Il Venezuela emette oggi la sua “criptomoneta” fake garantita dal petrolio

Il Venezuela lancia oggi la sua moneta digitale con l'obiettivo di disporre di dollari necessari per la sua sopravvivenza. I rischi per gli investitori appaiono altissimi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela lancia oggi la sua moneta digitale con l'obiettivo di disporre di dollari necessari per la sua sopravvivenza. I rischi per gli investitori appaiono altissimi.

Debutta oggi Petro, la “criptomoneta” del Venezuela garantita dai barili di petrolio. Caracas ne renderà disponibili in pre-vendita 82,4 milioni di unità sulle 100 milioni totali annunciate. Non è stato ancora reso noto il prezzo minimo di collocamento, ma si consideri che ciascuna unità di Petro risulta ufficialmente garantita da un barile di petrolio “o altre materie prime”. Ai prezzi attuali, quindi, arriverebbe ad essere venduta fin sopra i 60 dollari, ma i consiglieri esperti del governo, che stanno seguendo l’operazione, hanno suggerito un’emissione iniziale a sconto del 60%. Il responsabile della moneta digitale, Carlo Vargas, ha chiarito che in questa fase sarà possibile acquistare Petro con valuta pesante straniera e altre criptomonete, ma non in bolivar.

In effetti, l’emissione sta avvenendo a due mesi dalle elezioni presidenziali e in un clima di disperata ricerca di dollari per rendere possibili le importazioni di beni e servizi, non essendovene a sufficienza ormai da tempo. L’operazione punta a bypassare le sanzioni finanziarie imposte dagli USA, che impediscono a banche, società e individui americani di fornire dollari a entità venezuelane. Attraverso Petro, infatti, Caracas spera di essere in grado di far affluire dollari e altre valute pesanti nel paese andino, allentando la pressione fortissima sulle scarne riserve valutarie, ormai scese a poco più di 9 miliardi di dollari, di cui appena un paio di miliardi prontamente liquidi.

La criptomoneta del Venezuela non sarà un affare, ecco perché Petro è rischiosa

Non essendo possibile acquistare Petro in bolivar e non essendovi dollari sufficienti disponibili nel paese, la pre-vendita attuale mira ad attirare capitali esteri. Riuscirà nell’intento? Lo scopriremo nelle prossime ore, quando sapremo quante unità risulteranno vendute e a quale prezzo. Più questo sarà basso, rispetto ai 60 dollari di ogni barile di greggio predisposto per la copertura, più forte sarà il segnale che la moneta digitale non sarà stata in grado di profondere fiducia tra i potenziali investitori esteri.

I rischi di Petro

Proprio le elezioni rappresentano un limite alle valutazioni di Petro. Il presidente Nicolas Maduro gareggia sostanzialmente senza oppositori, ma se dovesse essere battuto o se nei prossimi mesi si arrivasse a un golpe militare, non sarebbe scontato il destino della criptomoneta. Le opposizioni hanno avvertito che la sua emissione starebbe avvenendo in contrasto con la legge nazionale sugli idrocarburi, la quale impedirebbe di utilizzare il greggio ancora nel sottosuolo per fornire garanzie. Il rischio, pertanto, per chi acquistasse oggi Petro sarebbe di ritrovarsi in futuro con una moneta in mano, che verrebbe dichiarata illegale, nel caso di un cambio di regime.

Il ministro degli Esteri, Jose Vielma Mora, ha dichiarato che un gruppo di società brasiliane avrebbe accettato sin da oggi di essere pagato in Petro per le importazioni di beni. Dal Brasile, tuttavia, non sono arrivati commenti a tali parole. E’ evidente, però, che nelle intenzioni del governo “chavista” vi sia la sostituzione per vie traverse del bolivar con un’altra moneta virtuale, che possa agevolmente essere convertita in valuta estera. Il bolivar scambia a quasi 235.000 contro un dollaro sul mercato nero, quasi 10 volte più debole del cambio ufficialmente fissato dal governo alle ultime aste per distribuire valuta americana alle società di importazione richiedenti.

Il Venezuela svaluta il cambio del 90%, ma non basta

A corto di dollari, il paese versa in default da novembre, avendo ad oggi accumulato pagamenti arretrati per oltre 1,7 miliardi di dollari, superando in molti casi il periodo di grazia previsto. Caracas ha formalmente iniziato a intavolare una trattativa con i creditori privati per la ristrutturazione di circa $64 miliardi di debito pubblico in forma di bond dalla fine del 2017, ma ad oggi non sono pervenute notizie concrete in tal senso. Per quest’anno sono attesi pagamenti di 10 miliardi per debito e cedole in scadenza, ma risulta pressoché impossibile pensare che senza un ri-afflusso di dollari, il governo sia in grado di affrontare tali oneri. Petro, se mai dovesse funzionare, servirebbe per avere qualche spicciolo in più per le importazioni, data la vera carestia alimentare in corso nel paese per carenza di offerta.

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti, Petrolio, quotazioni petrolio, valute emergenti

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