Venezuela, rendimenti sovrani ai massimi da ottobre e attenti al rischio politico

Venezuela sempre più vicina a un default e al caos politico. I rendimenti sovrani segnalano un deterioramento della crisi.

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Venezuela sempre più vicina a un default e al caos politico. I rendimenti sovrani segnalano un deterioramento della crisi.

La discesa dei prezzi del petrolio ai minimi degli ultimi 11 anni sta avendo ripercussioni su tutte le economie produttrici, ma su alcune in particolare. Il Venezuela del presidente Nicolas Maduro ha visto scendere le riserve valutarie a 14,6 miliardi, di cui meno di 3 disponibili prontamente, essendo per il resto oro. Si capisce, quindi, come i rendimenti dei bond sovrani siano schizzati ai massimi degli ultimi 2 mesi e mezzo, ovvero da quando si erano un po’ allentati i timori di un imminente default, a seguito del pagamento delle scadenze a inizio ottobre. Ma adesso la situazione si sta facendo realmente ai limiti del possibile. Caracas dovrà pagare tra bond e interessi 5,2 miliardi di dollari nel 2016 e altrettanti relativi alle obbligazioni emesse dalla compagnia petrolifera statale PDVSA. Da dove prenderà i soldi per adempiere agli impegni, considerato anche che il paese registra un deficit forse prossimo al 20?

Default Venezuela più probabile

I titoli a 5 anni rendono il 34,26%, quelli a 20 anni il 25,53% e quelli in scadenza tra un anno ben il 49,89%, segnalando un rischio default entro un anno del 71%, il 10% in più dell’ultima seduta precedente alla riunione dell’OPEC del 4 dicembre scorso, che ha esitato un nulla di fatto con riguardo al taglio della produzione di greggio, mandando le quotazioni ai livelli più bassi dal 2004. Si vocifera che il governo starebbe vendendo l’oro delle riserve per ottenere i dollari sufficienti ad allontanare lo spettro del default. In ogni caso, il rischio sovrano rimane altissimo, specie dopo le ultime indiscrezioni, lanciate dalla nuova maggioranza all’Assemblea Nazionale, che ha reso noto che il Partito Socialista del presidente avrebbe fatto ricorso contro l’elezione di 22 deputati del centro-destra, anche se non si conoscono né i motivi, né i nomi degli interessati. Il Movimento Democratico Unito ha stravinto le elezioni del 6 dicembre scorso, ottenendo 112 deputati su 167, più dei 2 terzi necessari per riformare la Costituzione e per mandare a casa il governo.

     

Rischio isolamento internazionale

Se la notizia fosse confermata, sarebbe un tentativo di ribaltare le sorti elettorali, tanto che la nuova maggioranza, che s’insedierà ufficialmente a gennaio, ha già denunciato il fatto agli organismi sovranazionali dell’America Latina, dove il Venezuela rischia l’espulsione dal Mercosur, su richiesta del neo-presidente argentino Mauricio Macri. In settimana, tale richiesta è stata respinta, in considerazione del fatto che il governo di Caracas ha accettato l’esito del voto democratico. Se dovesse mostrare il contrario, però, il paese potrebbe imbattersi in un isolamento internazionale abbastanza rischioso per un’economia malata di iper-inflazione e in recessione profonda.  

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