Venezuela, Datanalisis: inflazione al 140% e scarsità dei beni sale verso il 65%

Il Venezuela sembra essere sprofondato in una grave crisi, come dimostrano le stime di Datanalisis, un istituto di ricerca economico indipendente, già noto per le sue critiche verso l'operato del presidente Nicolas Maduro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela sembra essere sprofondato in una grave crisi, come dimostrano le stime di Datanalisis, un istituto di ricerca economico indipendente, già noto per le sue critiche verso l'operato del presidente Nicolas Maduro.

Sono dati pessimi, quelli emersi da una ricerca dell’istituto indipendente di ricerca economica Datanalisis e presentati dal direttore Luis Vicente Leon per il Venezuela. Il primo aspetto più agghiacciante riguarda la vita sempre più difficile per i consumatori, costretti a recarsi presso i negozi e i supermercati mediamente 4,1 volte alla settimana per trovare l’occorrente per fare la spesa. In tutto, secondo l’istituto, un venezuelano trascorre 20 ore al mese per fare acquisti, a causa delle lunghe file presso i punti vendita, a loro volta provocate dalla scarsità diffusa di beni. Sugli scaffali dei negozi, infatti, si stima che mancheranno mediamente quest’anno 57,4 beni su 100, il doppio di un anno fa, ma alla fine del 2015 si potrebbe salire a un tasso di carenza del 65%. Sono cifre drammatiche, che dimostrano ancora una volta l’emergenza della crisi economica del Venezuela, dove la banca centrale non diffonde più i dati sull’indice di scarsità dei beni dal gennaio dello scorso anno, quando era al 28%, così come non aggiorna quelli sull’inflazione dal dicembre scorso, quando su base annua i prezzi risultavano in crescita del 68,5%.   APPROFONDISCI – Venezuela, inflazione attesa al 200% con l’aggravarsi della scarsità di beni   

Incubo inflazione Venezuela

Quest’anno, stando a Datanalisis, l’inflazione dovrebbe attestarsi nel paese nel range 120-140%, ai livelli doppi rispetto a quelli del 2014, mentre le importazioni dovrebbero crollare del 40%. In base a questo scenario, il pil e i consumi dovrebbero entrambi diminuire del 4-5%. Il potere di acquisto delle famiglie risulta così diminuito del 18,8%. Altro aspetto non meno allarmante: quasi un lavoratore su 2 lavora in nero, esattamente il 41,2% contro il 58,8% che lavora in regola. La carenza diffusa di beni è determinata dall’assenza di dollari per importare prodotti e servizi dall’estero e dal controllo amministrativo dei prezzi, che disincentiva la produzione. La crisi si è aggravata con il tonfo delle quotazioni del petrolio, che qui rappresenta il  97% delle esportazioni e, quindi, dell’ingresso di dollari nel paese.   APPROFONDISCI – Venezuela, preoccupa l’assenza di dati ufficiali. A marzo l’inflazione sale al 100%  

Crisi bolivar e riserve Venezuela a picco

A differenza della Russia, che ha bilanciato il crollo delle quotazioni con l’indebolimento del rublo, il governo del presidente Nicolas Maduro si ostina a mantenere un cambio fisso irrealistico tra il bolivar e il dollaro a 6,3, quando sul mercato nero un biglietto verde si scambia con 275 bolivar. A marzo è stato creato un nuovo sistema di cambio marginale e più incline al libero mercato, per quanto controllato dal governo e limitato all’accesso. La piattaforma, denominata Simadi, vede il cambio a 199,45, sconfessando quello ufficiale. I dollari sono così scarsi che le riserve valutarie risultano scese sotto i 19 miliardi, nonostante i prestiti della Cina. Il solo debito di Caracas verso le società straniere, impossibilitate ultimamente a convertire i  loro ricavi prodotti nel paese in valuta straniera, ammonta a 23 miliardi. Per questo, si teme una potente crisi valutaria, anche se nei fatti ad oggi  essa grava già sulla pelle di 30 milioni di venezuelani, le cui condizioni di vita si fanno ogni giorno più dure tra prezzi fuori controllo e prodotti che non si trovano.   APPROFONDISCI – Il Venezuela vende l’oro, le riserve valutarie sono ai minimi, ma i bond corrono

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Argomenti: Altre economie