Venezuela, rally dei bond sulle voci di una prossima svalutazione del bolivar

I bond venezuelani hanno corso ieri sul mercato, dopo che si sono diffuse le voci su una possibile svalutazione del bolivar, a partire dal mese di gennaio.

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E’ stata una giornata molto positiva ieri per i bond governativi del Venezuela, che hanno registrato il più alto aumento degli ultimi 5 anni. Il rally è stato dovuto essenzialmente a due fattori. Anzitutto, la compagnia petrolifera statale PDVSA ha onorato la sua scadenza per il pagamento di un bond da 3 miliardi di dollari, allontanando così i timori degli investitori per un possibile default. Secondariamente, si stanno diffondendo alcune voci, secondo le quali il presidente Nicolas Maduro potrebbe prendere in considerazione almeno una parziale svalutazione del bolivar, oggi fissato a un tasso di cambio di 6,3 per un dollaro.   APPROFONDISCI – Petroleos de Venezuela rimborsa bond da 3 miliardi   Il bond con scadenza 2027 è salito del 2,54% a 65,68, mentre lo spread tra i titoli con scadenza 2016 e i corrispondenti Treasuries USA è sceso di oltre il 2% al 18,61%, notevolmente meno del 29,44% di sole due settimane fa.

Svalutazione bolivar?

La svalutazione prenderebbe corpo da gennaio e sarebbe attuata insieme ad altre misure, tra le quali il permesso accordato alla PDVSA di convogliare le entrate di dollari ricavate dalle esportazioni nel sistema Sicad II, quello che consente ai produttori di alcuni beni non di prima necessità di acquistare dollari a un tasso di cambio molto più svalutato di quello ufficiale, ma anche molto più favorevole di quello in vigore sul mercato nero, dove ormai un dollaro si scambia contro 103 bolivar. Alle aste Sicad II, invece, il cambio è intorno ai 49-50. La svalutazione del bolivar sarebbe una delle misure che il governo potrebbe mettere in atto per evitare una crisi finanziaria e fiscale. Potrebbe anche essere alzato il prezzo della benzina, oggi fissato a 1 centesimo di dollaro al litro, rendendo il carburante in patria un bene semi-gratuito, benché sia quasi impossibile trovarne un goccio, visto che nessuna stazione di servizio intende venderla a livelli così infimi. I sussidi per il carburante costano allo stato intorno ai 12 miliardi di dollari all’anno, secondo l’ex ministro del Petrolio, Rafael Ramirez.   APPROFONDISCI – Il Venezuela è disperato per il calo del prezzo del petrolio e teme il crac finanziario   Tra le altre ipotesi al vaglio di Maduro ci sarebbero sia la cessione della raffineria negli USA, Citgo, che potrebbe valere fino a 10 miliardi di dollari, sia un prestito di diversi miliardi di dollari, probabilmente erogato dalla Cina, che già alla fine del 2013 ha corrisposto a Caracas ben 5 miliardi, in cambio di petrolio. Non è detto, però, che tali misure potranno mai essere implementate, perché il presidente potrebbe avere problemi politici nell’adottarle, dato che nell’immediato provocherebbero un aumento dell’inflazione, che già in agosto risultava esplosa al 63,4%. Una svalutazione del bolivar, tuttavia, risulta necessaria anche per contrastare l’effetto del calo delle quotazioni del greggio, che rappresenta il 97% delle esportazioni in Venezuela.   APPROFONDISCI – Il Venezuela venderà Citgo? Possibile stop ai sussidi a Cuba e alla benzina quasi gratis      

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