Emergenza profughi, le richieste insostenibili della Turchia a un’Europa disperata

Lungo vertice della UE sull'emergenza profughi con la Turchia, che ci pone 3 condizioni molto impegnative per collaborare alla gestione dei flussi.

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Lungo vertice della UE sull'emergenza profughi con la Turchia, che ci pone 3 condizioni molto impegnative per collaborare alla gestione dei flussi.

Si tiene oggi il vertice dei 28 paesi della UE, che entro domani presenteranno una proposta formale alla Turchia, al fine di cercare di risolvere la grave emergenza profughi, che da mesi sconvolge il territorio del Vecchio Continente. Ankara è cruciale in questa soluzione, perché ai suoi confini si trovano ammassati circa 1,7 milioni di immigrati in fuga dalla guerra in Siria, in attesa che per loro sia trovata una sistemazione o che le cose si normalizzino nel loro paese. Molti di loro, però, decidono di tentare la fortuna e di raggiungere la Grecia, attraverso la quale hanno accesso all’Europa, percorrendo i Balcani. La situazione è diventata ingestibile sulle isole elleniche, come a Lesbo, dove i centri di accoglienza non sono più in grado di ospitare nuovi arrivi, essendo già stracolmi. La UE punta a trovare un accordo con i turchi, che si basi su questo principio: Ankara si riprende i profughi, che cercano di entrare illegalmente in Grecia; in cambio, l’Europa si prenderà un pari numero di quelli alle frontiere con la Turchia, quale forma di incentivo per quest’ultima a collaborare e di disincentivo ai profughi stessi a tentare vie illegali per entrare nell’area Schengen.

Le richieste turche

Il presidente Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu sono disponibili a dare una mano all’Europa, ma non gratis. Per questo, già il 7 marzo scorso hanno formalizzato 3 richieste principali, sulle quali vi sarebbe l’ok della Germania e successivamente anche del resto della UE. Per prima cosa, chiedono altri 3 miliardi, dopo i 3 già stanziati a novembre, di cui appena 100 milioni erogati un paio di settimane fa. Secondariamente, vogliono che il processo negoziale sull’ingresso della Turchia nella UE subisca un’accelerazione; terzo, avanzano la pretesa che i loro cittadini non siano considerati di serie B e possano entrare in territorio europeo senza visto.

     

Ingresso Turchia in UE, riapertura negoziato possibile

Sul primo punto, ci saranno certamente resistenze e polemiche, più legate al metodo di conteggio di tali esborsi dei governi sui bilanci nazionali, ma quasi senza ombra di dubbio possiamo affermare che alla fine Bruxelles cederà, anche perché la cifra richiesta è certamente alla portata di una ricca area economica da 500 milioni di abitanti. Altro discorso sarebbe, invece, accertarsi che tale denaro finisca effettivamente per beneficiare la gestione dei profughi e non vada a finanziare qualche cellula dell’ISIS, dati i rapporti ambigui tra Ankara e lo Stato Islamico. Sul secondo punto, iniziano i mal di pancia. L’ingresso della Turchia nella UE è osteggiato storicamente proprio dalla Germania, anche se negli ultimi tempi la cancelliera Angela Merkel è costretta a fare buon viso a cattivo gioco e non si esprime formalmente sulla questione. Diverse ragioni giocano contro una tale ipotesi: per prima cosa, si tratta di un paese di 75 milioni di abitanti, che nella UE sarebbe secondo alla sola Germania. Il 90% della popolazione turca è mussulmano, un fatto che creerebbe attriti tra la legislazione europea e le sensibilità religiose dei turchi. Inoltre, i tedeschi temono un esodo di massa dalla Turchia al loro paese, visto che in Germania già vivono quasi 5 milioni di turchi, la comunità più grande d’Europa. Lo stesso teme la Francia, dove la presenza mussulmana è già la più vasta del Continente. Infine, sul fronte dei diritti umani, anziché andare avanti, Ankara ha indietreggiato negli ultimi anni, tanto che ormai quella di Erdogan appare a tutti gli effetti una dittatura “dolce”. Non ultimo, Turchia e Cipro sono in conflitto da una quarantina di anni per il controllo dell’isola, divisa tra un nord filo-turco e un sud filo-ellenico. Nicosia porrebbe il veto a qualsiasi ingresso di Ankara nella UE, temendo ripercussioni negative sul difficile tentativo di riunificare l’isola.

Ora, anche su questa richiesta un accordo potrà essere trovato, perché riaprire il negoziato, formalmente mai cessato, non equivale a garantire alla Turchia che entrerà nella UE. E credibilmente, il governo turco non ritiene che ciò accadrebbe a breve, ma spenderebbe la questione per ragioni di consenso interno, lasciando intravedere ai suoi cittadini la possibilità di raggiungere finalmente la meta tanto agognata.      

Soluzione politicamente non sostenibile su liberalizzazione visti

E’, invece, sulla libera circolazione dei turchi in Europa che i problemi si fanno seri. Accordarsi con Ankara per non essere invasi dai profughi, ma alla fine subire un esodo potenziale di milioni di turchi in cerca di migliori condizioni di vita e di libertà potrebbe non essere un esito netto positivo per i governi europei. Oltre tutto, la stessa Commissione europea valuta che il paese non soddisferebbe molti dei criteri per l’ottenimento del visto automatico. In teoria, l’Europa non rischierebbe molto, perché solo il 4,4% delle richieste di ingresso dalla Turchia viene respinto, mentre la disoccupazione nel paese è relativamente bassa e l’economia, per quanto in frenata rispetto al decennio del boom, è ancora in forte crescita. Ma si tenga conto che molti rinunciano a richiedere il visto, consapevoli che non avrebbero i requisiti per ottenerlo e per quanto l’economia anatolica sia progredita, il suo pil pro-capite si attesta ancora a 10.000 dollari, meno di un quarto di quello della Germania. Saranno proprio su questo punto i maggiori problemi, anche perché Erdogan e Davutoglu dovranno incassare il risultato proprio sulla libera circolazione verso gli stati UE, altrimenti a casa il loro negoziato sarebbe considerato fallimentare. Chissà che non siano raggiunte soluzioni di contingentamento degli ingressi di turchi senza visto nell’Unione. D’altro canto, se proprio la cancelliera si è mostrata nel pomeriggio di oggi ottimista, sono i suoi alleati della CSU bavarese a mettere le mani avanti sulla liberalizzazione dei visti. E dopo la batosta incassata dal suo partito alle elezioni regionali di domenica scorsa, tutto può permettersi, tranne che di ignorare le critiche dei suoi stessi deputati.

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