Vertice OPEC, quotazione petrolio ancora a rischio da domani?

Vertice OPEC domani. Prezzo del petrolio ancora a rischio? Ecco cosa dobbiamo attenderci dalla riunione del cartello.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Vertice OPEC domani. Prezzo del petrolio ancora a rischio? Ecco cosa dobbiamo attenderci dalla riunione del cartello.

Domani si terrà il vertice dell’OPEC a Vienna, in cui parteciperanno i ministri dell’Energia dei 13 paesi membri. Sarà l’occasione per fare il punto sul mercato del petrolio, le cui quotazioni sono cresciute dell’80% rispetto ai minimi toccati a inizio anno, quando erano scese sotto i 30 dollari e ai livelli minimi dal 2003. Parte di questo boom, però, lo si deve nelle ultime settimane a fattori contingenti, che hanno tagliato la produzione globale di 3,5 milioni di barili al giorno, provocando, addirittura, un deficit dell’offerta, quando fino ad aprile si aveva un eccesso stimato in 1,5 milioni di barili al giorno.

La riunione non si annuncia facile, dato che l’Arabia Saudita non ha segnalato alcuna intenzione nelle ultime settimane di tagliare la produzione, limitandosi a ribadire che qualsiasi coordinamento tra i paesi membri e anche esterni al cartello sarebbe ben accetto.

Sarà il debutto del nuovo ministro saudita

Il regno sarà rappresentato per la prima volta dal nuovo ministro Khalid al-Falih, che ha preso il posto di recente del predecessore Alì al-Naimi, in carica sin dal 1995, all’interno di una riorganizzazione complessiva del top management saudita voluta dal Principe Mohammed bin Salman, figlio di Re Salman, appena trentenne.

Al-Falih ha mostrato un linguaggio più trasparente e crudo rispetto ad al-Naimi, tanto da non avere escluso un aumento della produzione di Aramco, la compagnia petrolifera statale, che attualmente estrae ogni giorno intorno ai 10,2 milioni di barili di petrolio.

 

 

 

Produttori petrolio frustrati, tranne Riad

Rispetto all’ultimo vertice ordinario del dicembre scorso, quello di domani si terrà in un clima un po’ più rilassato, non fosse altro per il rally del greggio degli ultimi 4 mesi. Tuttavia, i motivi di scontro dentro all’Organizzazione sono diversi, ad iniziare dalla designazione del successore del segretario generale Abdallah el Badri, il 76-enne libico in carica da 10 anni, dopo che già nel 2012 non è stata trovata un’intesa su chi dovesse sostituirlo.

Iran, Venezuela e Nigeria, tutti paesi frustrati per il mancato taglio concordato della produzione, vorrebbero un loro uomo come segretario dell’OPEC, anche se va detto che la carica in sé è solamente formale, dato che i poteri effettivi sono in capo ai ministri dei paesi membri.

Al-Falih non segnala distensione

Essendo il gran debutto di al-Falih, il mercato probabilmente farà l’analisi di ciascuna sua parola. Considerando che le aspettative sul vertice siano molto basse, qualsiasi frase giudicata in grado di segnalare qualche movimento nell’una o nell’altra direzione potrebbe avere un impatto da non sottovalutare sulle quotazioni, che attualmente continuano a sostare poco sotto ai 50 dollari, come se si trattasse di una soglia invalicabile, se non per pochi attimi.

Che tipo di riunione dobbiamo attenderci? Ci sarà una reale discussione sul taglio della produzione o l’Arabia Saudita, leader di fatto del cartello, minaccerà sul serio un incremento? Le tensioni con l’Iran non lasciano sperare nulla di positivo a quanti sperano in un taglio.

 

 

 

Difficile accordo su taglio produzione petrolio

Teheran non ha voglia di auto-limitare la crescita delle sue esportazioni, dopo che a gennaio le sono state revocate le sanzioni internazionali. Ma se continua ad estrarre barili dai pozzi, a fronte di una crescita della domanda globale in rallentamento, ciò implica che “ruba” quote di mercato ai rivali, come i sauditi, appunto. E Riad non intende cedere di un solo millimetro sulla difesa della sua posizione di leadership del mercato.

Il fattore tempo è cruciale in questo gioco a scacchi. Va detto, anzitutto, che finalmente quello di domani sarà il primo vertice OPEC, in cui i sauditi potranno mostrare ai partner il funzionamento della loro strategia di non intervento per ribilanciare il mercato. Dalla loro hanno il rally degli ultimi mesi e il calo della produzione nei paesi esterni al cartello; contro, il fatto che le quotazioni continuano a restare inferiori del 20% a quelle di appena un anno fa, nonostante il boom recente.

Alcune economie, come quelle di Venezuela e Nigeria, rischiano il collasso. Il caso più grave è certamente quello di Caracas, dove già si odono venti di rivolta popolare contro la carenza di beni, ma anche lo stato africano sta parecchio malmesso, anche a causa di atti di sabotaggio da parte di guerriglieri interni. E’ molto probabile che questi paesi faranno la voce grossa contro Riad, chiedendo una soluzione immediata alla crisi dei prezzi.

 

 

 

La carta saudita si chiama tempo

L’Arabia Saudita potrà permettersi di attendere che il mercato si riporti a quotazioni più consistenti, grazie a un mix di misure in grado di tenere lontano lo spettro del default. Anzitutto, detiene ancora un debito pubblico quasi nullo, può contare su circa 580 miliardi di dollari di riserve valutarie, ha annunciato per quest’anno emissioni di titoli di stato per un controvalore massimo di 15 miliardi e ha già iniziato a tagliare i sussidi energetici e la spesa pubblica improduttiva, mentre dall’anno prossimo sarà effettuata l’IPO di Aramco per almeno il 5%, ma sufficiente a coprire il disavanzo statale forse per un paio di anni. Non ultimo, in casi estremi potrebbe porre fine al cambio fisso ultra-trentennale, svalutando il rial e incassando così una maggiore quantità di ricavi in valuta locale, a parità di greggio esportato (in dollari).

Per essere chiari, i sauditi sembrano giocare su un’altra dimensione temporale, quella a medio-lungo termine, quando i suoi competitors del cartello non riescono a guardare oltre il breve o il brevissimo periodo. E’ proprio questa asimmetria che fa propendere il negoziato in favore dei primi, anche se dovranno concedere al loro ruolo di leader del mercato qualcosa, magari anche una semplice dichiarazione d’intenti.

 

 

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Arabia Saudita, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio