Vertice UE, sui migranti vince l’Italia: premier Conte abbassa la cresta al gallo Macron

L'Italia del premier Conte riporta una decisiva vittoria in Europa sulla crisi dei migranti, mentre la Francia di Macron subisce una sconfitta. L'asse franco-tedesco inizia a fare i conti con il ritorno di Roma nello scacchiere internazionale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia del premier Conte riporta una decisiva vittoria in Europa sulla crisi dei migranti, mentre la Francia di Macron subisce una sconfitta. L'asse franco-tedesco inizia a fare i conti con il ritorno di Roma nello scacchiere internazionale.

Il Consiglio europeo di ieri si è concluso con una vittoria simbolica e sostanziale per l’Italia. I 28 capi di stato e di governo hanno trovato l’accordo sui migranti, dopo che il premier Giuseppe Conte aveva posto il veto sul documento conclusivo, tanto che al termine della prima sessione non si era tenuta nemmeno la conferenza stampa dei vertici di Bruxelles e quando era notte profonda si era in profonda impasse per l’opposizione della Francia alla posizione dell’Italia, che chiedeva solidarietà in fase di gestione degli sbarchi e successivamente. La tensione tra il presidente Emmanuel Macron e il nostro premier è stata forte, con il primo che è arrivato a insultare il secondo, ribattendogli che “tu non conosci come funziona un Consiglio europeo, non puoi comportarti così”, in reazione alla minaccia di non firmare alcun testo, se non integrale. Insomma, il premier Conte è stato chiaro e inflessibile: “o si trova un accordo su tutto o non firmo niente”. E alla fine, Macron ha dovuto abbassare la cresta, altrimenti sarebbe stato la causa del naufragio delle trattative e della quasi certa crisi politica tedesca, se non di tutta la UE.

Il default dell’Italia nel piano di Francia e Germania per commissariarci e prenderci le banche

E così, alla fine la spunta proprio l’Italia, che ottiene quattro cose importanti: la prima, che le Ong non interferiscano con la Guardia Costiera libica e che operino nel rispetto del diritto internazionale; la seconda, che prima ancora che venga erogata alla Turchia la seconda tranche degli aiuti europei per la gestione della crisi dei profughi siriani, Bruxelles provveda anche a garantire assistenza agli stati africani, un modo per spostare l’attenzione della UE sul Nord Africa ed evitare che si concentri solo sul Medio Oriente; la terza, il riconoscimento che chi sbarca in Italia, sbarca in Europa e che, quindi, l’approccio sulla gestione degli sbarchi debba essere integrato; la quarta, che i centri di accoglienza possono essere aperti dentro e fuori la UE, ma “su base volontaria”, contro la previsione della Francia, che voleva costringere l’Italia ad aprire hotspot sul nostro territorio nazionale, pur finanziati dalla UE.

In sostanza, gli sbarchi non saranno solo un affare italiano e i migranti verranno rimpatriati, se sprovvisti del diritto di asilo politico, nonché smistati all’interno della UE, nel caso in cui avrebbero titolo per restare. Per l’Italia, doppia vittoria: simbolica e fattiva. Per la prima volta dopo tanti anni, Roma emerge vincitrice chiara nel confronto con i partner europei, avendo minacciato e finanche posto il veto per una gran parte del vertice, a conferma che le relazioni con il resto d’Europa non possano e non debbano essere improntate alla subordinazione, bensì alla difesa strenua del nostro interesse nazionale. E’ finita l’era dei governi PD, compiacenti, supini e remissivi verso l’asse franco-tedesco. Conte ha potuto strappare a Francia e Germania grosse concessioni per una ragione molto semplice: le sue minacce non sono state percepite come un bluff, in quanto l’Italia del governo penta-leghista è considerata capace di creare alleanze non tradizionali, ovvero con stati non appartenenti al ristretto nucleo delle capitali pro-Bruxelles.

La vittoria dell’Italia non più supina

Alla fine, Macron è stato costretto a fare buon viso a cattivo gioco e ha parlato di “soluzioni europee” per giustificare la sua sconfitta travestita da vittoria comune, mentre la cancelliera Angela Merkel, che pure ha ottenuto una vittoria sui “movimenti secondari”, ovvero sui respingimenti all’interno della UE verso gli stati di primo approdo, si è mostrata cauta, parlando della necessità di ulteriori progressi. Forse, le basterà per il momento superare la crisi politica in corso per via delle divisioni tra lei e il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, che potremmo definire il “Salvini della Germania”. E Conte può uscire dalla sessione con il sorriso sulle labbra: “Da oggi l’Italia non è più sola. Da questo Consiglio esce un’Europa più solidale e responsabile”.

Aldilà dell’impatto che le decisioni assunte stanotte avranno sull’effettiva gestione della crisi migratoria dall’Africa, l’aspetto più interessante di quanto appena accaduto riguarda il ritorno dell’Italia sulla scena europea nelle vesti di protagonista pensante e tutrice dei propri interessi, secondo una logica di contrattazione e non di adesione a principi vuoti e a decisioni assunte da terzi e spesso a discapito delle nostre posizioni. E’ una sconfitta per l’asse franco-tedesco, che per la prima volta da anni si trova costretto a fare i conti con l’emergere di un assetto di potere alternativo e minaccioso rispetto al suo monopolio diplomatico interno alla UE. Ma è anche una sconfitta per gli eurofili senza se e senza ma di casa nostra, ovvero essenzialmente per il PD, il cui atteggiamento critico verso le giuste rivendicazioni del governo Conte in Europa segnala l’incapacità dei suoi dirigenti di farsi portavoce degli interessi nazionali nei consessi stranieri, rimarcandone un’indole rinunciataria e contrattualmente debole.

Adesso, l’Italia dovrà sin da queste ore cercare di emergere anche sulle riforme al tavolo della discussione a Bruxelles, ossia sulle proposte di Merkel-Macron per la nascita di un fondo monetario europeo, l’istituzione di un bilancio comune e forse anche di un unico ministro delle Finanze nell’Eurozona. Conte dovrà opporre la massima resistenza alla creazione di meccanismi-capestro, che puntano a una gestione tecnocratica della vita economica e politica in seno all’unione monetaria. Non solo, da vari punti dell’intesa di Meseberg tra Francia e Germania traspare la volontà di mettere sotto scacco il nostro Paese su debito pubblico e banche, facendoci recitare il consueto ruolo di “malato d’Europa”, in modo da indebolire le nostre difese politiche e condannarci alla subordinazione in fase di trattative con Bruxelles e le altre cancellerie del Vecchio Continente. Il gioco, però, è stato scoperto. Battere i pugni da solo non basta, servono anche idee e progetti credibili. E certo è che né Parigi e né Berlino dimostrano di averne, mentre l’Italia inizia ad assumere consapevolezza di sé e della necessità di smarcarsi da un duetto nato per estrometterci dalla plancia di comando della UE. Se andiamo avanti così, il galletto francese dovrà imparare ad abbassare più volte la cresta, perché l’Italia è tornata ad esistere e a resistere.

La vendetta di Macron contro le banche italiane, ecco il rischio di un nuovo 2011

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi, Politica, Politica Europa