Venezuela: petrolio estratto a basso costo, ma l’economia è in ginocchio

Il Venezuela è il paese più colpito dalla crisi del petrolio, ma il suo destino sarebbe potuto essere diverso con questi numeri.

di , pubblicato il
Il Venezuela è il paese più colpito dalla crisi del petrolio, ma il suo destino sarebbe potuto essere diverso con questi numeri.

Rispetto ai livelli toccato un paio di anni fa, i prezzi del petrolio si attestano oggi a meno della metà; un problema per i paesi produttori, che hanno così visto più che dimezzarsi le entrate derivanti dalle esportazioni di greggio. Ma non tutti stanno soffrendo allo stesso modo. Non vi è dubbio che l’economia maggiormente colpita sia il Venezuela, che sarebbe anche il paese con le più elevate riserve petrolifere al mondo, anche se sul punto abbiamo già evidenziato qualche dubbio (leggi qui: https://www.investireoggi.it/economia/venezuela-riserve-petrolio-un-terzo-quelle-ufficiali-veri-numeri/).

Eppure, in teoria, Caracas dovrebbe essere tra le economie meno danneggiate dal tracollo delle quotazioni energetiche, almeno stando ai dati di Chart of the Week di Jeff Desjardins, secondo i quali il paese andino estrarrebbe oro nero a un costo medio di 23,50 dollari per barile, significativamente più basso dei 52,50 dollari del Regno Unito o dei 48,80 dollari del Brasile.

Anche il Nord America dovrebbe sostenere costi di produzione più elevati, pari alla media di 36,30 dollari negli USA e di 41,10 dollari nel Canada. Molto meglio farebbe l’Arabia Saudita con appena 9,90 dollari, ma la palma d’oro spetterebbe al Kuwait con soli 8,50 dollari.

Crisi Venezuela, numeri tragici

Resta il fatto, che il Venezuela sta vivendo la sua più grave crisi umanitaria di sempre, con carenza diffusi di beni, un’inflazione stimata tra il 700% e il 1000% e un pil atteso in crollo quest’anno del 10%, dopo una profonda recessione già accusata nel 2015.

Le entrate derivanti dalla vendita di petrolio rappresentano la metà del gettito fiscale e il 96% delle esportazioni, quindi, dell’ingresso di dollari nel paese. La compagnia petrolifera statale PDVSA ha visto esplodere il suo debito da 3 a 43 miliardi in pochi anni, utilizzata come bancomat dal governo di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro adesso.

 

 

 

Petrolio Venezuela, produzione in calo

Gli addetti alle dipendenze di PDVSA sono triplicati a oltre 140.000 unità dalla fine degli anni Novanta ad oggi, ma la produzione è diminuita di un quarto, ovvero di 750.000 barili al giorno, in quanto la compagnia non ha un solo centesimo da investire per rinnovare i suoi impianti e per esplorare nuovi pozzi. Secondo Bagher Hughes, nel maggio di quest’anno i siti estrattivi attivi sono passati da 69 a 59 e a luglio sarebbero ulteriormente crollati a 49.

E così, a luglio il Venezuela ha estratto mediamente 2,095 milioni di barili al giorno dai 2,357 milioni di media dello scorso anno e in calo anche dai 2,115 milioni di giugno. Il paese è al nono posto per valore delle esportazioni, pari a 27,8 miliardi di dollari nel 2015. Erano a 63 miliardi due anni prima. Il primato è dei sauditi con oltre 133 miliardi.

Crisi bolivar aggrava emergenza fiscale

Come mai, un paese con una produzione così a basso costo è il più sofferente per le basse quotazioni odierne, che restano nettamente superiori ai livelli minimi di “break-even”? Come detto sopra, il governo “chavista” utilizza il petrolio come un bancomat per finanziare la sua politica di spesa, per cui si stima che oggi sarebbero necessarie quotazioni superiori ai 120 dollari al barile per tenere in pareggio i conti pubblici.

E a differenza della Russia, che ha schivato gran parte della crisi con la libera fluttuazione del rublo, la quale si è tradotta in una svalutazione del cambio e un conseguente aumento delle entrate in valuta locale, Caracas si ostina a mantenere un cambio fisso a livelli irrealistici tra bolivar e dollaro, anche se all’interno di un range confuso e complicato di tassi, che rende impossibile per le società straniere convertire in valuta straniera i loro ricavi realizzati nel paese. Per questo, la PDVSA dovrà fare sempre meno affidamento sui partner commerciali stranieri, tanto che anche l’italiana Saipem ha annunciato di avere sospeso le operazioni nel paese per il 95% del totale.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,