Venezuela, la tragica profezia: presto negozi vuoti, l’inflazione salirà alle stelle

Il Venezuela potrebbe assistere entro l'estate alla sparizione di diversi beni, a causa dell'esaurimento delle scorte. Lo prevede l'economista Angel Garcìa Banchs.

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Il Venezuela potrebbe assistere entro l'estate alla sparizione di diversi beni, a causa dell'esaurimento delle scorte. Lo prevede l'economista Angel Garcìa Banchs.

Il noto economista Angel Garcìa Banchs non è per nulla ottimista sul futuro a breve del Venezuela, travolto da tempo da una grave crisi dell’economia e della finanza, che potrebbe presto culminare nel caos. Presto, spiega, nel terzo trimestre dell’anno scompariranno del tutto alcuni beni di consumo; una mezza dozzina di quelli primari non ci saranno più di colpo. Questo, perché le scorte delle imprese si stanno riducendo a un ritmo superiore delle importazioni, peraltro sempre più scarse per l’impossibilità di accedere ai dollari con cui comprare beni e servizi dall’estero. Per questo, Garcìa Banchs profetizza che in tarda estate la scarsità di beni già visibile da molti mesi nel paese e che viene stimata al 65% potrebbe lasciare spazio alla scomparsa sic et simpliciter di diversi beni di consumo, con la conseguenza che l’inflazione potrebbe esplodere ai livelli mai visti nella storia monetaria.

Inflazione Venezuela verso nuovo record?

Già oggi, il Venezuela detiene il triste record dell’inflazione più alta al mondo, anche se l’ultimo dato ufficiale risale al dicembre scorso, quando la banca centrale stimava la crescita annua dei prezzi al 68,5%. E’ probabile che quest’anno sarà più che sfondata la soglia del 100%. La scarsa offerta non farebbe per l’economista che aggravare la situazione. Da qui, la considerazione che il governo socialista del presidente Nicolas Maduro, succeduto a Hugo Chavez più di 2 anni fa, abbia davanti a sé due strade: o abbandonare il regime di controllo dei cambi e quello dei prezzi o avviarsi a una svolta cubana, con controlli ancora più stringenti.   APPROFONDISCI – Venezuela, Datanalisis: inflazione al 140% e scarsità dei beni sale verso il 65%   Il paese sudamericano mantiene un cambio fisso di 6,3 bolivar contro il dollaro, ora utilizzato solo per importare beni alimentari e medicine. Esiste un secondo cambio, quello delle aste Sicad, con cui il governo distribuisce dollari alle imprese importatrici di beni secondari a un tasso meno favorevole (intorno a 12). Infine, da 2 mesi è stato creato il Simadi, una piattaforma statale, che consente ai venezuelani di registrarsi e pur con diverse limitazioni di scambiare bolivar contro dollari sulla base di tassi tendenzialmente di libero mercato. Al Simadi, attualmente un dollaro viene scambiato contro 200 bolivar, un deprezzamento del 97% della valuta venezuelana rispetto al cambio ufficiale. Ancora peggio va al mercato nero, dove da pochi giorni si ha un rapporto di oltre 300 bolivar contro un dollaro. Oggi, il cambio è di 317,20, oltre 50 volte più alto del cambio ufficiale.   APPROFONDISCI – Venezuela in allarme, al mercato nero sfondata la soglia dei 300 bolivar per un dollaro  

Crisi bolivar e controllo prezzi

Per questo, le imprese non riescono ad ottenere dollari a sufficienza per importare le merci, dato che il tasso di cambio fisso è irrealistico e la politica del bolivar forte fuori da ogni logica.

Il resto lo stanno facendo i controlli amministrativi dei prezzi, con cui questi vengono limitati per svariati beni, disincentivando la produzione. Per Garcìa Banchs, quindi, Maduro dovrà scegliere  se eliminare i controlli sul cambio e sui prezzi per impedire una crisi potenzialmente devastante, consentendo all’offerta di adeguarsi alla domanda, oppure se inasprire le misure già attuate in 16 anni di politica chavista. Tuttavia, secondo l’economista, questa seconda opzione implicherebbe un controllo dittatoriale delle vite dei venezuelani in stile Corea del Nord, cosa che passerebbe per una guerra civile.   APPROFONDISCI – Venezuela, i prezzi alimentari raddoppiano e i dollari si sono più che dimezzati  

Cosa farà il governo?

La svalutazione del bolivar e la sua libera fluttuazione sui mercati, così come la rimozione dei prezzi amministrati, avrebbero conseguenze  d’impatto disastrose sulla popolazione, data la gravità a cui è stata fatta montare la crisi, traducendosi in un temporaneo boom ulteriore dell’inflazione e nell’azzeramento dei crediti verso l’estero.

Inoltre, il governo troverebbe molto più difficile rimborsare il debito contratto in dollari e in altre valute straniere. Si pensi che tra ottobre di quest’anno e febbraio dell’anno prossimo dovranno essere onorate scadenze per 10 miliardi di dollari, mentre altri 23 miliardi sono  i debiti verso le imprese straniere, finora impossibilitate a convertire i loro ricavi in bolivar nelle proprie valute di origine. Pertanto,  è molto difficile che Maduro possa adottare le misure richieste alla fine dell’estate, quando dovrebbe registrarsi la scomparsa di diversi beni dagli scaffali dei negozi e alla vigilia di pagamenti importanti in dollari. Il rischio è che la crisi, una volta culminata drammaticamente, non sarà gestita con prontezza e con le necessarie risposte.   APPROFONDISCI – In Venezuela cresce la carenza di beni e la crisi si aggrava: ecco cosa sta avvenendo      

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