Venezuela, i prezzi alimentari raddoppiano e i dollari si sono più che dimezzati

Il Venezuela assiste a un'accelerazione dell'inflazione, mentre la scarsità di dollari si fa sempre più drammatica, rendendo impossibili le importazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela assiste a un'accelerazione dell'inflazione, mentre la scarsità di dollari si fa sempre più drammatica, rendendo impossibili le importazioni.

La crisi economica e finanziaria nel Venezuela non sembra avere sosta. Il Centro di Documentazione e Analisi Sociale della Federazione degli insegnanti ha pubblicato un rapporto, secondo il quale una famiglia avrebbe avuto bisogno a febbraio di 33.759,96 bolivar per acquistare un paniere di base di beni primari, il 106,7% in più su base annua. Nel 2014, servivano ancora 17.425,35 bolivar.

Inflazione Venezuela accelera

In particolare, le spese relative alla salute sono cresciute del 12% in un mese e quelle per il cibo l’8,3%. Stando a queste stime, servirebbero oggi ben 6 salari minimi per acquistati 6 tipologie di beni primari. L’impennata dei prezzi è sensibile, così come le file davanti ai negozi e ai supermercati, i cui scaffali sono semi-vuoti, costringendo i venezuelani a recarsi più volte al giorno presso vari punti vendita per trovare il necessario.   APPROFONDISCI – Dramma Venezuela, col salario minimo non compri nemmeno il cibo  

Crisi bolivar il vero dramma

La drammatica crisi è provocata dalla carenza di dollari, come indicano gli stessi dati ufficiali. Nel primo trimestre del 2015, il Banco Centrale del Venezuela ha mediamente offerto ogni giorno 40 milioni di dollari per le importazioni pubbliche e private, il 57,8% in meno dello stesso periodo del 2014, quando erano stati offerti giornalmente 95 milioni in media. Il 70% di questi 40 milioni sono dedicati alle importazioni pubbliche, per cui i privati hanno a disposizione appena 12 milioni di dollari al giorno, l’82,8% in meno rispetto a un anno prima. Si calcola che con il nuovo cambio semi-libero, il Simadi, alle banche sono offerte ogni giorno mediamente tra 50 e 100 mila dollari, quando ne servirebbero almeno 25 milioni. In sostanza, non ci sono più dollari per importare beni e servizi dall’estero.   APPROFONDISCI – Venezuela, perché il nuovo cambio Simadi non scalfisce il mercato nero?   Ciò spiegherebbe per l’economista Pedro Palma, intervistato da Globovision, il fallimento del Simadi, nato appena 6 settimane fa, che in teoria avrebbe dovuto portare alla scomparsa o quanto meno al contenimento del mercato nero. Invece, la gestione totalmente nelle mani dello stato e il controllo del tasso di cambio, che sarebbe dovuto essere lasciato alle libere forze del mercato, non hanno consentito di ridurre le distorsioni sul mercato valutario. Ad oggi, infatti, se sul mercato nero un dollaro si scambia contro 250-280 bolivar, a seconda del giorno, sul Simadi si ha un cambio di 190 bolivar, sebbene nettamente più realistico del 6,3 ancora vigente con il tasso ufficiale e il 12 circa delle aste Sicad, con le quali vengono distribuiti dollari alle imprese importatrici. Gli analisti concordano che la crisi valutaria, alla base della più generale crisi dell’intera economia venezuelana, non sarà affrontata dal governo del presidente Nicolas Maduro nei prossimi mesi con le dovute misure, vuoi perché siamo in un anno elettorale (e la svalutazione del bolivar aggraverebbe nel breve termine la sofferenza delle famiglie), vuoi perché ad ottobre sono previsti pagamenti di bond in valuta estera, che sarebbero pressoché impossibili con una valuta nazionale svalutata del 97% rispetto al cambio attualmente in vigore ufficialmente.   APPROFONDISCI – Il Venezuela vende l’oro per pagare i debiti, il bolivar crolla a un nuovo cambio record  

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Argomenti: Altre economie, aste Sicad, crisi bolivar