Verdini entra in maggioranza e sul PD aleggia lo spettro della scissione

Denis Verdini determinante per la maggioranza a sostegno del governo Renzi. Minoranza dem sconfitta 2 volte.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Denis Verdini determinante per la maggioranza a sostegno del governo Renzi. Minoranza dem sconfitta 2 volte.

Passa al Senato la fiducia posta dal governo sul ddl sulle unioni civili, dal quale sono stati eliminati la “stepchild adoption” e il vincolo di fedeltà per i conviventi, dopo intense trattative tra il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, quest’ultimo a capo di Ncd. Alla fine, sono stati 173 i voti favorevoli, quando la maggioranza assoluta a Palazzo Madama è di 161 seggi, comprendendo anche i senatori a vita. Eppure, il PD avrebbe poco da esultare, perché quella maggioranza certa è stata ottenuta solo grazie ai voti di 18 dei 19 uomini di Ala, il gruppo di Denis Verdini, ex coordinatore azzurro. Senza di loro, PD e alleati di governo si sarebbero fermati a quota 155, avrebbero ugualmente fatto passare la fiducia, dato che il voto è stato disertato per protesta da parte delle opposizioni, ma avrebbero sancito la mancanza di autosufficienza ancora più nettamente di quanto non sia ormai palese. Che i verdiniani, ossia ex berlusconiani, siano decisivi per la tenuta del governo Renzi sembra ormai troppo per gli avversari interni di Renzi nel PD. Inoltre, votando la fiducia sul provvedimento, nei fatti oggi Ala fa parte della maggioranza, tanto che Forza Italia ha chiesto al premier di salire al Colle per formalizzare quanto accaduto.

Verdini in maggioranza, doppia batosta per minoranza dem

C’è imbarazzo tra la minoranza dem, che in un solo giorno ha accusato 2 sconfitte: ha dovuto votare un ddl depotenziato rispetto a quello messo a punto da Monica Cirinnà e ha ingoiato anche il rospo amaro dell’alleanza di fatto con Verdini. Un’umiliazione, che non potrà restare più senza conseguenze, tanto che l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, ha negato che vi sia come ipotesi la scissione dentro al partito, ma il solo fatto che ve ne abbia accennato implica che le acque tra i democratici sono più agitate che mai. Ma l’aggiunta dei voti di Verdini è stato un segnale negativo anche per la mini-galassia centrista di Ncd, perché ha confermato la loro irrilevanza numerica in prospettiva. Era questo il vero obiettivo politico di ieri di Ale, non certo votare in favore di un provvedimento sulle unioni civili, sul quale non nutre alcun interesse. Da ieri sera, l’ex coordinatore del PDL è diventato un azionista scomodo, ma decisivo del governo Renzi, pur non avendo (ancora) alcun suo rappresentante tra la folta squadra di ministri e sottosegretari. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Verdini vota la ex Cirinnà con la maggioranza, che farà la minoranza PD?[/tweet_box]

Minoranza dem, quale reazione?

Quale potrebbe essere la reazione della minoranza dem lo vedremo nelle prossime settimane. La scissione è ambita da mesi, ma mancano i numeri per dare forma a un progetto credibile. Per l’ex segretario Pierluigi Bersani, oltre che per “big” del calibro di Massimo D’Alema sarebbe ancora più umiliante andare a costruire qualcosa insieme a Nichi Vendola e alla sinistra massimalista, quando in questi anni erano riusciti a creare un soggetto politico – il PD – con numeri finalmente competitivi, tanto che adesso è il primo partito italiano e incontrastato in Italia. Per Renzi, però, la posta in gioco è alta. Avvalersi del soccorso dei verdiniani non gli porterà alcun voto in più alle urne, ma solo in Parlamento. Anzi, la reazione della base potrebbe essere al netto negativa, perché il banchiere toscano è inviso a gran parte dell’elettorato di sinistra, e non solo. Al contrario, l’eventuale fuoriuscita della minoranza dal PD potrebbe sottrargli quei consensi preziosi per aspirare credibilmente a una vittoria al ballottaggio con l’attuale legge elettorale, l’Italicum.

Verso riforma Italicum?

Potrebbe essere proprio questo il prossimo terreno di scontro e di rivendicazione della minoranza, la modifica della legge elettorale nella parte in cui si prevede l’assegnazione del premio di maggioranza al partito e non alla coalizione vincente, nonché laddove si assegna l’ingresso diretto in Parlamento ai capilista, senza bisogno delle preferenze. Difficile, però, che senza un asse con le opposizioni riesca a ottenere una qualche concessione. E allora, ancora una volta si potrebbe tentare un’intesa con il Movimento 5 Stelle, che avrebbe tutta la convenienza a fare esplodere le contraddizioni interne alla maggioranza, cercando di modificare in proprio favore l’Italicum. Ma l’unica vera rianimazione degli oppositori interni a Renzi potrebbe arrivare solo con una sconfitta chiara del PD alle urne nelle principali città al voto alle elezioni amministrative di primavera. Per quanto il governo non godrebbe di una fiducia così solida negli ultimi mesi, i disastri del centro-destra non autorizzano Bersani & Co a confidare troppo in un simile evento.

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Argomenti: Politica