Trump e Merkel divisi su euro e NATO, vertice il 14

Incontro a breve tra Donald Trump e Angela Merkel. A dividere i due leader ci sono diversi dossier, a partire dalle politiche commerciali e la NATO. E' il primo faccia a faccia tra due persone con interessi politici e nazionali abbastanza diversi.

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Incontro a breve tra Donald Trump e Angela Merkel. A dividere i due leader ci sono diversi dossier, a partire dalle politiche commerciali e la NATO. E' il primo faccia a faccia tra due persone con interessi politici e nazionali abbastanza diversi.

Martedì 14 marzo, la cancelliera Angela Merkel si recherà a Washington per la sua prima visita ufficiale alla Casa Bianca dalla fine dell’era Obama. Ad accoglierla ci sarà il presidente Donald Trump, che già nel corso della campagna per le primarie repubblicane l’aveva presa di mira per le sue politiche “folli” di apertura indiscriminata delle frontiere ai profughi. Ma a dividere USA e Germania di questi tempi sono due argomenti su tutti: politiche commerciali e NATO. Il primo argomento non potrà che essere al centro del colloquio, dopo che a gennaio l’America ha registrato il peggiore saldo commerciale mensile in 5 anni, pari a un deficit di 48,5 miliardi di dollari.

Peter Navarro, direttore del National Trade Council, voluto da Trump per sovrintendere proprio alle politiche commerciali degli States, è tornato ad attaccare Berlino negli ultimi giorni, sostenendo che con la Merkel dovranno essere discusse le modalità per ridurre il deficit commerciale americano, pari a 60 miliardi di dollari nel 2016. Secondo l’economista, i tedeschi non possono limitarsi a rispondere di non avere poteri in merito ai negoziati commerciali e che non possono influenzare il cambio dell’euro, nonostante concordino con il fatto che sia debole. “Che sia vero o meno”, spiega Navarro, bisogna trovare una soluzione, aggiungendo che non è obiettivo dell’amministrazione Trump alzare barriere tariffarie e non, ma di ottenere che le altre economie abbassino le loro. (Leggi anche: Trump protezionista? I paesi a rischio con le politiche del nuovo presidente USA)

Germania si giova dell’euro debole per Trump

La Casa Bianca ritiene che Cina, Germania e Giappone siano “manipolatori del cambio”, giovandosi di monete più deboli di quanto dovrebbero essere sulla base dei fondamentali.

Per questo, minaccia ritorsioni e più in generale mira a una riforma fiscale, che consiste nel rendere detraibili i costi dei beni esportati, ma non quelli dei beni importati, incentivando così la produzione nazionale e disincentivando gli acquisti di beni e servizi dall’estero.

Navarro ha aggiunto un nuovo elemento di polemica con Berlino, che a suo dire non rispetterebbe le regole del WTO: l’IVA sulle esportazioni tedesche non viene applicata (ma nemmeno in Italia!), mentre così non avviene negli USA, dove la tassazione è sui redditi e non sui consumi, spiega. (Leggi anche: Trump contro euro debole della Germania, ma qual è il suo vero obiettivo?)

Germania e USA divisi anche sulla NATO

La Merkel è profondamente turbata dalle politiche trumpiane di attacco al libero commercio, dovendo difendere un’economia tedesca, che nel 2016 ha segnato un avanzo commerciale di 253 miliardi di euro, record di sempre e quasi al 9% del pil. Trump le chiederà conto di questo squilibrio, che a suo dire sottrarrebbe posti di lavoro negli USA. La cancelliera non ha formalmente argomenti per rassicurare il presidente americano, dato che a influenzare il cambio euro-dollaro con la politica monetaria è la BCE, mentre eventuali ritocchi alle pratiche commerciali possono avvenire solo su spinta della Commissione europea e riguarderebbero tutti gli stati UE.

Oltre all’eccesso di esportazioni tedesche, un tema divisivo è la NATO. Trump chiede che gli alleati europei aumentino la loro partecipazione alle spese militari dell’organizzazione atlantica, dando seguito all’impegno di alzare al 2% del pil il budget per la difesa. La Germania è in regola sul punto, insieme a pochissimi altri stati, ma il problema è che oggi quasi nessun paese europeo avrebbe margini per aumentare le spese militari, avendo semmai la necessità di risanare i conti pubblici. (Leggi anche: Spese militari, quanto ci costa se Trump taglia i fondi alla NATO)

Trump non ama la UE, la Germania sì

Trump ha aggettivato di recente “obsoleta” la NATO e la Germania teme che ciò porti a un disimpegno militare degli USA in Europa, esponendola agli appetiti della Russia di Vladimir Putin.

E anche la UE divide oggi Washington da Berlino. Navarro l’ha definita poche settimane fa “un veicolo dietro cui si scherma la Germania”, mentre Trump ha definito “una grande cosa” la Brexit, sostenendo che altri paesi usciranno dalla UE. (Leggi anche: May da Trump in cerca d’intesa)

Per la Germania, le istituzioni comunitarie sono essenziali, perché se non sono forse quello che sostiene Navarro, certamente rappresentano una leva su cui Berlino riesce a fare presa per creare “ordine” in Europa, consentendo all’economia tedesca di avvalersi di una moneta unica benefica per i propri interessi e di un mercato comune da mezzo miliardo di consumatori in cui esportare, oltre che di godere di un controllo politico sul Vecchio Continente, mai prima esercitato in misura così pregnante dal governo di Berlino. L’amministrazione Trump potrebbe destabilizzare tale scenario, sostenendo più o meno direttamente i partiti “populisti” europei anti-establishment e galvanizzando i loro elettori con le misure contro l’immigrazione varate già in queste prime settimane di lavoro.

Prossimo passo: G7 a Taormina

Il faccia a faccia tra Trump e Merkel servirà non di sicuro a risolvere le divergenze di vedute sui temi clou dell’economia dei due paesi, ma a tastare il polso dell’altro, ad annusarsi a vicenda per capire se vi siano i margini per instaurare relazioni quanto meno amichevoli. Il resto vien da sé, a partire dal G7 di Taormina di fine maggio.

 

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