Verso il nuovo governo: Amato favorito, la Bindi boccia Enrico Letta

Dubbi sulla formazione del nuovo governo. PD diviso e verso la scissione mentre Berlusconi vuole un'intesa che duri almeno 2 anni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dubbi sulla  formazione del nuovo governo. PD diviso e verso la scissione mentre Berlusconi vuole un'intesa che duri almeno 2 anni

La rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, caso unico nella storia italiana, darà il via già nelle prossime ore al tentativo del capo dello stato di formare un nuovo governo, quando sono trascorsi 56 giorni dalle elezioni. Il nome che maggiormente circola nelle stanze dei bottoni per la guida del nuovo esecutivo è quello di Giuliano Amato, già due volte presidente del consiglio e chiamato a togliere le castagne dal fuoco alla politica in crisi: nel 1992, ai tempi della morente prima repubblica; nel 2000, per ricomporre un centro-sinistra che aveva già cambiato due premier in corso di legislatura.  

Governo tecnico e governo politico?

Tuttavia, il primo scoglio che Napolitano deve sciogliere è sul tipo di governo da proporre ai partiti: tecnico o politico. Il PDL vorrebbe un esecutivo di colore politico, anche intriso di personalità tecniche, ma pur sempre politico. Il PD, invece, chiede che il governo abbia un carattere tecnico, del presidente, anche perché altrimenti avrebbe grosse difficoltà a trovare l’unità interna e non sarebbe in grado di spiegarlo agli elettori. Lo stesso Napolitano sarebbe propenso verso una soluzione tecnica, ma resta da vedere. In alternativa ad Amato e nel caso in cui non fosse tecnico, il governo potrebbe essere guidato dal piddino Enrico Letta, con Angelino Alfano alla vice-presidenza. Tuttavia, il nome di Letta premier è stato stroncato dal presidente dimissionario del PD, Rosy Bindi, che ha ritenuto non opportuno che il suo ex vice vada a Palazzo Chigi.  

Il governo di larghe intese vede il Pd diviso

Ma il grande scoglio non sta tanto nella formula, quanto nel se il governo potrà nascere. Il PD è diviso sull’ipotesi di sostenere un governo insieme al centro-destra, tanto che la bocciatura di Marini al Quirinale da parte di almeno 200 parlamentari del partito altro non è stata che il tentativo di fermare questo scenario. Se il PD dovesse cercare di restare unito non potrebbe affatto permettersi un appoggio a un governo di larghe intese, perché l’unità interna sarebbe impossibile. A meno che non si dia per scontata la nascente scissione a sinistra, guidata dal Sel Nichi Vendola e dal ministro Fabrizio Barca, insieme a personalità come Pippo Civati, Matteo Orfini e altri. Tuttavia, a poter fare propendere il partito verso il placet a un governissimo sarebbe proprio lo scenario nefasto di elezioni immediate, che potrebbe portare il PD a una sconfitta molto bruciante, come avrebbe riferito ai suoi lo stesso Matteo Renzi, secondo cui “prenderemmo un 3% e il centro-sinistra scompare”. Il sindaco fiorentino si è, pertanto, espresso sia in favore di una sua guida del PD, sia anche di un governo con il centro-destra, che duri un anno e che poi riporti il Paese alle urne. Di due anni, invece, dovrebbe essere la durata dell’esecutivo per Silvio Berlusconi, ossia il tempo per fare quelle riforme indispensabili per le istituzioni, per tenere salda la guida dell’Italia in questo frangente di crisi economica e per arginare il pericolo di un Grillo sempre più in alto nei consensi, specie dopo la crisi che sta travolgendo i democratici. Le difficoltà ci sono tutte. A partire dal consenso popolare. Un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano della famiglia Berlusconi, “Il Giornale”, spiega come solo un elettore su dieci sarebbe favorevole a un governissimo. E il Movimento 5 Stelle avrebbe gioco facile nel dipingere un ipotetico esecutivo del presidente come “inciucio”, infiammando le piazze già abbastanza in fermento.  

Riforma legge elettorale e riduzione del numero dei parlamentari: i due punti cardine di una futura agenda riduzione numero parlamentari

Un’ipotesi non peregrina potrebbe consistere in un appoggio del PD, ma limitato ad alcune misure ben precise e determinato nel tempo. In primis, per riformare la legge elettorale. Ma in questo caso sarebbe poco spiegabile far nascere un governo per approvare un solo provvedimento, oltre tutto di competenza del Parlamento. E allora si potrebbero sostenere anche altre riforme, come la riduzione del numero dei parlamentari, l’eliminazione del bicameralismo perfetto (la Lega reclama il federalismo) e l’elezione diretta del capo dello stato e/o del premier, come si reclama da entrambe le parti in questi giorni. A questo punto, però, la questione sarebbe di tempi. Per approvare una riforma che modifichi la Costituzione servono diversi mesi, magari un anno pieno e sempre che sia già pronto un accordo tra le coalizioni. Difficilmente, però, in questo caso si riuscirebbe ad andare a votare nella primavera del 2014, insieme alle elezioni europee. La prospettiva sarebbe di un governo di due anni, ma che il PD potrebbe non essere in grado di sostenere, anche perché Renzi tra un anno dovrà decidere se ricandidarsi alla guida di Firenze.  

Elezione presidente della Repubblica: il vero vincitore è Berlusconi

Non ultima è la sensazione del popolo di sinistra che la partita del Quirinale sia stata vinta da Berlusconi. Se il PD vi formasse insieme anche un governo, per molti elettori sarebbe una resa evidente all’avversario di sempre. Veti incrociati, tabù mai infranti e convenienze contrapposte spingono a ritenere che il compito del due volte capo dello stato Napolitano sarà tutt’altro che semplice. Da sabato le urne a giugno sono più lontane, ma forse non così tanto.

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Argomenti: Politica