Venezuela, l’anno orribile dell’economia tra recessione e inflazione vicina al 200%

Venezuela al collasso tra dura recessione dell'economia e inflazione vicina al 200%. Alto il rischio default, ma è probabile che il debito sovrano sarà onorato, anche a costo di prolungare le sofferenze della popolazione.

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Venezuela al collasso tra dura recessione dell'economia e inflazione vicina al 200%. Alto il rischio default, ma è probabile che il debito sovrano sarà onorato, anche a costo di prolungare le sofferenze della popolazione.

Secondo l’economista di Barclays, Alejandro Grisanti, il 2015 è l’anno peggiore per l’economia nella storia del Venezuela e “le cose potrebbero peggiorare”. Stando alle stime di LatinFocus, realizzate da 24 istituti di consulenza e banche, quest’anno si dovrebbe registrare un calo del pil nell’ordine del 2-11%. L’FMI stima la recessione al 7%, la Banca Mondiale vede un calo della ricchezza del 5,1%, il CEPAL del 5,5%. Comunque la si metta, nessun paese al mondo andrebbe peggio del Venezuela. E quando dal pil si passa all’inflazione, le cose si mettono di male in peggio. Statistiche ufficiali non ce ne sono dal dicembre del 2014, quando la crescita dei prezzi fu stimata al 68,5% su base annua. Secondo JP Morgan, il 2015 dovrebbe chiudersi con un’inflazione al 200%, mentre Francisco Rodriguez di Bank of America – Merrill Lynch parla di un 179,8%.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/allarme-fmi-sul-venezuela-inflazione-almeno-al-100-e-pil-in-calo-del-7/  

Inflazione Venezuela, mancano dati ufficiali

In assenza di dati ufficiali, i metodi per valutare il livello dell’inflazione sono diversi. Si analizzano le entrate dell’IVA e si scopre, ad esempio, che sono aumentate su base annua del 137%, pur nel bel mezzo di una gravissima recessione, segno evidente che i prezzi starebbero crescendo a 3 cifre. Così come si scruta il mercato nero del cambio, dove un dollaro vale oggi 730 bolivar, quando il tasso ufficiale è di appena 6,3. Alla base della crisi nera dell’economia ci sono ragioni essenzialmente interne, che negli ultimi mesi si sono intrecciate con la sfortunata congiuntura del petrolio, il cui prezzo è crollato di oltre la metà. Qui, esso rappresenta il 96-97% delle esportazioni e se si pensa che anche quando le quotazioni erano superiori ai 100 dollari al barile, il deficit pubblico venezuelano viaggiava intorno al 17% del pil, si capisce quale sia la portata del disastro economico del paese sudamericano, dove il governo stampa moneta per finanziare la spesa pubblica in eccesso e in circolazione sono esplose le banconote da 50 e 100 bolivar, visto che servono tagli sempre più grossi per fare compere. E proprio Caracas è il membro OPEC più attivo nel chiedere un taglio della produzione per fare risalire i prezzi, avendo anche chiesto (senza successo) un vertice straordinario dell’Organizzazione.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/il-venezuela-emettera-banconote-da-500-bolivar-contro-la-crisi-del-bancomat/  

Crisi bolivar alla base dell’inflazione fuori controllo

Poiché il cambio è sopravvalutato di oltre 100 volte il valore reale del bolivar, ci sono pochi dollari a disposizione per importare beni e servizi. Ciò determina scaffali semi-vuoti nei negozi e la scarsa offerta si traduce in un boom dei prezzi. E paradossalmente, la legge sul controllo amministrativo dei prezzi provoca un calo della produzione interna (“desabastecimiento”), aggravando la carenza dei beni e facendo impennare l’inflazione ancora di più. La situazione è grave, tanto che Guillermo Quiroga di Banc Trust stime le probabilità di un default di Caracas al 20% entro il primo semestre del 2016 e al 40% entro la fine dell’anno prossimo. Si tratta di percentuali non elevatissime, rispetto al rischio default desunto nei mesi scorsi dai rendimenti dei bond sovrani. Nel frattempo, la crisi è peggiorata, ma gli investitori hanno un pò abbassato le aspettative di un crac, perché hanno capito che il presidente Nicolas Maduro preferisce di gran lunga mostrarsi affidabile sui mercati internazionali, piuttosto che alleviare le sofferenze di una popolazione costretta a lunghe file davanti ai supermercati per fare la spesa.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/lamerica-latina-e-il-cambio-giusto-venezuela-colombia-ed-ecuador-a-confronto/    

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