Vertice G20 Argentina, tango per Trump e Xi e l’Europa non ha con chi ballare

Prende il via oggi il vertice del G20 in Argentina, con l'America di Trump a monopolizzare l'attenzione sul commercio mondiale e a incidere anche sul petrolio. La UE resta spettatrice passiva degli eventi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prende il via oggi il vertice del G20 in Argentina, con l'America di Trump a monopolizzare l'attenzione sul commercio mondiale e a incidere anche sul petrolio. La UE resta spettatrice passiva degli eventi.

Oggi e domani, i capi di stato e di governo delle prime 20 economie mondiali si riuniscono a Buenos Aires, Argentina, al vertice del G20, una formula decennale, che quest’anno è molto attesa per verificare se sussistano le condizioni per un accordo di massima tra USA e Cina sugli scambi commerciali. I leader delle due potenze si vedranno al margine dell’evento e l’incontro bilaterale tra Donald Trump e Xi Jinping si mostra cruciale per scongiurare il rischio di una “guerra” commerciale a colpi di dazi. L’inquilino della Casa Bianca ha minacciato di innalzare le tariffe su altri 200 miliardi di dollari di beni cinesi importati, nel caso in cui questo fine settimana non fosse trovato un accordo con Pechino. Per contro, il governo cinese sarebbe pronto a stangare merci Made in USA per 500 miliardi. Uno spiraglio esiste per il semplice fatto che Trump vorrebbe tornare a casa con un successo mediatico, ma cresce tra gli analisti la sensazione che la sua strategia dei dazi non sia rivolta al breve termine, né limitata a ridurre il pesante deficit commerciale americano, quanto mirante a sconnettere la Cina dalla globalizzazione e isolarla nel lungo periodo, impedendole di assurgere a superpotenza rivale dell’America.

La Cina fermerà la stretta sui tassi USA della Fed?

Il vertice del G20 appare interessante anche per il mercato del petrolio. Si discuterà anche di greggio, dopo che le quotazioni hanno perso circa un terzo del loro valore in appena 7 settimane. Ieri, il Brent è arrivato a scendere sotto i 58 dollari al barile, quando il 3 ottobre scorso chiudeva la seduta sopra gli 86. E qui rileva la presenza del principe saudita Mohammed bin Salman (MbS), che per la prima volta da quando è esploso il caso Khashoggi si confronta con i leader stranieri in un palcoscenico così rilevante. Non è certo il faccia a faccia con Trump, mentre di sicuro discuterà a quattrocchi con l’amico Vladimir Putin. I due leader dovranno mettere a punto una strategia per ravvivare le quotazioni, anche se Mosca si mostra contraria a tagliare l’offerta. Viceversa, Riad capeggia l’OPEC verso una riduzione giornaliera tra 1 e 1,4 milioni di barili.

Trump protagonista indiscusso

Trump sta facendo pressione proprio su MbS, affinché resista alle richieste dei partner del cartello, minacciando altrimenti provvedimenti. Il nodo per il principe sta tutto qui, nella sua capacità di tenersi stretto il presidente americano, tra i pochi leader rimastogli accanto dopo il caso Khashoggi, pur tagliando la produzione per rinvigorire i prezzi. Cancellato via Twitter, invece, un altro faccia a faccia, quello tra Trump e Putin, anche se il primo ha voluto tenere aperta la porta del confronto. A dividerli c’è il caso Ucraina, con il sequestro da parte dei russi di due navi di Kiev, a causa di un apparente sconfinamento.

Petrolio sotto 60 dollari e il Canada lo svende a meno di 20

In tutto questo, l’Unione Europea sembra presente nel ruolo di spettatrice. A rappresentarla vi saranno il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e quello del Consiglio UE, Donald Tusk. Entrambi esprimono preoccupazione per le tensioni commerciali, invitando i partner del G20 a sostenere le proposte europee di riforma del WTO, l’Organizzazione del Commercio Mondiale, nel mirino di Trump e paralizzata da mesi per il mancato avallo di questi alla nomina dei giudici necessari per esaminare le controversie tra stati membri. Se entro l’anno prossimo la paralisi non sarà rientrata, resterà in carica un solo giudice e non sarà più possibile il funzionamento dell’arbitrato.

Il commercio mondiale divide UE da USA

La UE teme di finire coinvolta nella guerra dei dazi. A differenza dell’America, il Vecchio Continente è una potenza esportatrice, trainata da economie come Germania, Italia e Olanda. Trump minaccia di imporre dazi sulle sue auto e a Bruxelles si preparano quasi rassegnati a subirli entro Natale. Sarebbe un grosso guaio per Berlino, in particolare, già colpita dal crollo della produzione del comparto sul mancato adeguamento tempestivo alle nuove normative sulle emissioni inquinanti. L’obiettivo a cui Juncker e Tusk intendono ricondurre i partner del G20 consiste nel ribadire con i fatti l’impegno ad attenersi alla collaborazione “multilaterale”, altrimenti, spiegano, espressioni come “lotta al protezionismo” e sostegno ai “mercati aperti” resteranno parole vuote.

Proprio qua sta il solco che separa le due sponde dell’Atlantico: Trump rifiuta sia il multilateralismo come metodo di risoluzione dei problemi e quale strategia per stipulare accordi commerciali, puntando sulle intese bilaterali. Ne è prova la recente riscrittura del NAFTA con Messico e Canada. Inoltre, egli propugna l’azione politica al posto degli organismi internazionali come il WTO, segnalando l’intenzione di ritrarre l’America da un mondo “rules based”. La UE al suo interno è frammentata dalle divisioni che sappiamo e i due massimi difensori dell’ordine attuale – Angela Merkel ed Emmanuel Macron – sono leader in declino e senza una visione capace di rilanciare l’area verso il futuro, chiusi nella difesa dell’esistente e con scarsissimo appeal persino nelle rispettive patrie.

Nonostante detestino Trump, i leader della UE non potranno farne a meno nemmeno a questo vertice. Serve il suo sostegno per evitare scenari più cupi sull’Ucraina, con il presidente Petro Poroskenko a parlare di rischio di un’invasione russa. E gli attacchi del presidente USA all’OPEC fanno comodo, sotto sotto, pure agli europei, visto che un’accelerazione dell’inflazione in questa fase sarebbe l’ultima cosa di cui l’Eurozona, in particolare, avrebbe bisogno, non essendo in grado di sopportare tassi più alti da qui a breve. Resta da vedere se si sia almeno in grado di redigere un verbale finale o se il forum finirà per cristallizzare le differenze tra le varie aree del mondo, con una America sempre più lontana dai partner storici e una UE compiaciuta e di fatto senza alleati di rilievo nello scacchiere internazionale. Dall’esito del G20, però, dipenderà la reazione dei mercati azionari sulle tensioni commerciali da un lato e sul petrolio dall’altro. E nell’uno e nell’altro caso, ancora una volta l’Europa non toccherà palla, perché a giocarsela saranno Trump, la Cina, la Russia e i sauditi. E meno male che la UE nasce per contare di più nel mondo.

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Argomenti: Economia Europa, Economia USA, Rallentamento dell'economia cinese