Venti di crisi in arrivo, prepariamoci a una manovra correttiva dei conti

Una manovra correttiva dei conti pubblici per l'anno in corso? E' quanto potrebbe servire per fare quadrare il bilancio.

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Una manovra correttiva dei conti pubblici per l'anno in corso? E' quanto potrebbe servire per fare quadrare il bilancio.

Sembrano stucchevoli gli appelli alla flessibilità sui conti pubblici, quando sui mercati finanziari si registrano evidenti tensioni, tali da farci intravedere il rischio di un aumento del costo di rifinanziamento del debito, rispetto alle stime. Il Ministero dell’Economia ha messo in conto per l’anno in corso una spesa per interessi di 72 miliardi, ma alzi la mano chi si attendeva uno spread BTp-Bund in rialzo fino a 160 punti base per la scadenza decennale, come ieri? Il dato che pesa sulle nostre tasche, però, non è il differenziale di rendimento dei titoli di stato, bensì il loro livello assoluto.

Grazie agli acquisti della BCE, i nostri BTp rendono ancora poco. Quelli a 10 anni ancora meno dell’1,70%, livelli contenuti e ancora previsti dallo stesso governo.

Ripresa economica più lenta delle attese

Il vero problema potrebbe arrivare dalla sovrastima della ripresa in corso. La crescita nel 2015 è stata di appena lo 0,7%, meno dello 0,8% stimato solo poche settimane fa dall’esecutivo, il quale, addirittura, sperava pubblicamente in un +0,9%. Il trend è deludente, anche perché negli ultimi 3 mesi dello scorso anno, il pil è salito solamente dello 0,1% rispetto al terzo trimestre, quando la crescita era stata dello 0,2%. E nel primo trimestre del 2015 era dello 0,4%. In altri termini, la ripresa economica dell’Italia si starebbe spegnendo, anche per via delle turbolenze internazionali. Non depone in favore di aspettative ottimistiche nemmeno l’esito del Rapporto Prometeia-Intesa Sanpaolo, pubblicato nella mattinata di oggi, secondo il quale anche le esportazioni si starebbero affievolendo, crescendo negli ultimi mesi del 2015 di appena l’1% in termini reali. Senza una ripartenza dei consumi e degli investimenti interni, non ci sarebbero spazi di crescita per il nostro prodotto interno lordo.      

Crescita pil Italia sarà più bassa delle stime Def

A questo punto, ci chiediamo se siano ancora credibili le stime del governo italiano, secondo cui l’economia si dovrebbe espandere quest’anno dell’1,6% nel nostro paese. Per la Banca d’Italia, la crescita attesa è dell’1,5%, dell’1,4% per l’OCSE e la UE, mentre il Fondo Monetario Internazionale la prevede all’1,3%.

In pratica, man mano che gli organi preposti alle previsioni si allontanano da Roma diventano sempre meno ottimisti sul ritmo della nostra ripresa. Ad essere sovrastimata non è solamente il dato del pil, bensì pure dell’inflazione, che nel Documento di economia e finanza (Def) è attesa per il 2016 all’1%, mentre la Commissione europea ha nelle scorse settimane abbassato la sua previsione a uno striminzito +0,3%. Perché è importante la stima dell’inflazione? Perché determina quella sul tasso di crescita nominale, pari al pil reale + inflazione, appunto. Stimare la crescita dei prezzi in eccesso aiuta, quindi, a sovrastimare anche la crescita, ovvero a sottostimare il rapporto tra deficit e pil e quello tra debito e pil. Serve, quindi, anch’esso a guadagnare tempo, prima che la realtà prevalga sulle previsioni. Che cosa accadrebbe, se sia l’inflazione che il pil cresceranno meno delle attese? Se lo scostamento con le previsioni fosse sostanziale, tenendo conto già del margine di errore realizzatosi in relazione al 2015 e dei 3 miliardi di spesa per la gestione dell’emergenza immigrazione, che la UE non ci dovrebbe consentire di scomputare dal calcolo del deficit, potrebbe risultare necessaria una manovra correttiva.

Manovra correttiva in estate?

Vedremo solo al termine del primo semestre se e in che misura ce ne sarà bisogno. Le stime prudenziali parlano di un “ammanco” di 5 miliardi di euro, ovvero dello 0,3% del pil. Se le turbolenze finanziarie e il rallentamento dell’economia globale dovessero essere più gravi delle previsioni, la cifra lieviterebbe, perché l’impatto sulle nostre esportazioni sarebbe più forte. Facendo i conti della serva, calcolando che la pressione fiscale in Italia è superiore al 40% del pil e che, quindi, le entrate per lo stato sarebbero dello 0,4% in meno delle attese, nel caso di una crescita nominale del pil dell’1% più bassa delle stime contenute nel Def (ripartita tra mezzo punto in meno di pil e mezzo punto in meno d’inflazione), potremmo anche rischiare una manovra correttiva nell’ordine dei 6 miliardi, al netto delle valutazioni di Bruxelles a maggio sulla legge di stabilità in vigore.

Il conto, quindi, potrebbe lievitare anche a 9-10 miliardi, nello scenario peggiore.      

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