Il Venezuela svaluta il cambio del 90%, ma non basta e la Colombia apre ai rifugiati

Il Venezuela elimina il cambio fisso e svaluta di quasi il 90% quello legale, anche se il tasso vigente sul mercato nero continua a restare molto più debole. E la Colombia apre ai rifugiati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela elimina il cambio fisso e svaluta di quasi il 90% quello legale, anche se il tasso vigente sul mercato nero continua a restare molto più debole. E la Colombia apre ai rifugiati.

Il Venezuela ha annunciato di avere fissato a circa 25.000 bolivares per dollaro il tasso di cambio del suo nuovo sistema di aste, chiamato Dicom. Fino alla scorsa settimana, Caracas possedeva ancora un ridicolo cambio fisso di 1:10 contro la divisa americana, quando al mercato nero si è arrivati a un rapporto di 255.000 a 1. Il Dicom era stato fissato a 3.345 all’ultima asta di ben sei mesi fa, per cui la svalutazione attuata dal governo equivarrebbe a circa l’86,6%, ma rispetto al cambio legale soppresso sarebbe prossima al 100%. Il passo compiuto dal regime è stato annunciato a pochi mesi dalle elezioni presidenziali che vedono il capo dello stato Nicolas Maduro correre per un secondo mandato in un clima di totale impossibilità per le opposizioni di competere alle urne in condizioni di libertà. La carenza estrema di dollari caratterizza da tempo l’economia venezuelana, colpita negli ultimi anni dal crollo delle quotazioni del petrolio da una parte e adesso pure dalle sanzioni finanziarie USA per le repressioni ai danni degli oppositori politici dall’altro. (Leggi anche: Venezuela elimina il cambio fisso)

Il nuovo cambio, tuttavia, servirà a poco. Per quanto molto più realistico di quello Dicom precedente e certamente molto più di quello fisso non più in vigore, la mossa dell’esecutiva appare tardiva e insufficiente. Gli inglesi direbbero “too little, too late”. In effetti, sul mercato nero si ha un cambio di 228.000 bolivares contro un dollaro, più debole di quello legale di ben l’89%. Pertanto, difficilmente il governo riuscirà a tamponare la carenza di valuta straniera, visto che con il Dicom i dollari verrebbero venduti alle imprese private importatrici, oltre che a quelle pubbliche, a un prezzo di gran lunga più basso di quello vigente per gli scambi illegali.

La distorsione nei meccanismi di formazione del cambio è stata la vera causa della degenerazione della crisi economica nel paese andino. L’inflazione ha chiuso nel 2017 a un tasso del 2.616%, ma secondo il Fondo Monetario Internazionale potrebbe schizzare quest’anno al 13.000% e il calo del pil proseguirebbe con un nuovo tonfo del 15%. Il cambio fisso, introdotto nel 2003 dall’allora presidente Hugo Chavez per reagire alla fuga dei capitali in corso dalla sua ascesa al potere nel 1999, ha perseguito una politica del cosiddetto “bolivar fuerte”. Con la caduta delle esportazioni, a causa del tracollo delle quotazioni petrolifere nel 2014, i dollari affluiti nel paese si sono ridotti di molto e il governo “chavista”, anziché liberalizzare il tasso di cambio, come la Russia di Vladimir Putin, ha continuato a difendere la parità a livelli insostenibili, mentre i tassi vigenti sul mercato nero iniziavano a segnalare un allontanamento pericolosamente progressivo dal valore ufficiale. E così, se Maduro esordiva alla presidenza con un cambio illegale di 25:1, adesso se ne ritrova uno di quasi 10.000 volte più debole.

La Colombia apre ai rifugiati venezuelani

La fame dilaga nel Venezuela, dove milioni di cittadini non sono in grado nemmeno di curarsi, a causa dell’assenza di medicine. E se già 35.000 venezuelani al giorno oltrepassano il confine con la Colombia in cerca di cibo e altri beni di prima necessità, il governo di Bogotà ha aperto la città di Cicuta all’accoglienza di 120 rifugiati al giorno e per un massimo di 48 ore, al fine di alleggerire la pressione alle frontiere, con priorità assegnata a donne incinte e minori che entrino nel paese legalmente. Una goccia nel mare della disperazione, se si considera che sarebbero 200.000 i venezuelani che vorrebbero restare in Colombia, almeno fino a quando non percepiscano un cambiamento politico in patria.

E proprio di cambiamenti politici ragionano gli USA, con il segretario di Stato, Rex Tillerson, che nei giorni scorsi ha immaginato un “regime change” a Caracas, ad opera dei militari, precisando che Washington non avrebbe alcun piano a tale riguardo. I militari continuano a mostrarsi fedelissimi del regime, anche se le ultime novità in fatto di cambio potrebbero indebolire il legame con la politica. Ad oggi, infatti, il sistema valutario confuso ha reso possibili enormi arbitraggi, manovrando i diversi cambi. Il cambio fisso era accessibile, infatti, solamente all’élite burocratica e agli ambienti militari, che hanno potuto così entrare in possesso di dollari a prezzi fino a 25.000 volte più bassi di quelli vigenti sul mercato nero e 350 volte inferiore all’altro cambio semi-libero. In pratica, chi avesse avuto la possibilità di investire capitali, si è potuto arricchire anche in pochi attimi sulle spalle del resto della popolazione.

Un esempio? Un militare vicino al governo comprava 1.000 dollari al tasso ufficiale di 1:10, spendendo 10.000 bolivares. Un attimo dopo, poteva rivendere la valuta pesante sul mercato nero a un multiplo del valore di acquisto, realizzando un enorme profitto e contribuendo ad alimentare l’iperinflazione. Questi trucchi da arbitraggio non sono cessati, dato il divario enorme persistente tra tasso legale e mercato nero, anche se gli ultimi passi del governo minacciano le rendite parassitarie dei suoi stessi ambienti, come se Maduro avesse avallato l’idea di segare l’albero su cui egli stesso è seduto. (Leggi anche: Crisi Venezuela, perché Maduro si ostina a non dichiarare default)

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, valute emergenti