Vigili del Fuoco in rivolta: sciopero generale per stipendi più alti

I Vigili del Fuoco vogliono la stessa retribuzione degli altri corpi di polizia.

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I Vigili del Fuoco vogliono la stessa retribuzione degli altri corpi di polizia.

Prosegue la protesta dei Vigili del Fuoco, scesi in piazza per il secondo giorno consecutivo ieri in piazza Montecitorio per chiedere l’adeguamento dello stipendio. I Vigili del Fuoco vogliono la stessa retribuzione degli altri corpi di polizia. Uno degli striscioni apparsi nel corso della giornata ieri durante la manifestazione recitava: “Basta cordoglio da morti. Vogliamo rispetto da vivi”. Chiaro il riferimento alla recente tragedia della cascina di Quargnento (provincia di Alessandria), dove hanno perso la vita tre Vigili del Fuoco. Nella giornata di oggi, giovedì 21 novembre, si terrà uno sciopero generale proclamato dalla Fns Cisl.

Le richieste dei Vigili del Fuoco

Più risorse e diritti. La richiesta dei Vigili del Fuoco al Governo Pd-M5S è chiara: destinare 230 milioni di euro nella prossima manovra finanziaria per garantire innanzitutto l’aumento degli stipendi, portandoli allo stesso livello degli altri corpi di polizia. A tal riguardo, si ricorda che il contratto nazionale dei Vigili del Fuoco è scaduto da dodici mesi e ancora sono in attesa del rinnovo. Inoltre, i pompieri chiedono all’esecutivo giallorosso che nella prossima Legge di Bilancio venga inserita l’assicurazione Inail. Ad oggi, infatti, i Vigili del Fuoco non godono di alcuna copertura assicurativa. Di conseguenza, qualora avessero un infortunio sul lavoro, le spese potrebbero essere a loro carico. L’iter attuale prevede che il pompiere si rechi presso un ospedale militare, a cui spetta il compito di stabilire quanto sarà il rimborso per le spese sanitarie. La terza e ultima richiesta dei Vigili del Fuoco ha per oggetto le nuove assunzioni: almeno 40.000 unità.

Scioperi ogni dieci giorni: lo strumento di lotta dei Vigili del Fuoco

Il segretario generale della Fns Cisl, Pompeo Mannone, ha spiegato che il sindacato è pronto a proclamare uno sciopero ogni dieci giorni, fino a quando il provvedimento richiesto (lo stanziamento dei 230 milioni di euro nella prossima Legge di Bilancio) non riceverà il via libera del Parlamento.

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