Venezuela, S&P declassa il rating sovrano e avverte sulla ristrutturazione del debito

S&P ha declassato a CCC i titoli del debito pubblico del Venezuela con prospettive negative per i prossimi mesi. Il paese sudamericano è al collasso e il sostegno popolare al governo è ridotto ai minimi termini, a causa della grave crisi dell'economia.

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S&P ha declassato a CCC i titoli del debito pubblico del Venezuela con prospettive negative per i prossimi mesi. Il paese sudamericano è al collasso e il sostegno popolare al governo è ridotto ai minimi termini, a causa della grave crisi dell'economia.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato ieri il debito sovrano a lungo termine del Venezuela di un gradino a CCC con “outlook” negativo, otto livelli al di sotto dell’investment grade. Secondo l’istituto, l’aumento dell’inflazione, la recessione dell’economia e la carenza di beni avrebbero ridotto il sostegno dei cittadini nei confronti del governo, per cui quest’ultimo avrebbe adesso meno spazio per adottare quelle misure necessarie a migliorare la sua posizione sulla liquidità esterna. Ad aggravare la crisi c’è il tracollo delle quotazioni del petrolio, scese del 60% in 8 mesi, quando il greggio rappresenta il 95% delle esportazioni del Venezuela. Secondo S&P, l’inflazione potrebbe accelerare entro la fine dell’anno al 100% o anche più, mentre a questi livelli di prezzo per il petrolio, il pil potrebbe crollare nel 2015 del 7%. Per fortuna, nelle ultime due settimane il prezzo del greggio sembra essersi stabilizzato sopra i 50 dollari al barile e questa per il Venezuela sarebbe una buona notizia, resa migliore anche dalla parziale liberalizzazione del cambio a decorrere da ieri.   APPROFONDISCI – Venezuela, un altro indizio del rischio default: Citgo s’indebita per salvare la controllante statale   L’agenzia ritiene che questi fattori possano portare il governo alla necessità di ristrutturare il debito in scadenza da qui ai prossimi 2 anni. Il declassamento di S&P è solo l’ultimo di una serie. Moody’s ha tagliato il rating di 3 gradino il mese scorso a Caa3, mentre Fitch ha declassato il debito sovrano venezuelano a CCC a dicembre.   APPROFONDISCI – Il Venezuela declassato a Caa3 da Moody’s: rischio default elevato. Maduro si dimetterà?   E il dramma dell’inflazione viene riassunto anche da un altro dato pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica di Caracas: nel novembre scorso, il paniere alimentare è diventato più costoso del 6,75% rispetto a ottobre e del 90,6% su base annua. Nei 12 mesi, in sostanza, i prezzi alimentari sono quasi raddoppiati, a conferma della fortissima carenza dei beni primari nel paese, dove i consumatori sono costretti a lunghissime file davanti ai negozi e ai supermercati, dovute agli scaffali vuoti e all’impossibilità di trovare il necessario.

Crisi bolivar gravissima

Nonostante a gennaio il presidente Nicolas Maduro avesse annunciato un quinto sistema di cambio, intermedio tra le aste Sicad I e Sicad II, la crisi del bolivar non è stata minimamente intaccata dal provvedimento, ad oggi rimasto, peraltro, lettera morta. Il cambio ufficiale è ancora fisso a 6,3 contro il dollaro, ma sul mercato nero un dollaro viene scambiato in queste ore contro 187 bolivar.   APPROFONDISCI – Venezuela, Maduro annuncia un nuovo sistema di cambio. Svaluterà il bolivar?   Il dramma del Venezuela, riassunto nel comunicato di S&P, sta tutto qua: le importazioni sono impossibili per assenza di dollari, a causa di un cambio palesemente sopravvalutato di circa il 95%. La Banca Centrale del Venezuela ha oggi appena 21 miliardi di dollari di riserve, di cui 2 miliardi soltanto disponibili, quando il governo deve alle società private proprio 21 miliardi per debiti arretrati, il 100% del valore delle riserve. Il resto lo fanno i prezzi amministrati e imposti dal governo, che disincentivano la produzione e minano il diritto di proprietà. Poiché la situazione è stata fatta deteriorare, necessitando il bolivar una fluttuazione libera sul mercato valutario, ciò comporterebbe, però, una svalutazione prossima al 100% e farebbe impennare ancora di più l’inflazione, già oggi oltre il 64%, dato che il paese importa il 75% dei beni consumati. Comunque la si veda, saranno gli strati più poveri della popolazione a dovere sopportare il costo obbligato della ristrutturazione dell’economia. E più passa il tempo, maggiore è questo costo.   APPROFONDISCI – Il Venezuela verso l’abisso, ecco perché Maduro non farà mai le riforme necessarie  

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