Verso il governo: incarico a Salvini più vicino, ma la Lega punta su un terzo nome

L'ipotesi che Matteo Salvini o un altro nome del centro-destra riceva un (pre-)incarico dal presidente Sergio Mattarella diventa più credibile nelle ultime ore. E Silvio Berlusconi lamenta la sua quasi irrilevanza politica.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'ipotesi che Matteo Salvini o un altro nome del centro-destra riceva un (pre-)incarico dal presidente Sergio Mattarella diventa più credibile nelle ultime ore. E Silvio Berlusconi lamenta la sua quasi irrilevanza politica.

Seconde consultazioni al via oggi tra i partiti e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Gli ultimi a salire al Quirinale saranno nel pomeriggio i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, tra cui Luigi Di Maio, che saranno ricevuti dal capo dello stato subito dopo la delegazione unitaria del centro-destra, guidata da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Quest’ultima indicherà proprio il leader della Lega come candidato premier e per la prima volta dopo le elezioni, il diretto interessato non escluderebbe più di ricevere il pre-incarico, pur in assenza di una maggioranza certa in Parlamento. L’M5S resta fermo sulla sua linea e, anzi, sta intensificando il bombardamento mediatico contro l’ex premier Berlusconi, con Di Maio che pubblicamente invita Salvini a scegliere il cambiamento, mollando l’alleato, mentre esplosive sono state le parole scritte sul profilo Facebook da Alessandro Di Battista, che ha definito il leader azzurro “il male assoluto” e “delinquente naturale”.

Governo M5S-Lega, Tremonti premier metterà d’accordo Salvini e Di Maio?

Se ci fermassimo alle apparenze, desumeremmo che l’alleanza tra M5S e Lega si stia allontanando, mentre starebbe accadendo l’esatto contrario. I grillini stanno sparando gli ultimi fuochi per cercare di stringere un accordo con solo Salvini, evitando la “gogna” mediatica, dal loro punto di vista, di far nascere un governo insieme a Berlusconi. E ieri, che l’intesa tra i due partiti sia vicina lo hanno fatto intendere due episodi, che hanno mandato su tutte le furie gli alleati del Carroccio. Salvini ha chiamato Di Maio e gli avrebbe ribadito che al governo ci vorrà entrare con tutta la coalizione, mentre alla Camera è stato trovato un accordo su Nicola Molteni come presidente della Commissione speciale, quella incaricata tra l’altro di approvare il Def.

Più che Salvini, avanza il terzo nome

Berlusconi e Meloni di Molteni non sapevano nulla, anche perché nell’aria vi era il nome di un altro leghista, Giancarlo Giorgetti, potente senatore del partito e che per la stampa è anche noto come “Richelieu” per l’importanza che ricopre nel tessere le relazioni tra il segretario e alleati presenti o potenziali. L’uomo, dotato di sicura intelligenza politica e dai toni sempre molto pacati e istituzionali, sarebbe non sgradito persino al PD. Come mai non è stato eletto presidente, quindi? Stando alla versione degli stessi grillini, per “tutelare” la sua persona. Da cosa? Il suo nome circola come possibile premier da incaricare nel caso non si trovasse altra soluzione percorribile. L’interessato si schernisce e si limita a un laconico “non mi conosce nessuno”, ma le probabilità che entri a Palazzo Chigi appaiono più elevate di quelle di Salvini, avendo dalla sua proprio lo scarso risalto mediatico, che consentirebbe a parte delle opposizioni di astenersi o di prendersi un caffè nel corso del voto di fiducia alle Camere.

Come Salvini vuole eliminare Berlusconi e prendersi tutto il centro-destra

Salvini continua nella sua strategia di mostrarsi a capo di una coalizione del 37%, anziché di un partito del 17%. Solo così può accrescere il suo potere negoziale nei confronti del 32% dei 5 Stelle. Berlusconi lamenta la linea “annessionista” dell’alleato, fiutando la trappola, ovvero di ritrovarsi formalmente fuori dal governo e ridotto a consorte di una coalizione, in cui l’unica parola che valga sia quella del segretario leghista. Non può permettersi di andare all’opposizione nel caso in cui Salvini lo mollasse per fare un governo con Di Maio, altrimenti perderebbe gran parte delle già ridotte truppe parlamentari. Egli teme, addirittura, che i veti grillini siano una farsa concordata con la Lega per liberarsi di lui, insomma che sia in atto una sceneggiata mirata a tagliarlo fuori dai giochi. Dunque, si sente relegato in un cantuccio, a recitare un ruolo secondario che non gli è mai stato proprio e al quale non può ribellarsi, perché i numeri hanno la testa dura e dicono che dal 4 marzo, Berlusconi non è determinante per alcuno scenario e che ha investito il suo residuo capitale politico degli ultimi anni sulla corrispondenza di amorosi sensi con il PD renziano, rilevatasi devastante per entrambi gli infatuati.

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Argomenti: Politica, Politica italiana