Verso il governo, il triste show di Berlusconi al Quirinale non allontana Salvini da Di Maio

Le seconde consultazioni per formare il nuovo governo non hanno esitato apparentemente alcuna novità, ma dietro le quinte sembra che un accordo vi sia già.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le seconde consultazioni per formare il nuovo governo non hanno esitato apparentemente alcuna novità, ma dietro le quinte sembra che un accordo vi sia già.

L’esito delle seconde consultazioni al Quirinale è stato apparentemente anch’esso inconcludente. Uscendo dai colloqui con il capo dello stato, i tre leader del centro-destra hanno ribadito la loro posizione di unità come coalizione, mentre Luigi Di Maio ha confermato la chiusura del Movimento 5 Stelle a Silvio Berlusconi e Forza Italia (“faccia un passo di lato”), appellandosi nuovamente a Matteo Salvini, affinché scelga il “cambiamento” e si decida ad entrare in un governo con i grillini solo come Lega e non come coalizione. Insomma, si è rimasti esattamente alle stesse posizioni di una o due settimane fa. Lo stesso PD ha confermato che intende rimanere all’opposizione, eventualmente dando una mano da lì. Tuttavia, le novità ci sono state. Di Maio, pur riconoscendo che anche da “autorevoli esponenti del PD” siano arrivate aperture alle trattative richieste dall’M5S, ha riconosciuto che il dialogo sarebbe istituzionalmente a uno stadio avanzato con la Lega, alla quale è andata la presidenza della Commissione speciale della Camera, quella incaricata di redigere il Def. E Berlusconi ha irritato non poco l’alleato leghista, quando ha chiuso a un governo con l’M5S, ribadendo le aperture al PD. Una nota in serata del Carroccio ha invitato le parti al dialogo, minacciando altrimenti il voto anticipato.

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Il fatto che s’intensifichino gli appelli a Salvini, affinché molli Berlusconi, segnalerebbe non uno stallo, quanto che la trattativa tra M5S e Lega per il governo sarebbe arrivata a un punto cruciale e che le parti intendano sciogliere gli ultimi nodi decisivi per giungere finalmente all’intesa. Nel tentativo di mostrarsi ancora decisivo per le sorti della coalizione, dal canto suo anche sul piano gestuale Berlusconi ha dato vita ieri a un vero show al Quirinale. Mentre Salvini parlava ai cronisti presenti, leggendo il comunicato dei tre post-consultazioni, l’ex premier contava con le dita, ripeteva con il labiale le parole dell’alleato, quasi che gli suggerisse.

Uno show mediatico, che non riesce a celare il significato di quanto stia accadendo: Salvini e Di Maio si stanno accordando sul governo e l’unico nodo da sciogliere resta il ruolo che formalmente assumeranno Berlusconi e il suo partito nella nuova compagine parlamentare. Ingresso o sostegno esterno? Di Maio preme evidentemente per il secondo, come dimostra la sua richiesta di un “passo di lato”, badate bene, non già di un passo indietro o di un’uscita di scena. Ed è vero che ha chiuso anche a Forza Italia, ma questo servirebbe come sostegno in favore della Lega, che punta a spingere decine di parlamentari azzurri a passare con Salvini dopo le elezioni regionali in Molise e Friuli-Venezia-Giulia. A quel punto, il potere negoziale del Carroccio aumenterebbe dentro e fuori la coalizione, anche se una rottura con Berlusconi non la si desidera, in ogni caso, altrimenti Salvini resterebbe il leader di un partito al 17% e non di una coalizione al 37%.

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Ma se accordo sarà, chi verrà pre-incaricato di formare il governo dal presidente Sergio Mattarella? Salgono nettamente da ieri le quotazioni di Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini e leghista molto rispettato anche all’infuori del centro-destra. Su di lui convergerebbe tutta la coalizione, ma alla fine potrebbero arrivare persino singoli voti dal PD, oltre che dall’M5S nel suo insieme. In alternativa, l’incarico esplorativo verrebbe assegnato a uno tra il presidente della Camera o del Senato, ovvero al pentastellato Roberto Fico o all’azzurra Maria Elisabetta Alberti Casellati. Difficile, tuttavia, che la seconda riesca nell’impresa di raccogliere consensi tra i grillini. La sua opzione sarebbe valida nel caso in cui il Quirinale spingesse per un’intesa tra centro-destra e PD o un esecutivo istituzionale con tutti dentro, ma al quale sia Salvini che Di Maio hanno ad oggi opposto un netto rifiuto.

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Fico stesso punterebbe più sul PD, ma i numeri sarebbero stretti comunque, considerando che tutto il centro-sinistra e l’M5S insieme farebbero di poco la maggioranza in Parlamento, senza considerare che le pattuglie renziane, ancora oggi formalmente dominanti numericamente tra i dem, contrasterebbero una simile operazione. E allora, lo show di Silvio di ieri non ne segna una ennesima rinascita politica, ma segnala semmai sia il suo potere di veto nella coalizione, sia pure il tentativo di nascondere il sole con una mano, ossia che egli non sarà padrone delle vicende istituzionali nelle prossime settimane. Se Giorgetti verrà incaricato premier, non sarà certo un merito suo, bensì l’esito già scritto di trattative, che sono andate avanti tra grillini e leghisti, a prescindere da lui.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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