Venezuela, Maduro annuncia un nuovo sistema di cambio. Svaluterà il bolivar?

Il Venezuela avrà un quinto sistema di cambio, che probabilmente nascerà dall'accorpamento delle aste Sicad I e II. L'annuncio del presidente Nicolas Maduro è teso a rispondere alla carenza diffusa di beni per mancanza di dollari per le importazioni.

di , pubblicato il

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato nelle scorse ore al Congresso, in diretta TV, la creazione di un nuovo sistema di cambio – il quinto in 12 anni – finalizzato a superare la scarsità dei beni e a consentire alle imprese e alle famiglie di commerciare in dollari. Il governo non abbandona il cambio fisso di 6,3 bolivar per dollaro, che continuerà ad essere utilizzato per importare beni primari, come cibo e medicine. Accanto ad esso, però, sarà istituito un nuovo mercato valutario, transitorio e finalizzato a transitare verso un nuovo sistema di mercato, in grado di competere con mercato nero. Pur non avendo fornito i dettagli, l’obiettivo del governo di Caracas sarebbe di superare e di accorpare le aste Sicad I e le Sicad II, con le quali la Banca Centrale del Venezuela ha distribuito negli ultimi mesi dollari alle imprese importatrici richiedenti e regolarmente registratesi. Le prime sono state utilizzate dal governo per consentire alle imprese di ottenere i dollari necessari per importare i beni primari, mentre le seconde per le importazioni di beni considerati non essenziali. L’ultima asta Sicad I ha erogato dollari al cambio di 12 bolivar per ogni biglietto verde, mentre l’ultima Sicad II al cambio di 52, entrambe in lieve aumento dalla media del 2014, rispettivamente a 11,4 e 50.   APPROFONDISCI – Il Venezuela verso l’abisso, ecco perché Maduro non farà mai le riforme necessarie  

Crisi bolivar drammatica

Il punto è che al mercato nero, al momento un dollaro viene scambiato contro 180 bolivar, ovvero a un tasso deprezzato di oltre il 95%. Per quanto Maduro abbia annunciato che importerà quest’anno beni primari e medicine al tasso preferenziale di 6,3 per 8,1 miliardi di dollari, è meno degli 11,4 miliardi dello scorso anno, quando pure la scarsità dei beni sugli scaffali di negozi e supermercati è esplosa. Pertanto, la crisi potrebbe aggravarsi, tranne che nei prossimi mesi il governo sarà costretto ad abbandonare il cambio fisso, lasciando oscillare liberamente il bolivar sul mercato. In ogni caso, Maduro ha voluto allontanare da sé e dal suo governo la responsabilità di quanto stia accadendo, sostenendo che sarebbe colpa di un’economia parallela, fatta di criminali, gang, che sta provocando una carenza diffusa dei beni nel paese. Al contempo, ha ammesso che Caracas ha bisogno del greggio, ma ha negato che il paese sarebbe “disperato”.   APPROFONDISCI – Il Venezuela al collasso: i militari presidiano i negozi. Manca tutto, scaffali vuoti   Il Venezuela deriva il 96% delle sue entrate di dollari dal petrolio, le cui quotazioni sono crollate del 60% in appena 7 mesi, creando durissimi contraccolpi a un’economia già molto sofferente. Il presidente ha dovuto chiedere un prestito di 20 miliardi alla Cina per cercare di evitare una catastrofe finanziaria ed economica imminente, mentre altri aiuti dovrebbero arrivare dalle banche del Qatar. Intanto, i titoli di stato con scadenza nel 2027 sono sprofondati ai minimi di sempre, ad appena 35 centesimi, mentre il costo per assicurarsi dal rischio default è del 67,51%, segnalando una probabilità di fallimento del paese pressoché totale entro i prossimi 5 anni.   APPROFONDISCI – Venezuela, un altro indizio del rischio default: Citgo s’indebita per salvare la controllante statale Il Venezuela declassato a Caa3 da Moody’s: rischio default elevato. Maduro si dimetterà?  

Argomenti: , , ,