Il Venezuela è in ginocchio: crisi Bolivar peggiora. Un golpista alle Finanze

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha nominato nuovo ministro delle Finanze un generale golpista dell'era Chavez. Intanto, si aggrava la crisi del bolivar.

di , pubblicato il
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha nominato nuovo ministro delle Finanze un generale golpista dell'era Chavez. Intanto, si aggrava la crisi del bolivar.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha nominato Rodolfo Marco Torres a capo del ministero delle Finanze. Torres, che fino ad oggi ha ricoperto il ruolo di ministro delle banche pubbliche, prende il posto del collega Nelson Merentes. Il ministero da lui precedentemente guidato sarà incorporato dentro quello delle Finanze.

Ex generale, Torres partecipò al fallito colpo di stato di Hugo Chavez del 1992. La sua nomina al cruciale ministero economico di Caracas non è casuale. Maduro tenta di propagandare l’ortodossia dell’era Chavez e per questo ha preferito il generale al più pragmatico Merentes.

Il governo venezuelano è stato oggetto di un rimpasto, dopo che una settimana fa si erano dimessi tutti i ministri, in seguito all’omicidio dell’ex Miss Venezuela e attrice Monica Spear e del suo ex marito. La questione sicurezza è all’ordine del giorno in un paese allo stremo delle sue forze, dove scarseggiano beni primari e persino la benzina. Un paradosso per il quarto produttore di petrolio al mondo e primo in America Latina.

Maduro ha dichiarato guerra alla “borghesia parassitaria” e all’imperialismo americano, colpevoli, a suo dire, di provocare la crisi dell’economia venezuelana, attraverso l’inflazione.

Il vero fallimento dei primi dieci mesi di presidenza Maduro è proprio l’inflazione. Quando arrivò al potere, meno di un anno fa, essa era intorno al 20%, a dicembre era al 56,4% per stessa ammissione del presidente.

 

Le ragioni della crisi del bolivar

Poiché il tasso di cambio del bolivar è fisso da oltre un decennio, tra l’alta inflazione e il deflusso dei capitali, il tasso reale sul mercato nero è esploso a oltre dieci volte più basso contro il dollaro: 64 a 1, contro un tasso ufficiale di 6,3.

Per questo, una crisi valutaria sembra imminente e gravissima. Ma Maduro ignora la realtà. E se Merentes è stato inviato a guidare la banca centrale, il bolivar sarà monitorato d’ora in avanti direttamente dal ministero delle Finanze.

Lasciare fluttuare il bolivar sul mercato dei cambi è stato escluso e nonostante ciò comporterebbe una forte svalutazione della valuta venezuelana, il problema della distorsione nella fissazione del cambio non sarebbe risolta alla radice.

Alla base della crisi del bolivar, infatti, c’è la generosissima politica dei sussidi statali, che unitamente ai prezzi imposti per via amministrativa a numerosi beni primari, comporta spese insostenibili per lo stato e tensioni inflazionistiche, visto che i privati non trovano nemmeno conveniente produrre beni sotto-costo.

Da qui, la banca centrale è utilizzata da Maduro per stampare moneta e finanziare così i deficit fiscali. E per risolvere adesso l’incubo valutario, il governo ha pensato bene a un sistema di aste, già messo in pratica qualche settimana fa. In sostanza, la banca centrale assegnerà nel 2014 fino a 5 miliardi di dollari (dagli 1,3 del 2013) alle maggiori società importatrici, che oggi hanno problemi a comprare beni dall’estero per l’assenza o la scarsità di valuta estera in possesso dell’istituto stesso.

 

Il rimedio temporaneo con le aste

E così, con le aste i dollari saranno offerti a un tasso di cambio più basso di quello ufficiale, tentando di allontanare la data di prosciugamento delle riserve. All’asta precedente, i dollari sono stati scambiati a un cambio di oltre 11, il doppio del 6,3 ufficiale.

Da dove Caracas abbia preso i 5 miliardi che distribuirà alle imprese è semplice capirlo. A dicembre, la Cina ha offerto al Venezuela proprio 5 miliardi di dollari, in cambio di petrolio.

Non serviranno di certo ad evitare la crisi valutaria, ma a far prendere tempo a un Maduro, che intanto esacerba i toni propagandistici contro gli USA, il capitalismo e la borghesia.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:
>