Venezuela in allarme, al mercato nero sfondata la soglia dei 300 bolivar per un dollaro

Sempre più preoccupante la crisi del bolivar in Venezuela: al mercato nero il cambio contro il dollaro è salito a più di 300 contro quello ufficiale di 6,3. Nel paese manca di tutto, non c'è valuta straniera a sufficienza per le importazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sempre più preoccupante la crisi del bolivar in Venezuela: al mercato nero il cambio contro il dollaro è salito a più di 300 contro quello ufficiale di 6,3. Nel paese manca di tutto, non c'è valuta straniera a sufficienza per le importazioni.

E’ crisi nerissima per il bolivar, ormai carta straccia sul mercato nero del cambio in Venezuela. Stamane, il sito Dolartoday.com, censurato in patria e che riporta quotidianamente le quotazioni della valuta locale “parallela”, segnala che un dollaro viene scambiato contro più di 300 bolivar per la prima volta, attestandosi a un cambio di 300,76. Al cambio ufficiale fisso, utilizzato per le importazioni di prodotti alimentari e medicine, un dollaro vale 6,3 bolivar, poco più del 2% rispetto al suo valore reale. Quel che allarma è la rapidità del crollo della valuta venezuelana, che sarebbe l’indizio di dollari sempre più carenti nel paese sudamericano. A febbraio, il cambio al mercato nero superava per la prima volta la soglia di 200, ritenuta allora quasi una soglia-limite. Invece, a distanza di appena 80 giorni il bolivar ha ceduto un buon 50%, mentre su base annua si è registrato un crollo del 76%.   APPROFONDISCI – Venezuela: Maduro alza ancora il salario minimo, ma vale solo 26 dollari al mese   E pensare che nel mese di marzo, appena 2 mesi fa, il governo di Nicolas Maduro aveva introdotto il Sistema di cambio marginale, chiamato anche Simadi, con il quale consente di ottenere dollari a tassi fluttuanti, seppure con limitazioni sia in fase di accesso che operativo. Inizialmente, un biglietto verde veniva scambiato contro 172 bolivar, mentre oggi il cambio è a pochi centesimi da 200, -16% in un bimestre. Il Simadi avrebbe dovuto scalfire il mercato nero, mettendo a disposizione dei venezuelani un cambio di mercato. Tuttavia, sulla piattaforma pubblica si scambiano quotidianamente appena 3 milioni di dollari, nulla per un’economia affamata di valuta straniera e che accumula di giorno in giorno debiti con l’estero, a causa dell’impossibilità per gli importatori di pagare prontamente i fornitori stranieri, circolando pochi dollari. Ciò ha portato a una grave carenza diffusa di offerta nel paese, stimata intorno ai 2 terzi dei beni primari, con la conseguenza che l’inflazione, già al 68,5% nel dicembre scorso, oggi sarebbe ancora più elevata, nonostante il controllo amministrativo dei prezzi deciso dal governo un anno e mezzo fa. La Banca Centrale del Venezuela non diffonde alcun dato macroeconomico dalla fine del 2014, segno tangibile dell’imbarazzo delle istituzioni nel divulgare le cifre del disastro economico e finanziario di Caracas.   APPROFONDISCI – Venezuela, Datanalisis: inflazione al 140% e scarsità dei beni sale verso il 65%

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Argomenti: Altre economie, crisi bolivar