Vertice Atene anti-austerità divide l’Europa in buoni e cattivi

Il vertice di Atene anti-austerità diventa un caso europeo ed esplode la tensione tra Nord e Sud. La Germania accusata di far stringere la cinghia a tutti.

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Il vertice di Atene anti-austerità diventa un caso europeo ed esplode la tensione tra Nord e Sud. La Germania accusata di far stringere la cinghia a tutti.

Da una parte il Nord Europa, a trazione fortemente tedesca, dall’altra il Mediterraneo, di cui fa parte a pieno titolo l’Italia. E ad Atene, i paesi del Sud si incontrano oggi per discutere un’alternativa all’austerità fiscale di stampo germanico e in favore della crescita. Si tratta di Italia, Francia, Grecia, Malta, Cipro e Spagna. Quest’ultima, però, non è rappresentata dal premier Mariano Rajoy, bensì dal segretario di Stato per la UE, Fernando Eguidazu Palacios. Ufficialmente, perché il premier spagnolo non ha ancora ottenuto la fiducia del Parlamento, ma si tratta di una scusa formale anche poco convincente, visto che è da quasi nove mesi che Madrid partecipa a tutte le riunioni internazionali, pur essendo priva di un governo nel pieno dei poteri.

In effetti, il vertice di Atene non è una semplice rimpatriata tra villeggianti nel Mediterraneo, bensì una sorta di contro-manifesto rispetto a quello caldeggiato dalla Germania e contenuto nei trattati europei, gli stessi sottoscritti senza esitazione dagli stati del Sud.

Vertice anti-austerità

Sul sito del governo ellenico si legge che la riunione di oggi punta a creare una maggiore cooperazione tra gli stati del Mediterraneo, in vista del Consiglio europeo di Bratislava, in modo da offrire all’appuntamento della prossima settimana un punto di vista diverso su immigrazione, economia e sicurezza. Tradotto per i comuni mortali, significa che Alexis Tsipras, François Hollande e Matteo Renzi, in particolare, s’incontrano per segnalare alla Germania di essere stanchi dell’austerità fiscale di pretendere una politica di condivisione dei rischi e più solidale in Europa.

Che la musica sia questa lo conferma il capogruppo del Partito Popolare Europeo all’Europarlamento, il tedesco Manfred Weber, che ha attaccato il vertice, sostenendo che si tratterebbe di un ennesimo giochetto di Tsipras per sfuggire alle riforme mancate, oggi ancora una volta sollecitate dall’Eurogruppo di Bratislava, necessarie per ottenere i nuovi aiuti.

Il deputato lamenta che per fini di politica interna, Renzi e Hollande si starebbero facendo strumentalizzare da Tsipras, cosa che “non depone in favore del loro senso di responsabilità”.

 

 

 

Scontro tra PPE e socialisti

Agli attacchi di Weber reagisce il gruppo italiano dei Socialisti e Democratici, accusando il capogruppo dei popolari di difendere l’interesse egoistico degli stati e di non offrire alternative alla sola austerità, con il risultato di provocare l’ascesa dell’estrema destra in tutta Europa, Germania compresa. Quest’ultima viene accusata manifestamente di essere la “cassa di risparmio d’Europa”, di creare problemi con una politica tutta improntata ai surplus.

Che Renzi e Hollande sfruttino a fini elettoralistici interni il vertice con Tsipras, lo stesso che non hanno sostenuto granché nel corso della negoziazione sul terzo piano di salvataggio nel 2015, è evidente. Hollande spera di recuperare consenso a sinistra, in vista delle primarie del Partito Socialista, rischiando altrimenti di non potersi nemmeno ricandidare per le elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Renzi punta essenzialmente ad alzare il prezzo con la Commissione europea, in modo da strapparle maggiore flessibilità fiscale, ovvero spazi di manovra per alzare le pensioni e tagliare le tasse in deficit, cosicché da aumentare le probabilità di vittoria al referendum costituzionale di novembre.

Leva fiscale opzione non disponibile per Sud Europa

Ora che gli stimoli monetari sembrano essere arrivati al capolinea, la pressione sui governi inizia a farsi più concreta. Se il governatore della BCE, Mario Draghi, ha invitato quelli dell’Eurozona a fare le riforme e a utilizzare gli spazi disponibili nei bilanci statali per sostenere la crescita, il Sud è consapevole di non potere fare leva sulla politica fiscale, essendo mediamente molto indebitato e con elevati disavanzi annui, per cui punta i piedi e chiede un allentamento delle regole.

La Germania, che quest’anno dovrebbe chiudere il bilancio pubblico con un avanzo fiscale dell’1,2% del pil, sta iniziando a varare un piccolo taglio delle tasse per complessivi 17 miliardi di euro, per quanto non immediato. Non intende fare di più per andare incontro alle richieste dei partner e dello stesso Draghi di tagliare il surplus corrente, pari quest’anno al record di quasi il 9% del pil, sostenendo che l’avanzo sarebbe in parte riconducibile al QE della BCE.

 

 

 

Austerità sarà imposta dai mercati, non dalla Germania

Chi pensa che la UE sia divisa in due dovrebbe ricredersi. L’Est Europa è riunita nel cosiddetto gruppo di Visegrad, al quale appartengono Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia e che chiede come il Nord più riforme economiche, ma anche maggiori poteri agli stati nazionali.

Uscire da questo marasma sembra ogni giorno più complicato. Attaccare la Germania, nella convinzione che sia il governo tedesco a impedirci di indebitarci, senza comprendere che è solo grazie alla politica monetaria ultra-accomodante della BCE se le tensioni finanziarie sui mercati sembrano sopite e gli spread rientrati, è un errore di visione molto grave. Se i tedeschi cedessero di fare pressione sulla Commissione europea e questa ci consentisse di fare tutti i debiti che vogliamo, non saremmo costretti a fare austerità per Bruxelles, ma stringeremmo ancora di più la cinghia per la punizione che ci verrebbe inflitta sui mercati.

 

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