera. Trump sarebbe incline a recuperare direttamente il rapporto con la Russia di Vladimir Putin, anche al costo di mettere in secondo piano quello con gli alleati europei della NATO.

La Germania, leader di fatto dell’Europa continentale, tutto vorrebbe, tranne che alla Casa Bianca ci fosse un presidente intenzionato a bypassare Berlino per trattare direttamente con Mosca – mettendo a rischio le relazioni tra Berlino e le capitali dell’Europa orientale, che si sentono minacciate dai russi – e che magari desse un sostegno pubblico al Regno Unito nelle trattative sulla Brexit contro la UE.

Per non parlare degli attacchi del magnate all’indirizzo della politica della cancelliera Angela Merkel sull’accoglienza indiscriminata dei migranti. Quest’ultima teme un’accentuazione delle tensioni politiche interne alla Germania, con il rinvigorimento delle posizioni euro-scettiche dell’AfD, il partito della destra anti-Bruxelles. E’ questione di geo-politica e di interessi economici strategici. Scordatevi la simpatia, ai tedeschi Trump non piace, perché non conviene. (Leggi anche: Elezioni USA, Clinton: fantoccio di Putin)

 

 

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