Venezuela si sgancia dal dollaro: mano cinese dietro all’ultima mossa di Maduro?

Altro che dollarizzare l'economia venezuela, il presidente Nicolas Maduro punta a sganciarsi dagli USA e a fissare la parità del cambio con lo yuan. Cosa significa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Altro che dollarizzare l'economia venezuela, il presidente Nicolas Maduro punta a sganciarsi dagli USA e a fissare la parità del cambio con lo yuan. Cosa significa?

Giovedì scorso, il presidente Nicolas Maduro ha presentato all’Assemblea Costituente, l’organo legislativo non riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, 8 misure tese a contrastare l’inflazione e a combattere la “speculazione della guerra economica provocata dall’opposizione”. Tra queste, un nuovo sistema di fissazione dei prezzi per 50 prodotti primari, un nuovo regime fiscale per lo sfruttamento dei giacimenti minerari nell’area di Orinoco e un piano per mantenere attrattivi gli investimenti stranieri nel Venezuela. Deciso anche l’ennesimo aumento del salario minimo del 40%, che al cambio vigente sul mercato nero, lo porterebbero ad appena 7 dollari al mese.

Lo stesso Maduro ha annunciato che questa settimana si terranno colloqui con alcuni dei principali obbligazionisti, ma non ha aggiunto dettagli sulle ragioni dell’incontro, avendo dichiarato che già nei giorni scorsi il suo governo ha incontrato alcuni creditori. E’ evidente che Caracas stia tentando una rinegoziazione del debito pubblico, avendo la necessità di allungare le scadenze, altrimenti per gli oltre 4 miliardi di titoli in scadenza entro la fine dell’anno tra bond governativi e della compagnia petrolifera statale PDVSA, vi sarebbero grosse difficoltà nell’adempiere gli obblighi internazionali. Il presidente ha, tuttavia, posto l’accento sulla volontà di continuare a onorare il debito pubblico.

E al contempo, Maduro ha annunciato l’intenzione di passare a un nuovo sistema dei pagamenti con l’estero, rifuggendo dal dollaro e adottando il cambio fisso con un paniere di altre valute, tra cui specialmente lo yuan. In questo modo, egli vorrebbe sottrarre il Venezuela dalle sanzioni USA, che il mese scorso sono state comminate anche nei confronti di chi comprasse debito di nuova emissione di Caracas. Insomma, il paese andino non avrebbe più la possibilità di piazzare i suoi titoli tra gli investitori americani, venendo così escluso dal principale mercato finanziario del mondo. (Leggi anche: Dollarizzare il Venezuela come risposta alla crisi? Sarebbe un nuovo disastro)

Venezuela come Zimbabwe

Il passaggio dal dollaro allo yuan non risolverà di una sola virgola i problemi venezuelani. Il bolivar sprofonda di valore di giorno in giorno nei confronti del biglietto verde, attestandosi sul mercato nero a un cambio ormai superiore a 21.100, quando quello fisso ufficiale è di appena 1:10. Da quando Maduro è arrivato al potere nella primavera del 2013, il cambio reale ha perso circa il 99%. L’inflazione è schizzata nel frattempo almeno al 740%, secondo le stime degli analisti indipendenti nazionali e stranieri, ma tenderebbero a più che raddoppiare l’anno prossimo, stando al Fondo Monetario Internazionale. Quand’anche il dollaro fosse abbandonato nei pagamenti internazionali per altre valute, la musica non cambierebbe affatto, essendo il bolivar un appestato contro ogni valuta estera.

Tuttavia, il passaggio a venire allo yuan e ad altre valute, come il rublo, lo yen e la rupia indiana segnerebbe un evento di straordinaria importanza nell’evoluzione della crisi venezuelana. Anche nello Zimbabwe dell’oggi ultranovantenne Robert Mugabe fu deciso un simile passo nel 2009, quando Harare reagì all’iperinflazione con l’abbandono del dollaro locale e l’adozione di un basket di valute straniere, tra cui dollaro USA e rand. La misura contribuì ad arrestare la corsa dei prezzi, ma ebbe come conseguenza la rinuncia alla sovranità monetaria e l’esposizione dell’economia africana alle fluttuazioni del cambio americano. (Leggi anche: Sovranità monetaria? Proteste alla sola ipotesi)

Avvio della dedollarizzazione per mano cinese?

Maduro potrebbe essersi convinto che non ci sia più modo per mantenere in vita il suo bolivar “fuerte”, per cui starebbe escogitando un sistema per mettere in soffitto la moneta nazionale, ma senza seguire la via umiliante della dollarizzazione dell’economia, che verrebbe percepita quale beffa per un veemente nemico dell’America, esponente di quel socialismo “chavista”, che dalla fine degli anni Novanta tiene Caracas occupata con una propaganda anti-americana giornaliera. Dunque, lo yuan sarebbe la perfetta via d’uscita per il governo, trattandosi della valuta di uno stato “socialista” e alleato.

Interessante notare come la possibile “yuanizzazione” dell’economia venezuelana arriverebbe a pochi giorni da un annuncio shock di Pechino, ovvero l’offerta ai partner commerciali di condizioni più favorevoli per la vendita del loro petrolio, nel caso accettassero pagamenti in valuta cinese convertibile in oro e non più solamente in dollari. La Cina ambisce a crearsi una sfera d’influenza alternativa a quella USA e punta a rendere il suo yuan una moneta di rilevanza internazionale, che assurga in futuro al ruolo oggi egemone del dollaro nelle transazioni internazionali.

Il Venezuela di Maduro si presta bene per segnare uno spartiacque tra prima e dopo nel contesto globale. Negli anni Ottanta e Novanta, la dollarizzazione di alcune economie sudamericane, Argentina in primis, è stata percepita nel mondo quale segno dell’influenza geopolitica degli USA nel resto del mondo. Che un’economia emergente (ma era la seconda più ricca al mondo fino a quasi mezzo secolo fa) decida di sganciarsi dal biglietto verde e di fissare la parità con lo yuan e altre valute svelerebbe la mano lunga di Pechino in quell’America Latina di cui è diventata primo partner commerciale e che fino a non molti anni era ancora sotto lo stretto controllo di Washington. (Leggi anche: Bomba cinese contro i petrodollari: cambia tutto, America minacciata)

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, super-dollaro, valute emergenti